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Tre cose ho notato subito di Copenhagen.

  1. il silenzio. appena arrivati in centro, erano le 11 del mattino di giovedì, e non si sentivano che i gabbiani in lontananza, il rumore dei semafori pedonali, le ruote delle biciclette. pochissime macchine, voci sommesse.
  2. l’aria. leggera, vibrante, tagliente, certamente fredda (volava il nevischio).
  3. la luce. luminosa e scintillante, accarezzava le case, gli alberi.

E alla fine Copenhagen è stata proprio così: leggera, luminosa e silenziosa. Perfetta in alcune delle sue (poche) contraddizioni, gentile, aperta, nuova, fresca.
Partendo, mi aspettavo una serie di cose, generalmente una lista di stereotipi sulla cultura nordica che segretamente non vedevo l’ora di vedere concretizzati. In poche parole, avevo voglia di hygge, di cinnamon pastries, cieli azzurri e muri chiarissimi e coloratissimi, lunghi cappuccini, negozi di design e cibo new nordic. Ammetto, non senza un briciolo di vergogna, di aver pianificato questo viaggio interamente attorno al cibo: nella mia mappa di google ho appuntato cafe, ristorantini, bistrot, e chi più ne ha più ne metta, nella terribile paura di non riuscire ad assaggiare tutto, di non provare tutto almeno una volta. [Questa è un po’ l’ansia che mi viene ad ogni viaggio: il timore di non sfruttare l’esperienza, di non viverla appieno, di non trarne il massimo (che è un po’ l’ansia della mia vita in generale, ma va bene).]

Quindi, siamo partiti pimpanti con il volo al mattino presto, mentre nella mia mente immagini di casette colorate e dolcetti danesi si alternavano con Bon Iver in sottofondo.
Che dire, un po’ è stato così, alla fine. Un po’ quella Danimarca immaginata l’ho ritrovata, in alcuni angoli della città in alcuni visi delle persone, e mi è anche piaciuta. Ma la cosa più bella è stata capire che l’anima di Copenhagen va ben oltre la statua della Sirenetta (che, peraltro, non ho visto), o le casette colorate o i negozi di design.

Copenhagen è una città da vivere, giorno per giorno, svegliarsi con lei, uscirci a colazione, a pranzo, a cena, per un giro nel parco, in bicicletta, in tutte le stagioni, con l’aria leggera e il sole estivo o, come noi, con il vento gelido e la neve silenziosa. E’ una scoperta lenta, delicata, che richiede pazienza e fiducia. E’ una città in cui ritorni perchè hai sempre la sensazione di aver dimenticato qualcosa.

Questo è uno dei motivi per cui questa non è una vera e proprio guida di Copenhagen. Perlomeno, non nel senso più tradizionale del termine: ci saranno comunque posti e cose che abbiamo visto e che ci sono piaciuti particolarmente, ma non sarà così meticolosa e particolareggiata come si suppone debba essere.
Copenhagen mi ha incoraggiata a riprendere in mano la macchina fotografica (è come se avessi ritrovato una vecchia amica, dopo tanto tempo), perchè le sue forme, le sue ombre, le sue luci creano vere e proprie magie. A parlare saranno le fotografie che ho fatto – dopo tanto tempo ho ripreso in mano la macchina fotografica (in realtà, è stata una scusa per provare la nuova Fuji cuoricuori) – e con loro propongo un nuovo viaggio, una nuova esplorazione, come quando ti guardi all specchio di sfuggita, e ti sembra quasi di notare altre espressioni, altri segni sul volto.

Pronti, via.

° Botanisk Have: un’oasi di luce nel centro di Copenhagen.

Copenhagen è una città che si rivela camminando per le strade, parlando con signori anziani alla fermata dell’autobus, entrando nei negozi, nei bistrot. per questo, noi abbiamo scelto di evitare (quasi totalmente) i musei, preferendo scoprire la città per quartieri e per zone. Mi sono innamorata degli edifici, dell’architettura, dei canali, dei suoi colori.

°Nyhavn: il cliché dei cliché a Copenhagen, la celeberrima via dei canali con le case colorate e le barche al molo. spettacolare, ma forse un po’ rovinata dalla folla e dalla calca dei turisti: senza alcun dubbio è la via più affollata della città. per questo consiglio di arrivarci dalla parte di Christianshavn, costeggiando altri canali non meno affascinanti e caratteristici, percorrerete un ponte che vi collegherà a Nyhavn con vista sull’Opera di Copenhagen.

[appena fuori da Indre By – il centro di Copenhagen – sorge la nuova Axel Tower: architettura dal sapore antico, quasi post-bellico americano, ma uno spettacolo di linee e di forme. al tramonto, si tinge di oro rosa.]

°Nørrebro: zona multietnica, creativa e giovane. consiglio un percorso a piedi che tocca Assistens, il cimitero della capitale danese – non particolarmente affascinante ma particolare nel suo genere -, i murales più belli della città, il parco per bambini Bananna (nato da un’ex-raffineria). Allontanatevi un’oretta da Nørrebro per vedere la chiesa di Grundtvig, tipicamente nordica ed estremamente affascinante (purtroppo non siamo riusciti a visitare l’interno, che a quanto pare è spettacolare – cerimonia in corso!). A Nørrebro straconsiglio Mirabelle, a quanto pare fanno i migliori kanelbullar di Copenhagen e posso confermare. Must see: la Maersk Tower, sede nuova dell’università. un gioiellino architettonico.

MA ANCHE:

°Christiania: quartiere parzialmente autogovernato di Copenhagen, decisamente caratteristico. fondato negli anni settanta, è abitato da una comunità che si autogoverna quasi totalmente (c’è una scuola, un asilo, un piccolo ospedale, negozi…). curiosa la via con il mercatino di droghe leggere – le droghe pesanti non sono tollerate. è assolutamente vietato fare fotografie all’interno.

°Slotsholmen: un’isolotto che definisce il centro storico e reale di Copenhagen, su cui sorge la Biblioteca Reale (Black Diamond), il Palazzo di Christianborg (sede del Parlamento danese e parzialmente utilizzato dalla famiglia reale).

°Louisiana Museum: l’unico museo che abbiamo visitato, e ne vale la pena. è appena fuori Copenhagen (una mezz’oretta di treno) in un tranquillo quartiere residenziale. l’entrata del museo stesso sembra effettivamente quella di una casa qualsiasi, con muri bianchissimi ricoperti d’edera. classici dell’arte contemporanea si alternano a mostre temporanee all’interno e all’esterno del museo , direttamente sulla costa orientale della Danimarca, dalla quale riuscite a vedere la Svezia. potete passeggiare vicino alla spiaggia o nel giardino, che propone un itinerario specifico con sculture  e il rumore del mare in sottofondo. fino a maggio c’è Gleaming Lights, l’installazione di Yayoi Kusama più instagrammabile del mondo. un’esperienza magica.

 

I CONSIGLI PROPERLY

*le colazioni

quanto ci sanno fare i danesi con le colazioni. io, che sono sempre stata e sempre sarò un tipo da pastasciutta a mezzogiorno, non vedevo l’ora di svegliarmi e di fare colazione. solo quello, colazione tutta la giornata. i croissant sono i più buoni mai assaggiati dopo Parigi (e in alcuni casi, anche meglio). il cappuccino… ok, quello è un aspetto decisamente da migliorare, ma felicemente sopperito da tutto il resto.
Le colazioni che suggerisco sono:
– quella tradizionale, all’italiana per intenderci, nel nuovo posto hipsterissimo Statement Coffee. Croissant da capogiro e dolci alla cannella che wow.


– quella strong, a metà strada tra una colazione e un brunch, per quanto mi riguarda nettamente verso il brunch, da Ipsen&Co. Se ordinate la Ipsen breakfast, vi arriverà un piatto direttamente dalle cucine del paradiso: pane e burro, formaggio, croissant, uovo, skyr al frutto della passione e granola. vabè ho detto tutto.

 

*i pranzi al volo

a Copenhagen regna lo street food, letteralmente. dopo essere quasi morta dentro quando ho scoperto la chiusura del Copenhagen Street Food, ho rimediato subito con il Torvehallerne, un mercato chiuso a Nørreport con decine di chioschetti che vendono pesce, carne, formaggi, ma anche i tipicissimi smørrebrød. Noi li abbiamo provati solo il primo giorno proprio a Torvehallerne, perchè sfortunatamente Aamans (la mecca degli smørrebrød) era pienissimo al sabato.

per gli hot dog gourmet, provare Døp, chiosco che si sposta di tanto in tanto, ma che al momento è sotto la Rundetårn. Fantastici.

*merende

non rinunciate alla merenda delle 5 del pomeriggio. il primo giorno nevicava molto, il freddo era quasi insopportabile, e ci siamo rifugiati da Smushi Café. locale bellissimo e curatissimo, torte spaziali. unica pecca, il servizio molto lento (ma così in quasi tutta Copenhagen).

Di questo viaggio emozionante serbo il ricordo della luce, della leggerezza dell’aria e la consapevolezza che viaggiare è bello da morire.

Informazioni tecniche:
per organizzare il viaggio abbiamo usato la guida Lonely Planet di Copenaghen e gli indispensabili consigli di Nonsolofood. Abbiamo volato con EasyJet e abbiamo alloggiato al Copenhagen Mercur Hotel , camere comodissime e posizione super.

E così, dopo questa lunghissima, calda – torrida estate, Ottobre improvvisamente fa capolino dietro gli alberi dei giardini, nelle foglie sui prati, nell’aria umida e frizzante del mattino, nei tramonti aranciati della sera che arriva sempre più velocemente. Con questo Ottobre che si affaccia sulla mia finestra, mentre l’acero si veste di rosso e le ortensie lentamente si scuriscono, inizio finalmente a godere della stagione che più preferisco, che attendo con ansia dall’inizio dei primi caldi.

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Quindi, mi alzo la mattina presto e parte la morning routine dell’aspirante insegnante: appena sveglia non fai che pensare all’infinita giornata che ti troverai davanti, ma ti rimetti subito in sesto guardando il cielo dalla finestra (gloomy mood, gloomy weather) e pensando al cappuccino che ti fai ogni mattina come se fosse un rito sacro. Dopo suddetto cappuccino e mini brioche ti fiondi nell’infinito abisso nero della disperazione (arriveranno mai altre convocazioni? hanno fatto uscire le nomine dei supplenti? devo per caso fare un rito voodoo affinché tutte le insegnanti di inglese e perchè no francese rimangano incinte? che si spezzino una caviglia? aspetta, posso provare a pregare e vedere se qualche mail mi arriva, o dovrei forse cambiare direzione? cambiare strada?). In mezzo a questo vortice di depressione in cui non fai che sprofondare sempre di più, ti accorgi che è già autunno, è già Ottobre, e ti ricordi per un attimo di quanto ami questo mese, le sue foglie gialle sui marciapiedi, gli aceri che si colorano di rosso, le vie che diventano quadri impressionisti: le printemps de l’hiver.

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E così, tra un pomeriggio cupo e un altro, ho imparato a prendere un giorno alla volta, cercando di non farmi prendere dal panico per le cose che potrei (dovrei?) fare e ho scelto di non fare, per le strade che avrei potuto percorrere, ma ho scelto di ignorare. Non so se la strada che sto prendendo sia la migliore, ma sento che potrebbe essere quella giusta, indipendentemente dalle continue delusioni, aspettative e speranze che ripongo in ogni piccolo ‘segno’, e che puntualmente vengono disattese e deluse. Cerco solo di fare tutto del mio meglio, nel miglior modo possibile, cercando di guardare avanti, oltre i piccoli momenti di delusione e tristezza che questa vita ci mette davanti. Guardare oltre: motto di vita.

Poi, per quanto riguarda le mattine tristi e i pomeriggio cupi, quelli con le paturnie e i capricci passeggeri, ho scelto di attraversarli con piccoli riti quotidiani che rincuorano e arricchiscono l’anima, quelle piccole cose, i piccoli gesti che rendono ogni giorno un po’ speciale, un po’ diverso dagli altri, e allo stesso tempo sicuro e confortevole, come un rifugio in una sera buia e tempestosa. Alzate il volume. Mettetevi comodi.

 

1.
Crea l’atmosfera.

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Così come a marzo inizio a riempire la casa di vasi e vasi di fiori, ad ottobre riempirei la casa di garofani arancioni, dalie bordeaux, bouquet di foglie, castagne matte e zucche di tutte le forme. E’ semplicemente più forte di me. E così il primo risotto di zucca apre le danze alla nuova stagione, le candele si accendono, così come la stufa nella veranda: in men che non si dica, mi ritrovo sulla poltrona color vinaccia, davanti al fuoco, con una tazza di the caldo, libro in mano, pioggia fuori, calore famigliare tutto attorno. E’ quella sensazione di sicurezza e felicità che si prova nell’intimità della propria casa e degli affetti più cari, nel sentirsi al riparo e mai giudicati, nel costruire l’ambiente attorno a se’ in modo che diventi il più accogliente possibile, godere delle cose belle della vita e della convivialità. (sulla filosofia hygge ne ho parlato proprio qui). Quindi.
Candela di Diptyque ad ammorbidire l’ambiente, come questa Ambre Cognac. Ricordatevi che se non siete amanti delle candele, non c’è miglior modo per creare un’atmosfera autunnale in casa che cucinare biscotti: il profumo che si sprigionerà ovunque sarà irresistibile. Oppure: fate bollire in una piccola pentola dell’acqua con scorze d’arancia, un bastoncino di cannella e chiodi di garofano. Sarà un diffusore naturale.

E poi. E poi lasciamoci trasportare dalla fantasia e raccogliamo le foglie per strada mentre andiamo al lavoro o all’università, creiamo bouquet di foglie rosse e gialle e decoriamo la casa, la cucina, la nostra scrivania. Organizziamo una merenda o una colazione all’aria aperta, in giardino o sul balcone, l’ultima occasione per godere dell’aria frizzante di questo autunno che diventerà ben presto rigido e umido.

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Scegli la coperta più morbida e accogliente e goditi il paesaggio autunnale, il foliage del bosco, immagina di essere nel Vermont e sogna sogna sogna.

Anthropologie. Non delude mai.

 

2.
Scegli il the che ti scalda il cuore


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E il mio è di Forsman Tea, viene dalla Finlandia e vi assicuro, è l’autunno in un sacchetto da 60 grammi, un piccolo Babbo Natale in miniatura sotto forma di foglie di the. Il mio preferito è Joulu Rooibos, che mi riporta indietro ai freddi pomeriggi di Trento, quando la mia amica Franci lo importò direttamente da Turku. Questo autunno mi preparo al Natale e proverò Winter Dreams: vale la pena provarlo solo per il nome.

3.
Cozy up:
lo shopping autunnale terapeutico (anche solo per sogno)


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Chi di noi non appena accenna un abbassamento delle temperature sembra rinnegare l’intero armadio estivo usato fino a un giorno prima, e inabissarsi nella disperata ricerca del cardigan giusto, il maglione perfetto, la camicia più adatta, o il vestito autunnale per eccellenza (nel mio caso: righe, pois, tartan)? Personalmente, ho iniziato a scandagliare Asos alla fine di agosto, quando un timido temporale ha introdotto le prime mattine fresche, e da lì è iniziata l’ossessione per la perfetta camicia lumberjack abbinata al cardigan abbinato ai jeans. Ok ammetto che quest’autunno la mia board pinterest è dominata da quel country chic Ralph Lauren mid-90s misto a Calvin Klein fine anni ’80 che ossessivamente ricerco ovunque. Non so se mi spiego:

Cosa volete che vi dica, sono una figlia degli anni ’90. Detto ed appurato ciò, la mia ricerca ha avuto i suoi frutti, e ho scoperto (in realtà da questa primavera, quando mi sono innamorata dei suoi vestiti floreali) il lifestyle brand di Reese Witherspoon, che già di per se’ vorrei che fosse la mia migliore amica, in più veste in modo adorabile, parla in modo adorabile, recita in modo adorabile… insomma, Reese è adorabile così come la sua nuova collezione f/w. La cosa che amo di più di Draper James non è altro che la sua caratteristica principale: da vera Alabama girl, ha scelto di declinare l’intera collezione in base alle sue origini, creando un vero e proprio tributo alla southern soul che c’è in ognuno di noi. Così tra un poncho in lana merino e un vestito a righe ti perdi nel suo mondo da sogno, e ti immagini già nella tua casa coloniale a servire apple cider nel portico di fronte. A peggiorare la situazione, c’è ovviamente il blog di Reese (a southern style blog) che tra ricette di torte di mele e shortbread da vera mamma del sud, tutorial diy di corone autunnali e consigli per la raccolta delle mele rende il tutto ancora più perfetto ed invidiabile.


Cora Sweater Cape qui

Ivy Lace Skirt qui

E poi, però, quando Ottobre arriva portando con se’ i primi freddi e cerchi sempre il maglione dei maglioni, quello giusto, perfetto, comfy, non ti resta che andare sul classico intramontabile:

In cammello, qui

4.
Walk with pride.

Stagione nuova, anno nuovo, scarpe nuove. E io mi sono innamorata di  Sézane e dalla sua linea pulita e chic: tremendamente francese.

Queste, sempre comunque, in blush, qui

 

Ma anche, perchè no, color ruggine

 

5.
Scegli un profumo, rendilo tuo.

Il mio profumo del cuore, che purtroppo è ancora nella wishlist, è di Parfumerie Générale, e nasce dal naso di Pierre Guillaume. Il 22 Djhenné è un’esplosione di calore: nasce dai temi olfattivi delle oasi del deserto e sprigiona sabbia calda e cuoio, dietro ai quali si nascondono la lavanda, la mirra, il cedro e le fave di cacao.

Online, qui
Se siete a Mantova, da Parfums d’Essai

 

6.
Comfort food.


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E di comfort food me ne intendo, assai.

*Risotti: risotti millegusti. Autunno chiama risotto. Risotto sgranato come quello della mia terra, alla pilota. Risotto mantecato fermo, come mi piace quello ai funghi chiodini. Risotto all’onda, proprio come quello alla zucca, perfetto. Risotto mon amour.

*Zuppe e vellutate: chi più ne ha più ne metta. Vellutata di zucca e castagne, di broccoli e spinaci. Zuppa di lenticchie e fagioli, di ceci al curry.

  • Torte: le mie preferite sono al cucchiaio, perché sono le uniche che mi confortano davvero: la panna e il mascarpone sono il mio vangelo in fatto di dolci, motivo per cui potrei uccidere per un tiramisù. Ma il vero dolce autunnale è il più caldo e soffice possibile: l’unica costante obbligatoria è la presenza delle mele, croccanti o morbide che siano, da abbinare alla cannella, al liquore o all’amaretto. Per me, la migliore è la torta di mele proprio come la fa la mia nonna, magari nella mia variate all’Amaretto di Saronno.

 

7.
Perditi tra i libri.

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L’attività che forse preferisco in assoluto nelle fredde giornate di pioggia. Sono da sempre stata una grande lettrice, con una vera passione per la letteratura, tanto da determinare il mio percorso accademico. Con i libri amo ridere, commuovermi, piangere, preoccuparmi, viaggiare e scoprire. Ma forse, più di tutto il resto, più delle storie d’amore o d’avventura, amo meravigliarmi della bellezza delle parole: mi sono innamorata delle descrizioni di Faulkner e di Steinbeck, dei dialoghi di Carver, della precisa caratterizzazione della Austen. Ho perso la testa per la grazia di Flaubert e per l’impetuosa verità dei russi.

Detto ciò, come luglio chiama Scandalo al Sole, Ottobre esige solo ed unicamente un libro: Harry Potter. E non importa quale, che sia il primo, il terzo o l’ultimo, credetemi non c’è nulla di meglio di Harry Potter per sentirsi coccolati e felici in una fredda sera autunnale. Chi di noi a Settembre non sente già il richiamo di Hogwarts, le cene nella Sala Grande, l’avvicinarsi dell’inverno a Hogsmeade?

8.
Netflix and chill.

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E poi cosa c’è di meglio di due cuori, una coperta e uno schermo – o meglio, un servizio streaming online?

New GirlModern Family: su Netflix voglio ridere, e queste sono le mie preferite. Dolce e leggera la prima (io e Jess abbiamo delle somiglianze inquietanti), sagace e tagliente la seconda.

The Handmade’s Tale: serie drammatica tratta dal capolavoro di Margareth Atwood. Siamo in un mondo distopico in cui la maggior parte delle donne è sterile. Il genere femminile è diviso in caste sociali: le poche donne fertili rimaste vengono rapite per essere rieducate e assegnate a famiglie altolocate per poi diventare concubine a soli fini riproduttivi. Duro, tagliente.

House of Cards: che dire, il dramma politico per eccellenza. Rimarrete letteralmente incollati allo schermo: intrecci entusiasmanti, caratterizzazioni assolutamente perfette, regia e sceneggiatura stupefacenti. E poi, gli outfit di Claire Underwood.

Per la serata tutta film e popcorn, C’è posta per te, il film autunnale dagli ingredienti perfetti: Meg Ryan semplice, giovane, ingenua con outfit di un’eleganza rara, con un lavoro da sogno nella sua libreria per bambini, che combatte una lotta morale con il nuovo colosso dell’editoria Tom Hanks. Spoiler: sono fatti l’uno per l’altra. Tra la libreria di Meg Ryan, e una Manhattan autunnale che si avvicina al Natale, perdetevi a sognare.

 

9.
Libera la tua creatività.

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Non importa come. Qualsiasi cosa. Che sia il disegno, la pittura, la scrittura, la cucina, la pasticceria e, perché no, gli origami. Libera la parte di te che è solitamente controllata e crea qualcosa. Ti sentirai sempre più libero, più leggero, più sicuro di te e con molte più energie. Io ho trovato le due vie di sfogo che non posso che consigliarvi.

*Bullet Journal. Un nuovo sistema per organizzare e pianificare la quotidianità e la vita in un modo totalmente personalizzato e creativo. Ad oggi, potete trovare migliaia di video youtube che spiegano le tecniche, i tips&tricks e sempre nuove idee per costruire il tuo bullet journal. Altamente consigliato a chi, come me, è un po’ un control freak ma con tanta energia creativa da sfogare. Io seguo l’adorabile Anita Checcacci di ApuntoC, ma youtube è veramente pieno di idee e spunti creativi.

*Knitting. Che dire lavorare a maglia mi ha cambiato la prospettiva di vita. Per tutta la vita ho guardato le nonne sapientemente intrecciare e strecciare e ingarbugliare fili e lane in un modo a me oscuro che magicamente alla fine prendeva sempre senso, e si trasformava in una sciarpa, in un centrino, in un paio di calze, in una coperta. Mai e poi mai avrei creduto di potercela fare (quasi) da sola. Poi una mattina ho preso coraggio, ho ordinato sul magico sito Wool and the Gang la lana, i ferri di legno, e, quando giorni dopo mi è arrivato il tutto dall’Inghilterra in una busta di carta dal packaging perfetto, ho iniziato a sferruzzare guardando i tutorial su youtube, tutto ha preso senso. Tutti i movimenti, i punti, le file, i ferri, la grammatura della lana, lo spessore… tutto era improvvisamente al posto giusto. E così ho fatto una sciarpa e una cuffia. Non sono perfetti, ho sbagliato i punti, il cast off è decisamente impreciso, ma l’ho fatto io. Con gli errori e gli sbagli, ma l’ho fatto io.

E questo ho imparato: non importa sbagliare, è importante tentare.

10.
Pianifica un viaggio.

E qui si apre il mondo dei balocchi. Perché di viaggi ne ho pianificati a bizzeffe, senza mai aver abbastanza cash per attuarli. Ora come ora, in questo Ottobre ballerino, da quando ho scoperto la montagna in autunno ho bisogno di Alto Adige. Nei miei sogni più spinti, ho pianificato un soggiorno al San Luis Private Retreat Hotel & Lodges . Amici miei, è un sogno. Siamo vicino a Merano. Un gruppo di chalet privati affacciati su un lago alpino e immerso in un’oasi incontaminata di boschi di Larici. Totalmente immerso nella natura, puoi scegliere lo chalet sul lago, o la casetta sugli alberi. Ovviamente con spa e colazione privata in camera.

 

Buon Autunno gente ♡

 

Quando ho deciso di iniziare a scrivere questa mini-guida sull’Alto Adige, mi sono chiesta: cosa dire sulle Dolomiti che non sia già stato detto? Come descrivere i paesaggi mozzafiato, le cime innevate, i prati verdi e profumati, la cucina genuina di una terra che è impossibile non amare?

Questa è una piccola guida scritta a cuore aperto, il risultato di estati, inverni e, ultimamente, autunni e primavere passati a rincorrere queste montagne, che hanno e avranno sempre il magico potere di sconfiggere la mia pigrizia (che assicuro essere ben radicata) e costringermi a mettere scarponi, strati e strati di maglioni e giacconi, prendere zaino e bastoni e iniziare la salita. Difficile è per me anche solo immaginare di poter descrivere il rapporto così intenso, complesso ed emozionante che ho con queste cime, con questi prati, con quest’aria pura. La verità è che la montagna – e, in questo particolare caso, l’Alto Adige – non può essere descritta o raccontata. Per essere compresa ed assaporata, ha bisogno di essere vissuta profondamente.

* i profumi. perché sono la prima cosa a dirmi” sei arrivata”. il profumo dell’erba fresca, dell’erba tagliata, il fieno che mi ricorda i formaggi e persino l’odore acre delle stalle. quando fuori dal finestrino l’aria inizia a sapere di speck, significa che ci sei. la leggerezza dell’aria altoatesina ti farà sentire come se avessi riacquisito la capacità di respirare. è come respirare per la prima volta nella tua vita.

* i silenzi. mentre in pianura sono un animale da letargo 24/7, in montagna cambio totalmente attitudine, e quando durante una lunga camminata ti fermi per un attimo a riposare, ecco il silenzio, un silenzio che non avevi mai sentito prima, quei silenzi che credo tu possa sentire solo in alta montagna, o nella solitudine dei deserti. questo silenzio ti risuona nei timpani e ti avvolge completamente. in quel momento ci sei tu, il tuo respiro, il cinguettio degli uccelli, i rumori del sottobosco e le foglie mosse dal vento. nulla è comparabile.

* i colori, i paesaggi. il verde accecante dei prati a luglio. il giallo, l’arancione, il rosso delle foglie autunnali. il cielo blu – tutto l’anno. la luce scintillante delle 4 del mattino attraverso la nebbia, il chiarore che sta per arrivare. l’arnica gialla, la genziana blu, la veronica viola. quest’anno, a maggio, i prati della val fiscalina erano pieni di zafferano alpino, il primo fiore a nascere dopo la gelata. cosa dire poi dei paesaggi. forse è proprio questo il motivo per cui amo incondizionatamente le dolomiti: il senso di dispersione e di impotenza davanti alle catene, alle cime, ai ghiacciai. i vostri occhi e la vostra anima ve ne saranno grati.

* i sapori. sulla cucina altoatesina c’è poco da dire, e moltissimo da assaggiare. sulle dolomiti regnano prodotti semplici ma d’eccellenza: il latte, burro i formaggi sono da capogiro, lo speck così dolce e tenero da sciogliersi in bocca, il pane croccante (di segale, al sesamo, nero, multicereale, ai semi di girasole, di lino, ce n’è per tutti i gusti). lo yogurt servito con i frutti di bosco o i lamponi caldi. lo strudel con la panna, la torta di grano saraceno, la linzertorte, i piatti enormi di kaiserschmarrn. una precisazione personale: camminare per tre ore, arrivare al rifugio, gustarsi il panino ai semi con speck e formaggio di malga è nella top 5 dei momenti più felici della mia vita. non aggiungo altro.

* le persone. gli altoatesini sono difficili. lo ammetto. ma hanno un’innata attitudine all’ospitalità che, combinata a un eccellente senso per gli affari, rende il soggiorno un’esperienza indimenticabile. Ovunque tu vada, che sia un lussuoso hotel con spa, un maso in fondovalle o un garnì in centro al paese, le stanze sono sempre impeccabili, pulite e ben arredate. quasi sempre, se siete ospiti del maso o dell’appartamento avrete la colazione depositata davanti alla porta della stanza con prodotti km 0, dove per km zero intendo provenienti direttamente dal maso stesso.

Da quando ho iniziato ad andare in Alto Adige – e l’ho visitato in lungo e in largo – posso assicurare che nessun paese, nessun maso, nessuna valle mi ha mai delusa. In assoluto, le mie preferite rimangono la Val Gardena (le Dolomiti della mia infanzia), l’Alta Val Venosta, la Val di Funes e l’Alta Pusteria.
Qui, ho deciso di dedicare all’Alta Pusteria una mini-guida, per non perdersi nemmeno una briciola di tutta la bellezza che questa valle ha da offrire.

COSA VEDERE
Iniziamo col dire che non c’è nulla in Alta Pusteria che non valga la pena vedere. Dalle valli adiacenti più piccole e i loro laghi da sogno, ai rifugi e le malghe in alta quota che offrono viste indimenticabili su alcune delle cime più belle dell’Alto Adige.

  • Lago di Braies. Una delle meraviglie dolomitiche dell’Alta Pusteria, la perla dei laghi alpini, un occhio turchese e smeraldo su cui si riflette la Croda del Becco, creando un panorama mozzafiato. Ricordo di aver riprodotto i colori da favola del lago in un disegno fatto in quarta elementare, in cui veniva chiesto di disegnare le proprie vacanze estive: in quel disegno credo di aver messo tutto le tonalità di verde e di azzurro in mio possesso, tanto ero rimasta ammaliata dai colori e dalle sfumature del lago (solo il lago di Carezza è equiparabile per bellezza). Il lago è circondato da un sentiero, che permette a chiunque di ammirarne i colori da tutte le angolazioni. Consiglio vivamente di evitare di visitare il lago il fine settimana: l’esperienza viene vissuta al meglio con poche persone, per poter ascoltare il silenzio del lago e il rumore delle cascate in primavera.
  • Lago di Landro. a pochi chilometri da Dobbiaco, verso il bivio che vi porta a Cortina e al Lago di Misurina, un piccolo gioiello sul quale si riflette il Cristallo. Non ha la maestosità del lago di Braies, ma il Cristallo innevato che si staglia in lontananza è da non perdere.
  • Le Tre Cime. Ok, queste si presentano da sole. Dico solo che dovete dovete dovete vedere le Tre Cime di Lavaredo: potete farlo in macchina, percorrendo la strada a pedaggio che sale da Misurina, o a piedi (consigliato solo a chi ha un buon passo), partendo dalla Val Fiscalina, o da Auronzo di Cadore o, in alternativa, da Campo di Dentro attraverso i Tre Scarperi.
  • Alpe di Nemes, Malga di Nemes. Percorrendo un facile sentiero (partenza Passo Monte Croce, seguendo il sentiero 131) in mezzo a foreste di larici, si attraversano torbiere e torrenti fino ad arrivare all’Alpe di Nemes, dove troverete la malga con uno degli strudel più buoni dell’Alto Adige (aperta in estate e in inverno/tarda primavera). Ma ciò che veramente vi sorprenderà, sarà la vista che vi troverete davanti: la spettacolare imponenza delle Dolomiti di Sesto, che siano spoglie in estate o innevate in inverno fino a giugno, vi lascerà a bocca aperta.
  • Val Fiscalina. La Val Fiscalina è magia pura. Partendo dal parcheggio dei Bagni di Moso (a Moso, frazione di Sesto), vi aspetterà una passeggiata rilassante, adatta a chiunque, dentro a boschi di larici, casette di legno, cieli azzurri e prati fioriti, fino al rifugio Fondovalle, sempre accompagnati dalle pareti rocciose delle Dolomiti di Sesto. La bellezza della Val Fiscalina non si limita mai ad una sola stagione: in estate e in primavera i prati diventano un tappeto fiorito, in autunno i larici arancioni si stagliano sul cielo blu intenso, mentre in inverno il manto nevoso rappresenta una meta privilegiata per ciaspolatori.

DOVE ALLOGGIARE
Come ho già anticipato, in Alto Adige l’accoglienza, e la pulizia sono sempre impeccabili, poco importa il livello o la tipologia della struttura scelti. Per gusto ed esperienza personale, ho sempre alloggiato in appartamenti – quasi sempre fuori dai paesi e in alto rispetto al centro abitato – ed è una scelta che consiglio vivamente: non si hanno limitazioni di orari, e si può assaporare appieno l’esperienza altoatesina. Negli anni che ho passato in Alto Adige, ho incontrato famiglie appassionate ed estremamente accoglienti, dedite al loro lavoro nel maso e al rispetto per la natura e i suoi cicli. In Alta Pusteria, ai “grandi” centri come San Candido e Dobbiaco preferisco la tranquillità e semplicità di Sesto, in particolare della piccola frazione di Moso, dalla quale si possono ammirare tutte le Dolomiti di Sesto e l’entrata della Val Fiscalina.

  • Schoenfeld Naturapartments: una delle migliori strutture in cui sia mai stata. Arredamento moderno ispirato alla natura, totalmente in legno e acciaio, curato nei minimi dettagli, si trova appena fuori Moso, ed è l’ultima abitazione prima della Val Fiscalina. Consigliato, consigliato, consigliato.
  • Egarterhof: piccolo maso sopra San Candido. Per raggiungerlo preparatevi a 4 km di tornanti, con qualche curva a strapiombo, ma fidatevi, ne vale la pena: dal balcone delle piccole stanze si ha una vista impagabile sulle dolomiti di Sesto e di San Candido. A maggio, le cime innevate e i cieli blu sono uno spettacolo. Se richiesto, la signora Charlotte vi porterà ogni mattina il latte, lo yogurt, il pane, il burro e la marmellata prodotti interamente da loro (e, se vorrete cucinare, avrete libero accesso a tutte le erbe del suo orto!).
  • Ranerhof – Agriturismo Biologico: per un altro soggiorno indimenticabile andate al Ranerhof, appena un bivio sotto l’Egarterhof. Questo agriturismo biologico produce tutte le materie prime che consuma e vende: latte, uova, burro, formaggi, sciroppi, marmellate, liquori, saponi e sali aromatici (troverete Markus con i suoi prodotti anche al mercato artigianale di San Candido). Anche qui, latte, burro, marmellata e pane non mancheranno mai fuori dalla vostra porta.

 

DOVE ACQUISTARE

  • Mondolatte – Latteria Drei Zinnen: una latteria appena fuori Dobbiaco in cui sfogare la vostra passione per latte e derivati. Tra burro, formaggi di tutti i tipi e una ricca selezione di salumi locali, non saprete più dove girare la testa. Consiglio vivamente il formaggio al vino, il caprino alle erbe e il burro di loro produzione.
  • Alpe Pragas: una vera e propria boutique di marmellate, sciroppi, frutta sciroppata e succhi di frutta, nascosta nella frazione di Braies di Fuori, sulla strada per il lago di Braies. Entrando, vi sentirete nel paradiso delle marmellate: ce ne sono di tutti i tipi, racchiuse in un packaging più che accattivante. Ma, per me, la vera delizia sono gli smoothies: provate quello ai frutti di bosco e alla pera e lampone, e non vorrete più bere altro!

 

DOVE MANGIARE
Premettiamo che una delle cose più belle e buone da fare in alta montagna è gustarsi un panino ai semi con speck morbido e formaggio di malga dopo una faticosa camminata, magari a riva di un torrente. Detto ciò, l’Alta Pusteria pullula di piccoli ristorantini e rifugi dove si mangia più che bene, benissimo! I miei preferiti sono:

  • Genziana, a San Silvestro di Dobbiaco. Arredamento delizioso, cibo fantastico. Consiglio il prosciutto d’oca affumicato, e le tagliatelle di grano saraceno.
  • Kinigerhof, agriturismo sopra Sesto. Nella piccola ed accogliente stube la specialità sono i tortelli fatti in casa, ripieni di erbe (crescione, aglio orsino…). Fantastico anche il gelato fatto da loro.
  • Seiterhof, agriturismo in una frazioncina di Dobbiaco (Gandelle). Qui ho mangiato la tagliata di manzo più buona della mia vita: la carne proviene dal loro allevamento, ed è cotta alla perfezione. In più, se prendete la tartare, vi verrà tagliata e condita al tavolo.

 

Quello che rimane da raccontare sull’Alto Adige e sulla Val Pusteria non può essere espresso a parole. L’unico modo per goderselo è viverlo.

La passeggiata a Prato Piazza

I cieli blu sopra Prato Piazza


Lago di Braies, primavera

Lago di Braies, autunno 

La passeggiata in Val Fiscalina

Lago di Anterselva

Salendo all’Alpe di Nemes

La vista dalla Malga di Nemes, primavera

Mes amis, benvenuti alla nuova rubrica di Properly tutta dedicata al gardening, e più precisamente alla creazione e alla cura dell’orto.

Ora, l’orto. Sono cresciuta con la grandissima fortuna e il lusso di sapere esattamente da dove viene tutto ciò che mangio, il vero sapore di una zucchina o di un peperone, il colore vivo delle melanzane e il profumo del pomodoro. Parlo di lusso, perchè non tutti hanno un pezzo di terra coltivabile, e soprattutto non tutti hanno una nonna (un nonno, una mamma, un papà, degli zii…) con la pazienza e l’amore necessari a curare un orto.
Non vi mentirò: è un impegno, ma di quelli che ti riempiono il cuore di soddisfazioni. Mangiare un bel pomodoro carnoso con del basilico fresco, tutto coltivato da voi e dirvi “q25623a53e35154ca12c5f4c55a329eeduesto è del mio orto, l’ho curato io e innaffiato con la mia acqua”, beh, posso assicurarvi che è tutt’altra cosa rispetto al pomodoro preso al supermercato o dal fruttivendolo. Discorso a parte per il mercato del contadino, ad esempio, dove ci sono bancarelle biologiche in cui i prodotti sono fantastici, anche se mancherà sempre quel quid in più dato da voi.

Io vengo da una famiglia in cui, essendo nata e cresciuta in campagna, molto di ciò che mangiamo viene fatto da noi: la verdura in primis, la frutta (non tanta purtroppo), le uova, i polli e le galline, i salumi (salami, coppe, pancette, chi più ne ha più ne metta), la pasta fresca molte volte. Durante l’infanzia e l’adolescenza, ho preso tutto ciò per scontato, come se tutte le famiglie avessero questa fortuna, che in realtà solo io sembravo apprezzare una volta capito il vero valore di tutto ciò. L’orgoglio dell’auto sostentamento, della tradizione del saper fare che si coniuga al sapere acquisito dalle nostre generazioni più giovani mi ha fatto apprezzare ancora di più la fortuna che ho. Sfruttare la nostra terra e nostre energie naturali rinnovabili sembra ora qualcosa di eccezionale: persa l’abitudine a costruire ciò che abbiamo e a coltivare o allevare ciò che mangiamo e adagiandoci sul meccanismo della società dei consumi, tutto questo ci ha spinti a riconsiderare le nostre priorità. Giunti in un’ era in cui la cucina e il cibo hanno preso prepotentemente il posto di vecchie mode (questo sì che è qualcosa da indagare antropologicamente), il cibo sano ha preso il posto di McDonald’s, e vediamo piovere dal cielo toast con avocado, granola ai frutti di bosco e insalate ai semi come se tutto ciò fosse stato creato oggi. E invece c’era anche ieri. Ciò che cambia è la consapevolezza del presente, la volontà di riprendere in mano, come si riesce e come si può, quotidianamente, le nostre scelte e modificarle in vista di altri obiettivi: una vita più sana, un pianeta che chiede di essere salvato da noi stessi. Ognuno contribuisce come riesce nei limiti delle proprie possibilità: chi toglie completamente la carne, chi non usa l’automobile, chi boicotta grandi aziende. Io credo prima di tutto nell’equilibrio, che cerco di applicare alla mia vita quotidiana. Non elimino la carne, ne limito il consumo, e se posso scelgo il produttore e il trattamento, così come fa mio nonno per i suoi salumi. Cerco di comprare frutta e verdura di stagione (il mio mantra personale: niente fragole prima di metà marzo) quando sono fuori casa. Mi muovo a piedi quando posso e quando la mia pigrizia non prende il sopravvento. Non parliamo della raccolta differenziata: obbligatoria. La dieta mediterranea è la soluzione a tutti i quesiti: verdura, pesce, cereali, poca carne.

E tutto questo per dirvi cosa? Per introdurvi i 5 motivi fondamentali per cui coltivare e curare un orto.

 

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» IL GUSTO. Properly è sempre e prima di tutto amore per il cibo, e questo non può che declinarsi in mille sfumature diverse e comprendere quindi anche l’orto. Da lì parte tutto, è inutile trovare scuse: se la materia prima è di buona qualità, il resto viene da sé. La qualità dei vostri pranzi e delle vostre cene migliorerà ad ogni assaggio, non appena vi renderete conto dell’enorme differenza tra i prodotti in vendita e i prodotti del vostro orto. Non c’è paragone.

 


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»LA CURA. L’orto è cura. Prima di tutto, per la terra: avvertiamo una sorta di riallineamento con il ciclo della natura, capiamo quando e come devono essere mangiati gli alimenti, le erbe, le spezie. Impariamo ad avere pazienza, ad avere rispetto per questa terra che ci accoglie e che ci ospita. E’ cura per noi: rimette in circolo il buonumore, ci permette di stare all’aria aperta (sapevate che numerosissimi studi scientifici hanno dimostrato che l’uomo circondato dalla natura è un uomo più felice, perché in un certo senso ci ricorda il nostro stato primitivo?), di rigenerare le cellule e di aprire i nostri polmoni all’aria, quella vera, non quella degli uffici o delle aule studio. E’ rispetto verso il nostro corpo, a cui offriamo cibo sano e coltivato da noi, in tutta sicurezza.

 

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»LA SICUREZZA. La sicurezza, appunto. Avere un nostro orto ci permette di decidere come coltivare ciò che mangiamo, possibilmente cercando di non usare nessun tipo di trattamento chimico: sapete che si può usare la competizione biologica tra le specie per scacciare batteri o malattie, utilizzando insetti o particolari piante? L’unica cosa che non possiamo controllare, purtroppo, è l’aria dove viviamo, ma tutto il resto è super facile!

 

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»LA SODDISFAZIONE. Ultima volta che ve lo ripeto: è meglio comprare della frutta o della verdura al supermercato o dal fruttivendolo, o tagliare la vostra insalata dall’orto o dal balcone? Inoltre, il risparmio economico non è da sottovalutare: ciò che vi serve sono semi o piantine tra trapiantare e dell’acqua. A tutto il resto penserà la natura!

 

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»L’IMPATTO AMBIENTALE. Avere il proprio orticello e coltivare la propria verdura incide, e non poco, sull’impatto ambientale. Se ogni nucleo familiare producesse la propria frutta e verdura, si ridurrebbe il numero di camion che trasportano frutta e verdura sù e giù per l’Italia, oltre che il trasporto della vostra verdura dal fruttivendolo a casa vostra.  E se il vostro orto produce in sovrabbondanza, regalate la vostra produzione ai vicini: il pensiero è molto apprezzato ed eviterete anche a loro emissioni nocive causate dai viaggi in macchina!

 

E se con tutto questo non vi ho convinto, aspettate la prossima settimana, e vi avrò conquistate!

Sofia

 

 

images : pinterest

Inspirational Monday day 4: -4 a natale e un insieme di emozioni contrastanti. Stasera è Florence a Milano e già questo è buono; poi pacchettini, biglietti, nastri, corri che è tardi, dove sono i bicchieri, i tortelli sono pronti, passami il salmone, apriamo i regali! Grande e difficile settimana, ma wherever you are, be all there. ♡

 

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