Category

Travels

“se amate farvi delle belle nuotate al tramonto e adorate stendervi sulla sabbia cocente, prendete un biglietto per le Seychelles. prenotate una stanza alle Eolie soltanto se da bambini avete provato vertigine stringendo in mando un dinosauro e se avete sentito un terrore misto a piacere nel perdervi in un bosco. correte alle Eolie se non avete paura quando appoggiate l’orecchio contro un petto al cui interno batte un cuore. perchè questo è ciò che fa un vulcano per tutta la notte, pulsa e respira.”

Le Eolie sono talmente belle che ti spezzano il cuore. Potrebbe sembrare una frase ad effetto, perchè ok, io amo i superlativi e lo sanno tutti, ma non lo è: questa è la verità, pura e semplice. Ti spezzano il cuore perchè quando le lasci indietro, in quel viaggio interminabile che fai per raggiungerle, senti un piccolo dolorino nel petto, proprio lì nel cuore, ti si chiude lo stomaco e sogni di riempirti di nuovo gli occhi di mare blu e muri di luce accecante.

Prima di partire mi ero preparata. Ho raccolto le informazioni essenziali, ho letto la guida delle guide, mi sono ubriacata di post su instagram su Salina, mi sono fatta la lista degli imperdibili. Tutti sembravano così innamorati delle Eolie, e io non riuscivo a capire il perché. Precisazione dovuta: io non sono mai stata un tipo da mare. Tutte le cose che del mare dovrebbero rilassarti, a me inspiegabilmente hanno sempre alzato l’irritabilità a livelli intollerabili. Il mare, la salsedine, il sole, la conquista del posto in spiaggia, le ore passate sotto il sole – ore perse a fare assolutamente nulla – il ritorno a casa se possibile ancora più stanchi di prima sotto il caldo e l’umido della sera. Ecco, io al mare ho sempre preferito la montagna.

Ma le Eolie non sono un posto di mare. Oh no. Le Eolie sono tutt’altro. Infatti, non andate alle Eolie se volete fare una vacanza tranquilla. Non andate alle Eolie se amate stendervi per ore al sole sulla sabbia cocente. Non andate alle Eolie se cercate spiagge attrezzate, animatori simpatici, aperitivi al bar della spiaggia. Non andate alle Eolie se non avete paura del mare di notte che avanza, spinge e minaccia i porticcioli. Non andate alle Eolie se non avete paura di essere circondati da vulcani che pulsano giorno e notte, da innumerevoli notti e giorni. Non andate alle Eolie se non avete paura di essere sperduti nel Mediterraneo, persi in un mare blu profondo.

Alle Eolie ci si (ri)trova. Riemergono le paure più profonde, e tu devi essere pronto ad accoglierle. La paura del mare incontrollabile, la paura della notte profonda, la paura del vulcano che dorme, la paura del vulcano che pulsa, la paura dei tuoni sul mare. La paura di rimanere soli, isolati.

Le Eolie sono un viaggio interiore.

All’arrivo, la prima cosa che colpisce è il mare. Il blu intenso del mare delle Eolie, il blu profondo, denso, pastoso. Sull’aliscafo che collega Milazzo a tutte e 7 le isole Lipari si hanno i primi assaggi dei colori, degli odori, delle atmosfere. Per arrivare a Salina, l’aliscafo attracca a Vulcano, dove la terra gialla emanata folate di zolfo che entrano a bordo non appena si aprono i portoni. Lipari è grande, estesa, verde. Panarea è profumata e bianca, come le case che puntinano la costa.

*Salina

Infine, Salina: verde, aperta, luminosa.

La strada da Santa Marina Salina a Malfa è profumata di sale, capperi, fichi d’india. Oh, i fichi d’india. Fichi d’india sulle case, sulle pendici dei vulcani dormienti, nelle viuzze, a bordo delle scogliere, fichi d’india a perdita d’occhio. Piante di capperi tra le crepe delle case, negli sterrati del paese, tra i massi al porticciolo, sotto il balcone di casa.

La casa era perfetta, due stanze minuscole con un balconcino che apriva gli occhi sul porticciolo di Malfa. Due metri di balconcino da cui osservavi il mondo di Salina: i gommoni che andavano e venivano, le barche che partivano alle 11 di sera e tornavano la mattina presto, la nave cisterna che attraccava di notte e se ne andava al mattino dopo, il mare che picchiava le scogliere, la luna che illuminava a giorno. Stromboli, Panarea a vista d’occhio. Il mio angolo di paradiso. Addormentarsi con le onde e il temporale, svegliarsi con la luce accecante del mattino sul mare.

La strada per salire al paese dal porticciolo, sotto il sole cocente, tra i fiori di capperi e more di gelso, bougainville a non finire.

Il cornetto alla ricotta del bar Malvasia, la caponata di Cucunci, l’aperitivo silenzioso a bordo dell’infinity pool all’Hotel Ravesi (e la pasta alla norma e le salse eoliane, e le verdurine della mamma Ravesi). La focaccia alta del forno di Malfa.

La spiaggia allo Scario incastonata tra le scogliere come un vero gioiello, il baretto e il panino con le alici, pomodoro e basilico alle 2 del pomeriggio, l’acqua fredda, i sassi duri e scivolosi, la paura dei ricci di mare. A giugno, 10 persone in tutto, il silenzio del mare, i ragazzi che si buttano dalle scogliere.

La passeggiata in via Risorgimento a Santa Marina Salina, i negozi di ceramiche meravigliose, le rosticcerie, i gatti selvatici.

Il bagno al porticciolo di Malfa, con le acque più cristalline dell’isola.

Pollara. Che dopo Malfa, in un susseguirsi di tornanti in mezzo ai fichi d’india, arrivi alla curva dove incontri il sole e questa deve essere la vera definizione di perfezione. Un promontorio che si affaccia a picco sul mare dove ti colpisce nello stomaco il vero senso della vita, ovvero essere qui, ora in questo momento e non pensare a nient’altro se non alla gratitudine di questo presente. Con i suoi momenti bui, le persone che non ci sono più e che mancano, le cose da migliorare e da risolvere. Tutto questo, qui e ora.

Pollara è una pietra preziosa che ti porta fuori dal tempo, un paese disteso su una piana che finisce sul mare, abbracciato dal vulcano spento e bruciato dal sole. Quattro isole in un occhio, Panarea e Stromboli da una parte, Filicudi e Alicudi dall’altra. In mezzo, il sole al tramonto. Questa bellezza commuove.

La locanda del postino. Il posto del cuore. I gamberi rossi crudi, il risotto d’estate, la tartare di ricciola, gli occhi sul tramonto di Pollara, il giovane figlio del proprietario da cui capisci tutta la passione per questa terra, questo sole, questo mare. Il cannolo di ricotta con i capperi canditi è per me il sapore di questo viaggio. Non vedo l’ora di tornare da voi.

L’aperitivo sul nostro balconcino al porticciolo, con la focaccia alta e il vino bianco ghiacciato. I piedi al vento e gli occhi nel mare. Il sole caldo che svanisce.

*Stromboli

Sono partita convinta e determinata: trovare la montagna anche al mare. E così è stato.

Scalare lo Stromboli è un’esperienza di vita. E’ fondamentale non arrivare impreparati, ma a tutto c’è rimedio (i tecnicismi più avanti, nella guida seria). Salire su un vulcano non è cosa da tutti i giorni. Lo scrutavo da lontano i giorni precedenti, borbottando tra me e me cose del tipo “venerdì sarai mio”, “non l’avrai vinta”, “inutile che mi guardi così”, giusto per alleviare la tensione che giunti a venerdì mattina mi aveva provocato veri e propri attimi di terrore. E se decide di eruttare quando ci sono su io? E se decide di eruttare mentre ci dormo sotto? E se sul crostone cado nel cratere? E se…? E se…niente. A un certo punto, l’ho fatto e basta, ho deciso di non ascoltarmi e sono andata.

L’esperienza è stata fantastica. Eravamo un gruppo relativamente piccolo (11 persone), la guida è stata bravissima (la guida alpina Alex), e a parte il serio attacco di panico che mi è venuto quasi raggiunta la cima (dovuto a cause concatenanti tra cui: il terrore della discesa, la nebbia salata che mi accecava, lo zolfo che penetrava nella gola e rendeva impossibile respirare, la salita a tentoni sulla sabbia con il vuoto a destra e il vuoto a sinistra), è andato tutto bene. L’emozione provata una volta raggiunto il cratere principale, sotto la luna, in silenzio religioso ad aspettare un segno dal vulcano, il segno di vita per cui avevo sputato entrambi i polmoni durante la salita è indescrivibile. Il momento inaspettato in cui l’esplosione di lava si è manifestata davanti agli occhi è addirittura irriproducibile nella mia mente. Era tutto pura emozione. L’impressione di essere davanti a qualcosa di incontrollabile, ingestibile. Il lampo rosso di lava mi è rimasto negli occhi, e lo rivedo ogni volta che li socchiudo.

La scalata allo Stromboli mi ha insegnato che seriamente, realmente, davvero, siamo poco più che un granello di sabbia. Siamo noi, con tutta la nostra vita, in un piccolo granello di sabbia vulcanica.

Stromboli è magica. La sua luce è dorata, proprio come quella che vedi salendo lo Stromboli: dorata, ramata, riflessi bronzei. La sabbia nera, Iddu e la sua presenza costante, pulsante, prepotente. Un vulcano vivo in mezzo al mare, ma ci pensate?

Stromboli mi è rimasta negli occhi. L’anello che ho preso a Salina, da Le Signorine, lo indosso tutti i giorni. Ha attaccato un fulmine e una nuvola. La nuvola è blu e leggera come Salina. Il fulmine è giallo, prepotente, impetuoso, come Stromboli.

*Filicudi

Volevo visitare almeno una delle isole più selvagge delle Eolie, e ho scelto Filicudi.

Filicudi è strana. Come la sua forma, quella che ricorda un grande lumacone in mezzo al mare. Un lumacone piantato lì, in mezzo al Mediterraneo. Quando arrivi a Filicudi, non c’è praticamente nulla. Il porto, un ristorante sul mare, due negozietti modesti, il centro della piazza fatta da un pezzo di marmo, la spiaggia, lunga, infinita di Filicudi. Per andare a Pecorini a Mare, dalla parte opposta dell’isola, ci siamo incamminati sotto il sole cocente delle 11.30. Ai bordi della strada, infiniti fichi d’india e fiori di cappero. oltre questo, il mare. Mare, mare e ancora mare. A Filicudi, ovunque ti giri, c’è il mare. Lo ritrovi sempre. Filicudi ha un’unica strada carrozzabile che collega i punti principali dell’isola (il porto e le varie contrade), ma è pervasa da mulattiere che toccano tutte le case, tutte le vie. Per raggiungere Pecorini dovete dovete dovete prendere la mulattiera: sarà fatica, soprattutto se lo farete sotto il sole di mezzogiorno, ma che vista…

Filicudi è il mare vellutato che ti circonda, il verde dei fichi d’india, il profumo della terra calda. La preistoria dell’isola. Le antiche popolazioni che ci hanno vissuto. Il fritto di mare da Le sirene davanti alle onde alte. Il tassista che ti riporta al porto e ti spiega che d’inverno, qui, ci stanno 5 persone in tutto, tutti pescatori. Gli altri, se ne vanno a Messina. Io, che mi immagino quanto deve essere bello uscire in mare con quei 5 pescatori, tutto l’inverno.


Non andate alle Eolie se non avete paura, perchè non è un posto per coraggiosi.
E’ un posto per gente che il coraggio lo deve trovare, riconoscere le paure e superarle.

Andate alle Eolie, prendete le vostre paure tra le mani e fateci i conti. Fate più viaggi alle Isole per poter superare queste paure. Io, questa volta, le ho solo riconosciute.

Il prossimo viaggio, sarà da sola.


LA PROPERLY GUIDA SERIA

Prima di partire:

  • Francesco Longo, Il mare di pietra. Eolie, o i sette luoghi dello spirito

*Salina

Salina è stato il nostro campo base. Siamo stati per una settimana in una casa deliziosa sul porticciolo di Malfa, trovata su AirBnb. Il proprietario Antonino è gentilissimo e pieno di consigli.
Noi siamo arrivati a Salina partendo da Bergamo (Orio al Serio) fino a Catania, da Catania a Milazzo in autobus (qui), da Milazzo a Salina con l’aliscafo (qui). A Salina abbiamo noleggiato una macchina (qui o qui).

Mangiare
– 
U Cucunciu, caponata, crudo di mare, pizza(Malfa)
– Hotel Ravesi, l’aperitivo vista mare e cocktail innovativi (Malfa)
– Bar Malvasia, i cornetti alla ricotta (Malfa)
– Locanda del Postino, posto magico e pesce spaziale (Pollara)
– Pa.Pe.Ro. per la miglior granita dell’isola (Rinella)

Vedere
Spiaggia Scario (Malfa)
– Lingua: caratteristico il lago salato, il faro dell’isola, mare bellissimo anche sul porto. Evitate Da Alfredo, preferite Il Gambero.
– Il promontorio di Pollara. vedi sopra.
– La spiaggia di Pollara. Non ci siamo stati, ma dicono che sia un luogo magico imperdibile. Next time.

Shopping
– Le Signorine a Santa Marina Salina
– Tacchi dadi e datteri (Santa Marina Salina) vestiti handmade da una bresciana col cuore a Salina 6 mesi l’anno.

*Stromboli

Siamo stati a Stromboli per 24h, principalmente dedicate alla scalata allo Stromboli. L’isola è davvero piccola, visitabile facilmente in un giorno. S. Vincenzo è un paesino silenzio e caratteristico alle pendici del vulcano. L’atmosfera è surreale.

Mangiare
I Gechi (S. Vincenzo)

Vedere
Beh, lo Stromboli.
[Piccola nota di servizio: io fino all’ultimo non riuscivo a capire il livello di difficoltà della scalata o il tipo di allenamento richiesto. Ora ve lo spiego: difficile per chi non è abituato all’attività intensa o per chi non va mai in montagna, di media difficoltà per chi è abituato ad andare in montagna, semplice per i veri pro dell’hiking. Portate con voi i vostri scarponi da montagna, cappello, molta acqua, un pile, una giaccavento, lo zaino. Sono vietate le lenti a contatto. La scalata allo Stromboli è vietata in assenza di una guida alpina certificata. Sono poco più di 900 metri di dislivello, 3 ore abbondanti a salire, 2 ore a scendere. Si sale circa alle 5 del pomeriggio e, per i più fortunati, la vista delle esplosioni è al tramonto. ]

Noi siamo saliti con Il Vulcano a Piedi e ci siamo trovati benissimo. Con loro è possibile anche prenotare una stanza per la notte, essendo la scalata prevista per le 5 del pomeriggio. Con il pacchetto escursione + camera sono includi due oggetti a noleggio (noi abbiamo scelto i bastoni e la torcia con il casco, che sono obbligatori). La nostra guida, Alex, trentenne di Sappada, è stata eccezionale: passo lento con poche soste, costante monitoraggio del gruppo, è stato comprensivo e veramente d’aiuto nei momenti di panico. Qui potete trovare il suo sito personale.

*Filicudi

Mangiare
– Le Sirene

Vedere
– Pecorini a Mare
– Giro delle mulattiere
– i villaggi preistorici

Per seguire le story su instagram @scomesofia #undertheaeoliansun

Tre cose ho notato subito di Copenhagen.

  1. il silenzio. appena arrivati in centro, erano le 11 del mattino di giovedì, e non si sentivano che i gabbiani in lontananza, il rumore dei semafori pedonali, le ruote delle biciclette. pochissime macchine, voci sommesse.
  2. l’aria. leggera, vibrante, tagliente, certamente fredda (volava il nevischio).
  3. la luce. luminosa e scintillante, accarezzava le case, gli alberi.

E alla fine Copenhagen è stata proprio così: leggera, luminosa e silenziosa. Perfetta in alcune delle sue (poche) contraddizioni, gentile, aperta, nuova, fresca.
Partendo, mi aspettavo una serie di cose, generalmente una lista di stereotipi sulla cultura nordica che segretamente non vedevo l’ora di vedere concretizzati. In poche parole, avevo voglia di hygge, di cinnamon pastries, cieli azzurri e muri chiarissimi e coloratissimi, lunghi cappuccini, negozi di design e cibo new nordic. Ammetto, non senza un briciolo di vergogna, di aver pianificato questo viaggio interamente attorno al cibo: nella mia mappa di google ho appuntato cafe, ristorantini, bistrot, e chi più ne ha più ne metta, nella terribile paura di non riuscire ad assaggiare tutto, di non provare tutto almeno una volta. [Questa è un po’ l’ansia che mi viene ad ogni viaggio: il timore di non sfruttare l’esperienza, di non viverla appieno, di non trarne il massimo (che è un po’ l’ansia della mia vita in generale, ma va bene).]

Quindi, siamo partiti pimpanti con il volo al mattino presto, mentre nella mia mente immagini di casette colorate e dolcetti danesi si alternavano con Bon Iver in sottofondo.
Che dire, un po’ è stato così, alla fine. Un po’ quella Danimarca immaginata l’ho ritrovata, in alcuni angoli della città in alcuni visi delle persone, e mi è anche piaciuta. Ma la cosa più bella è stata capire che l’anima di Copenhagen va ben oltre la statua della Sirenetta (che, peraltro, non ho visto), o le casette colorate o i negozi di design.

Copenhagen è una città da vivere, giorno per giorno, svegliarsi con lei, uscirci a colazione, a pranzo, a cena, per un giro nel parco, in bicicletta, in tutte le stagioni, con l’aria leggera e il sole estivo o, come noi, con il vento gelido e la neve silenziosa. E’ una scoperta lenta, delicata, che richiede pazienza e fiducia. E’ una città in cui ritorni perchè hai sempre la sensazione di aver dimenticato qualcosa.

Questo è uno dei motivi per cui questa non è una vera e proprio guida di Copenhagen. Perlomeno, non nel senso più tradizionale del termine: ci saranno comunque posti e cose che abbiamo visto e che ci sono piaciuti particolarmente, ma non sarà così meticolosa e particolareggiata come si suppone debba essere.
Copenhagen mi ha incoraggiata a riprendere in mano la macchina fotografica (è come se avessi ritrovato una vecchia amica, dopo tanto tempo), perchè le sue forme, le sue ombre, le sue luci creano vere e proprie magie. A parlare saranno le fotografie che ho fatto – dopo tanto tempo ho ripreso in mano la macchina fotografica (in realtà, è stata una scusa per provare la nuova Fuji cuoricuori) – e con loro propongo un nuovo viaggio, una nuova esplorazione, come quando ti guardi all specchio di sfuggita, e ti sembra quasi di notare altre espressioni, altri segni sul volto.

Pronti, via.

° Botanisk Have: un’oasi di luce nel centro di Copenhagen.

Copenhagen è una città che si rivela camminando per le strade, parlando con signori anziani alla fermata dell’autobus, entrando nei negozi, nei bistrot. per questo, noi abbiamo scelto di evitare (quasi totalmente) i musei, preferendo scoprire la città per quartieri e per zone. Mi sono innamorata degli edifici, dell’architettura, dei canali, dei suoi colori.

°Nyhavn: il cliché dei cliché a Copenhagen, la celeberrima via dei canali con le case colorate e le barche al molo. spettacolare, ma forse un po’ rovinata dalla folla e dalla calca dei turisti: senza alcun dubbio è la via più affollata della città. per questo consiglio di arrivarci dalla parte di Christianshavn, costeggiando altri canali non meno affascinanti e caratteristici, percorrerete un ponte che vi collegherà a Nyhavn con vista sull’Opera di Copenhagen.

[appena fuori da Indre By – il centro di Copenhagen – sorge la nuova Axel Tower: architettura dal sapore antico, quasi post-bellico americano, ma uno spettacolo di linee e di forme. al tramonto, si tinge di oro rosa.]

°Nørrebro: zona multietnica, creativa e giovane. consiglio un percorso a piedi che tocca Assistens, il cimitero della capitale danese – non particolarmente affascinante ma particolare nel suo genere -, i murales più belli della città, il parco per bambini Bananna (nato da un’ex-raffineria). Allontanatevi un’oretta da Nørrebro per vedere la chiesa di Grundtvig, tipicamente nordica ed estremamente affascinante (purtroppo non siamo riusciti a visitare l’interno, che a quanto pare è spettacolare – cerimonia in corso!). A Nørrebro straconsiglio Mirabelle, a quanto pare fanno i migliori kanelbullar di Copenhagen e posso confermare. Must see: la Maersk Tower, sede nuova dell’università. un gioiellino architettonico.

MA ANCHE:

°Christiania: quartiere parzialmente autogovernato di Copenhagen, decisamente caratteristico. fondato negli anni settanta, è abitato da una comunità che si autogoverna quasi totalmente (c’è una scuola, un asilo, un piccolo ospedale, negozi…). curiosa la via con il mercatino di droghe leggere – le droghe pesanti non sono tollerate. è assolutamente vietato fare fotografie all’interno.

°Slotsholmen: un’isolotto che definisce il centro storico e reale di Copenhagen, su cui sorge la Biblioteca Reale (Black Diamond), il Palazzo di Christianborg (sede del Parlamento danese e parzialmente utilizzato dalla famiglia reale).

°Louisiana Museum: l’unico museo che abbiamo visitato, e ne vale la pena. è appena fuori Copenhagen (una mezz’oretta di treno) in un tranquillo quartiere residenziale. l’entrata del museo stesso sembra effettivamente quella di una casa qualsiasi, con muri bianchissimi ricoperti d’edera. classici dell’arte contemporanea si alternano a mostre temporanee all’interno e all’esterno del museo , direttamente sulla costa orientale della Danimarca, dalla quale riuscite a vedere la Svezia. potete passeggiare vicino alla spiaggia o nel giardino, che propone un itinerario specifico con sculture  e il rumore del mare in sottofondo. fino a maggio c’è Gleaming Lights, l’installazione di Yayoi Kusama più instagrammabile del mondo. un’esperienza magica.

 

I CONSIGLI PROPERLY

*le colazioni

quanto ci sanno fare i danesi con le colazioni. io, che sono sempre stata e sempre sarò un tipo da pastasciutta a mezzogiorno, non vedevo l’ora di svegliarmi e di fare colazione. solo quello, colazione tutta la giornata. i croissant sono i più buoni mai assaggiati dopo Parigi (e in alcuni casi, anche meglio). il cappuccino… ok, quello è un aspetto decisamente da migliorare, ma felicemente sopperito da tutto il resto.
Le colazioni che suggerisco sono:
– quella tradizionale, all’italiana per intenderci, nel nuovo posto hipsterissimo Statement Coffee. Croissant da capogiro e dolci alla cannella che wow.


– quella strong, a metà strada tra una colazione e un brunch, per quanto mi riguarda nettamente verso il brunch, da Ipsen&Co. Se ordinate la Ipsen breakfast, vi arriverà un piatto direttamente dalle cucine del paradiso: pane e burro, formaggio, croissant, uovo, skyr al frutto della passione e granola. vabè ho detto tutto.

 

*i pranzi al volo

a Copenhagen regna lo street food, letteralmente. dopo essere quasi morta dentro quando ho scoperto la chiusura del Copenhagen Street Food, ho rimediato subito con il Torvehallerne, un mercato chiuso a Nørreport con decine di chioschetti che vendono pesce, carne, formaggi, ma anche i tipicissimi smørrebrød. Noi li abbiamo provati solo il primo giorno proprio a Torvehallerne, perchè sfortunatamente Aamans (la mecca degli smørrebrød) era pienissimo al sabato.

per gli hot dog gourmet, provare Døp, chiosco che si sposta di tanto in tanto, ma che al momento è sotto la Rundetårn. Fantastici.

*merende

non rinunciate alla merenda delle 5 del pomeriggio. il primo giorno nevicava molto, il freddo era quasi insopportabile, e ci siamo rifugiati da Smushi Café. locale bellissimo e curatissimo, torte spaziali. unica pecca, il servizio molto lento (ma così in quasi tutta Copenhagen).

Di questo viaggio emozionante serbo il ricordo della luce, della leggerezza dell’aria e la consapevolezza che viaggiare è bello da morire.

Informazioni tecniche:
per organizzare il viaggio abbiamo usato la guida Lonely Planet di Copenaghen e gli indispensabili consigli di Nonsolofood. Abbiamo volato con EasyJet e abbiamo alloggiato al Copenhagen Mercur Hotel , camere comodissime e posizione super.

 

Quando ho deciso di iniziare a scrivere questa mini-guida sull’Alto Adige, mi sono chiesta: cosa dire sulle Dolomiti che non sia già stato detto? Come descrivere i paesaggi mozzafiato, le cime innevate, i prati verdi e profumati, la cucina genuina di una terra che è impossibile non amare?

Questa è una piccola guida scritta a cuore aperto, il risultato di estati, inverni e, ultimamente, autunni e primavere passati a rincorrere queste montagne, che hanno e avranno sempre il magico potere di sconfiggere la mia pigrizia (che assicuro essere ben radicata) e costringermi a mettere scarponi, strati e strati di maglioni e giacconi, prendere zaino e bastoni e iniziare la salita. Difficile è per me anche solo immaginare di poter descrivere il rapporto così intenso, complesso ed emozionante che ho con queste cime, con questi prati, con quest’aria pura. La verità è che la montagna – e, in questo particolare caso, l’Alto Adige – non può essere descritta o raccontata. Per essere compresa ed assaporata, ha bisogno di essere vissuta profondamente.

* i profumi. perché sono la prima cosa a dirmi” sei arrivata”. il profumo dell’erba fresca, dell’erba tagliata, il fieno che mi ricorda i formaggi e persino l’odore acre delle stalle. quando fuori dal finestrino l’aria inizia a sapere di speck, significa che ci sei. la leggerezza dell’aria altoatesina ti farà sentire come se avessi riacquisito la capacità di respirare. è come respirare per la prima volta nella tua vita.

* i silenzi. mentre in pianura sono un animale da letargo 24/7, in montagna cambio totalmente attitudine, e quando durante una lunga camminata ti fermi per un attimo a riposare, ecco il silenzio, un silenzio che non avevi mai sentito prima, quei silenzi che credo tu possa sentire solo in alta montagna, o nella solitudine dei deserti. questo silenzio ti risuona nei timpani e ti avvolge completamente. in quel momento ci sei tu, il tuo respiro, il cinguettio degli uccelli, i rumori del sottobosco e le foglie mosse dal vento. nulla è comparabile.

* i colori, i paesaggi. il verde accecante dei prati a luglio. il giallo, l’arancione, il rosso delle foglie autunnali. il cielo blu – tutto l’anno. la luce scintillante delle 4 del mattino attraverso la nebbia, il chiarore che sta per arrivare. l’arnica gialla, la genziana blu, la veronica viola. quest’anno, a maggio, i prati della val fiscalina erano pieni di zafferano alpino, il primo fiore a nascere dopo la gelata. cosa dire poi dei paesaggi. forse è proprio questo il motivo per cui amo incondizionatamente le dolomiti: il senso di dispersione e di impotenza davanti alle catene, alle cime, ai ghiacciai. i vostri occhi e la vostra anima ve ne saranno grati.

* i sapori. sulla cucina altoatesina c’è poco da dire, e moltissimo da assaggiare. sulle dolomiti regnano prodotti semplici ma d’eccellenza: il latte, burro i formaggi sono da capogiro, lo speck così dolce e tenero da sciogliersi in bocca, il pane croccante (di segale, al sesamo, nero, multicereale, ai semi di girasole, di lino, ce n’è per tutti i gusti). lo yogurt servito con i frutti di bosco o i lamponi caldi. lo strudel con la panna, la torta di grano saraceno, la linzertorte, i piatti enormi di kaiserschmarrn. una precisazione personale: camminare per tre ore, arrivare al rifugio, gustarsi il panino ai semi con speck e formaggio di malga è nella top 5 dei momenti più felici della mia vita. non aggiungo altro.

* le persone. gli altoatesini sono difficili. lo ammetto. ma hanno un’innata attitudine all’ospitalità che, combinata a un eccellente senso per gli affari, rende il soggiorno un’esperienza indimenticabile. Ovunque tu vada, che sia un lussuoso hotel con spa, un maso in fondovalle o un garnì in centro al paese, le stanze sono sempre impeccabili, pulite e ben arredate. quasi sempre, se siete ospiti del maso o dell’appartamento avrete la colazione depositata davanti alla porta della stanza con prodotti km 0, dove per km zero intendo provenienti direttamente dal maso stesso.

Da quando ho iniziato ad andare in Alto Adige – e l’ho visitato in lungo e in largo – posso assicurare che nessun paese, nessun maso, nessuna valle mi ha mai delusa. In assoluto, le mie preferite rimangono la Val Gardena (le Dolomiti della mia infanzia), l’Alta Val Venosta, la Val di Funes e l’Alta Pusteria.
Qui, ho deciso di dedicare all’Alta Pusteria una mini-guida, per non perdersi nemmeno una briciola di tutta la bellezza che questa valle ha da offrire.

COSA VEDERE
Iniziamo col dire che non c’è nulla in Alta Pusteria che non valga la pena vedere. Dalle valli adiacenti più piccole e i loro laghi da sogno, ai rifugi e le malghe in alta quota che offrono viste indimenticabili su alcune delle cime più belle dell’Alto Adige.

  • Lago di Braies. Una delle meraviglie dolomitiche dell’Alta Pusteria, la perla dei laghi alpini, un occhio turchese e smeraldo su cui si riflette la Croda del Becco, creando un panorama mozzafiato. Ricordo di aver riprodotto i colori da favola del lago in un disegno fatto in quarta elementare, in cui veniva chiesto di disegnare le proprie vacanze estive: in quel disegno credo di aver messo tutto le tonalità di verde e di azzurro in mio possesso, tanto ero rimasta ammaliata dai colori e dalle sfumature del lago (solo il lago di Carezza è equiparabile per bellezza). Il lago è circondato da un sentiero, che permette a chiunque di ammirarne i colori da tutte le angolazioni. Consiglio vivamente di evitare di visitare il lago il fine settimana: l’esperienza viene vissuta al meglio con poche persone, per poter ascoltare il silenzio del lago e il rumore delle cascate in primavera.
  • Lago di Landro. a pochi chilometri da Dobbiaco, verso il bivio che vi porta a Cortina e al Lago di Misurina, un piccolo gioiello sul quale si riflette il Cristallo. Non ha la maestosità del lago di Braies, ma il Cristallo innevato che si staglia in lontananza è da non perdere.
  • Le Tre Cime. Ok, queste si presentano da sole. Dico solo che dovete dovete dovete vedere le Tre Cime di Lavaredo: potete farlo in macchina, percorrendo la strada a pedaggio che sale da Misurina, o a piedi (consigliato solo a chi ha un buon passo), partendo dalla Val Fiscalina, o da Auronzo di Cadore o, in alternativa, da Campo di Dentro attraverso i Tre Scarperi.
  • Alpe di Nemes, Malga di Nemes. Percorrendo un facile sentiero (partenza Passo Monte Croce, seguendo il sentiero 131) in mezzo a foreste di larici, si attraversano torbiere e torrenti fino ad arrivare all’Alpe di Nemes, dove troverete la malga con uno degli strudel più buoni dell’Alto Adige (aperta in estate e in inverno/tarda primavera). Ma ciò che veramente vi sorprenderà, sarà la vista che vi troverete davanti: la spettacolare imponenza delle Dolomiti di Sesto, che siano spoglie in estate o innevate in inverno fino a giugno, vi lascerà a bocca aperta.
  • Val Fiscalina. La Val Fiscalina è magia pura. Partendo dal parcheggio dei Bagni di Moso (a Moso, frazione di Sesto), vi aspetterà una passeggiata rilassante, adatta a chiunque, dentro a boschi di larici, casette di legno, cieli azzurri e prati fioriti, fino al rifugio Fondovalle, sempre accompagnati dalle pareti rocciose delle Dolomiti di Sesto. La bellezza della Val Fiscalina non si limita mai ad una sola stagione: in estate e in primavera i prati diventano un tappeto fiorito, in autunno i larici arancioni si stagliano sul cielo blu intenso, mentre in inverno il manto nevoso rappresenta una meta privilegiata per ciaspolatori.

DOVE ALLOGGIARE
Come ho già anticipato, in Alto Adige l’accoglienza, e la pulizia sono sempre impeccabili, poco importa il livello o la tipologia della struttura scelti. Per gusto ed esperienza personale, ho sempre alloggiato in appartamenti – quasi sempre fuori dai paesi e in alto rispetto al centro abitato – ed è una scelta che consiglio vivamente: non si hanno limitazioni di orari, e si può assaporare appieno l’esperienza altoatesina. Negli anni che ho passato in Alto Adige, ho incontrato famiglie appassionate ed estremamente accoglienti, dedite al loro lavoro nel maso e al rispetto per la natura e i suoi cicli. In Alta Pusteria, ai “grandi” centri come San Candido e Dobbiaco preferisco la tranquillità e semplicità di Sesto, in particolare della piccola frazione di Moso, dalla quale si possono ammirare tutte le Dolomiti di Sesto e l’entrata della Val Fiscalina.

  • Schoenfeld Naturapartments: una delle migliori strutture in cui sia mai stata. Arredamento moderno ispirato alla natura, totalmente in legno e acciaio, curato nei minimi dettagli, si trova appena fuori Moso, ed è l’ultima abitazione prima della Val Fiscalina. Consigliato, consigliato, consigliato.
  • Egarterhof: piccolo maso sopra San Candido. Per raggiungerlo preparatevi a 4 km di tornanti, con qualche curva a strapiombo, ma fidatevi, ne vale la pena: dal balcone delle piccole stanze si ha una vista impagabile sulle dolomiti di Sesto e di San Candido. A maggio, le cime innevate e i cieli blu sono uno spettacolo. Se richiesto, la signora Charlotte vi porterà ogni mattina il latte, lo yogurt, il pane, il burro e la marmellata prodotti interamente da loro (e, se vorrete cucinare, avrete libero accesso a tutte le erbe del suo orto!).
  • Ranerhof – Agriturismo Biologico: per un altro soggiorno indimenticabile andate al Ranerhof, appena un bivio sotto l’Egarterhof. Questo agriturismo biologico produce tutte le materie prime che consuma e vende: latte, uova, burro, formaggi, sciroppi, marmellate, liquori, saponi e sali aromatici (troverete Markus con i suoi prodotti anche al mercato artigianale di San Candido). Anche qui, latte, burro, marmellata e pane non mancheranno mai fuori dalla vostra porta.

 

DOVE ACQUISTARE

  • Mondolatte – Latteria Drei Zinnen: una latteria appena fuori Dobbiaco in cui sfogare la vostra passione per latte e derivati. Tra burro, formaggi di tutti i tipi e una ricca selezione di salumi locali, non saprete più dove girare la testa. Consiglio vivamente il formaggio al vino, il caprino alle erbe e il burro di loro produzione.
  • Alpe Pragas: una vera e propria boutique di marmellate, sciroppi, frutta sciroppata e succhi di frutta, nascosta nella frazione di Braies di Fuori, sulla strada per il lago di Braies. Entrando, vi sentirete nel paradiso delle marmellate: ce ne sono di tutti i tipi, racchiuse in un packaging più che accattivante. Ma, per me, la vera delizia sono gli smoothies: provate quello ai frutti di bosco e alla pera e lampone, e non vorrete più bere altro!

 

DOVE MANGIARE
Premettiamo che una delle cose più belle e buone da fare in alta montagna è gustarsi un panino ai semi con speck morbido e formaggio di malga dopo una faticosa camminata, magari a riva di un torrente. Detto ciò, l’Alta Pusteria pullula di piccoli ristorantini e rifugi dove si mangia più che bene, benissimo! I miei preferiti sono:

  • Genziana, a San Silvestro di Dobbiaco. Arredamento delizioso, cibo fantastico. Consiglio il prosciutto d’oca affumicato, e le tagliatelle di grano saraceno.
  • Kinigerhof, agriturismo sopra Sesto. Nella piccola ed accogliente stube la specialità sono i tortelli fatti in casa, ripieni di erbe (crescione, aglio orsino…). Fantastico anche il gelato fatto da loro.
  • Seiterhof, agriturismo in una frazioncina di Dobbiaco (Gandelle). Qui ho mangiato la tagliata di manzo più buona della mia vita: la carne proviene dal loro allevamento, ed è cotta alla perfezione. In più, se prendete la tartare, vi verrà tagliata e condita al tavolo.

 

Quello che rimane da raccontare sull’Alto Adige e sulla Val Pusteria non può essere espresso a parole. L’unico modo per goderselo è viverlo.

La passeggiata a Prato Piazza

I cieli blu sopra Prato Piazza


Lago di Braies, primavera

Lago di Braies, autunno 

La passeggiata in Val Fiscalina

Lago di Anterselva

Salendo all’Alpe di Nemes

La vista dalla Malga di Nemes, primavera