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Quando ho deciso di iniziare a scrivere questa mini-guida sull’Alto Adige, mi sono chiesta: cosa dire sulle Dolomiti che non sia già stato detto? Come descrivere i paesaggi mozzafiato, le cime innevate, i prati verdi e profumati, la cucina genuina di una terra che è impossibile non amare?

Questa è una piccola guida scritta a cuore aperto, il risultato di estati, inverni e, ultimamente, autunni e primavere passati a rincorrere queste montagne, che hanno e avranno sempre il magico potere di sconfiggere la mia pigrizia (che assicuro essere ben radicata) e costringermi a mettere scarponi, strati e strati di maglioni e giacconi, prendere zaino e bastoni e iniziare la salita. Difficile è per me anche solo immaginare di poter descrivere il rapporto così intenso, complesso ed emozionante che ho con queste cime, con questi prati, con quest’aria pura. La verità è che la montagna – e, in questo particolare caso, l’Alto Adige – non può essere descritta o raccontata. Per essere compresa ed assaporata, ha bisogno di essere vissuta profondamente.

* i profumi. perché sono la prima cosa a dirmi” sei arrivata”. il profumo dell’erba fresca, dell’erba tagliata, il fieno che mi ricorda i formaggi e persino l’odore acre delle stalle. quando fuori dal finestrino l’aria inizia a sapere di speck, significa che ci sei. la leggerezza dell’aria altoatesina ti farà sentire come se avessi riacquisito la capacità di respirare. è come respirare per la prima volta nella tua vita.

* i silenzi. mentre in pianura sono un animale da letargo 24/7, in montagna cambio totalmente attitudine, e quando durante una lunga camminata ti fermi per un attimo a riposare, ecco il silenzio, un silenzio che non avevi mai sentito prima, quei silenzi che credo tu possa sentire solo in alta montagna, o nella solitudine dei deserti. questo silenzio ti risuona nei timpani e ti avvolge completamente. in quel momento ci sei tu, il tuo respiro, il cinguettio degli uccelli, i rumori del sottobosco e le foglie mosse dal vento. nulla è comparabile.

* i colori, i paesaggi. il verde accecante dei prati a luglio. il giallo, l’arancione, il rosso delle foglie autunnali. il cielo blu – tutto l’anno. la luce scintillante delle 4 del mattino attraverso la nebbia, il chiarore che sta per arrivare. l’arnica gialla, la genziana blu, la veronica viola. quest’anno, a maggio, i prati della val fiscalina erano pieni di zafferano alpino, il primo fiore a nascere dopo la gelata. cosa dire poi dei paesaggi. forse è proprio questo il motivo per cui amo incondizionatamente le dolomiti: il senso di dispersione e di impotenza davanti alle catene, alle cime, ai ghiacciai. i vostri occhi e la vostra anima ve ne saranno grati.

* i sapori. sulla cucina altoatesina c’è poco da dire, e moltissimo da assaggiare. sulle dolomiti regnano prodotti semplici ma d’eccellenza: il latte, burro i formaggi sono da capogiro, lo speck così dolce e tenero da sciogliersi in bocca, il pane croccante (di segale, al sesamo, nero, multicereale, ai semi di girasole, di lino, ce n’è per tutti i gusti). lo yogurt servito con i frutti di bosco o i lamponi caldi. lo strudel con la panna, la torta di grano saraceno, la linzertorte, i piatti enormi di kaiserschmarrn. una precisazione personale: camminare per tre ore, arrivare al rifugio, gustarsi il panino ai semi con speck e formaggio di malga è nella top 5 dei momenti più felici della mia vita. non aggiungo altro.

* le persone. gli altoatesini sono difficili. lo ammetto. ma hanno un’innata attitudine all’ospitalità che, combinata a un eccellente senso per gli affari, rende il soggiorno un’esperienza indimenticabile. Ovunque tu vada, che sia un lussuoso hotel con spa, un maso in fondovalle o un garnì in centro al paese, le stanze sono sempre impeccabili, pulite e ben arredate. quasi sempre, se siete ospiti del maso o dell’appartamento avrete la colazione depositata davanti alla porta della stanza con prodotti km 0, dove per km zero intendo provenienti direttamente dal maso stesso.

Da quando ho iniziato ad andare in Alto Adige – e l’ho visitato in lungo e in largo – posso assicurare che nessun paese, nessun maso, nessuna valle mi ha mai delusa. In assoluto, le mie preferite rimangono la Val Gardena (le Dolomiti della mia infanzia), l’Alta Val Venosta, la Val di Funes e l’Alta Pusteria.
Qui, ho deciso di dedicare all’Alta Pusteria una mini-guida, per non perdersi nemmeno una briciola di tutta la bellezza che questa valle ha da offrire.

COSA VEDERE
Iniziamo col dire che non c’è nulla in Alta Pusteria che non valga la pena vedere. Dalle valli adiacenti più piccole e i loro laghi da sogno, ai rifugi e le malghe in alta quota che offrono viste indimenticabili su alcune delle cime più belle dell’Alto Adige.

  • Lago di Braies. Una delle meraviglie dolomitiche dell’Alta Pusteria, la perla dei laghi alpini, un occhio turchese e smeraldo su cui si riflette la Croda del Becco, creando un panorama mozzafiato. Ricordo di aver riprodotto i colori da favola del lago in un disegno fatto in quarta elementare, in cui veniva chiesto di disegnare le proprie vacanze estive: in quel disegno credo di aver messo tutto le tonalità di verde e di azzurro in mio possesso, tanto ero rimasta ammaliata dai colori e dalle sfumature del lago (solo il lago di Carezza è equiparabile per bellezza). Il lago è circondato da un sentiero, che permette a chiunque di ammirarne i colori da tutte le angolazioni. Consiglio vivamente di evitare di visitare il lago il fine settimana: l’esperienza viene vissuta al meglio con poche persone, per poter ascoltare il silenzio del lago e il rumore delle cascate in primavera.
  • Lago di Landro. a pochi chilometri da Dobbiaco, verso il bivio che vi porta a Cortina e al Lago di Misurina, un piccolo gioiello sul quale si riflette il Cristallo. Non ha la maestosità del lago di Braies, ma il Cristallo innevato che si staglia in lontananza è da non perdere.
  • Le Tre Cime. Ok, queste si presentano da sole. Dico solo che dovete dovete dovete vedere le Tre Cime di Lavaredo: potete farlo in macchina, percorrendo la strada a pedaggio che sale da Misurina, o a piedi (consigliato solo a chi ha un buon passo), partendo dalla Val Fiscalina, o da Auronzo di Cadore o, in alternativa, da Campo di Dentro attraverso i Tre Scarperi.
  • Alpe di Nemes, Malga di Nemes. Percorrendo un facile sentiero (partenza Passo Monte Croce, seguendo il sentiero 131) in mezzo a foreste di larici, si attraversano torbiere e torrenti fino ad arrivare all’Alpe di Nemes, dove troverete la malga con uno degli strudel più buoni dell’Alto Adige (aperta in estate e in inverno/tarda primavera). Ma ciò che veramente vi sorprenderà, sarà la vista che vi troverete davanti: la spettacolare imponenza delle Dolomiti di Sesto, che siano spoglie in estate o innevate in inverno fino a giugno, vi lascerà a bocca aperta.
  • Val Fiscalina. La Val Fiscalina è magia pura. Partendo dal parcheggio dei Bagni di Moso (a Moso, frazione di Sesto), vi aspetterà una passeggiata rilassante, adatta a chiunque, dentro a boschi di larici, casette di legno, cieli azzurri e prati fioriti, fino al rifugio Fondovalle, sempre accompagnati dalle pareti rocciose delle Dolomiti di Sesto. La bellezza della Val Fiscalina non si limita mai ad una sola stagione: in estate e in primavera i prati diventano un tappeto fiorito, in autunno i larici arancioni si stagliano sul cielo blu intenso, mentre in inverno il manto nevoso rappresenta una meta privilegiata per ciaspolatori.

DOVE ALLOGGIARE
Come ho già anticipato, in Alto Adige l’accoglienza, e la pulizia sono sempre impeccabili, poco importa il livello o la tipologia della struttura scelti. Per gusto ed esperienza personale, ho sempre alloggiato in appartamenti – quasi sempre fuori dai paesi e in alto rispetto al centro abitato – ed è una scelta che consiglio vivamente: non si hanno limitazioni di orari, e si può assaporare appieno l’esperienza altoatesina. Negli anni che ho passato in Alto Adige, ho incontrato famiglie appassionate ed estremamente accoglienti, dedite al loro lavoro nel maso e al rispetto per la natura e i suoi cicli. In Alta Pusteria, ai “grandi” centri come San Candido e Dobbiaco preferisco la tranquillità e semplicità di Sesto, in particolare della piccola frazione di Moso, dalla quale si possono ammirare tutte le Dolomiti di Sesto e l’entrata della Val Fiscalina.

  • Schoenfeld Naturapartments: una delle migliori strutture in cui sia mai stata. Arredamento moderno ispirato alla natura, totalmente in legno e acciaio, curato nei minimi dettagli, si trova appena fuori Moso, ed è l’ultima abitazione prima della Val Fiscalina. Consigliato, consigliato, consigliato.
  • Egarterhof: piccolo maso sopra San Candido. Per raggiungerlo preparatevi a 4 km di tornanti, con qualche curva a strapiombo, ma fidatevi, ne vale la pena: dal balcone delle piccole stanze si ha una vista impagabile sulle dolomiti di Sesto e di San Candido. A maggio, le cime innevate e i cieli blu sono uno spettacolo. Se richiesto, la signora Charlotte vi porterà ogni mattina il latte, lo yogurt, il pane, il burro e la marmellata prodotti interamente da loro (e, se vorrete cucinare, avrete libero accesso a tutte le erbe del suo orto!).
  • Ranerhof – Agriturismo Biologico: per un altro soggiorno indimenticabile andate al Ranerhof, appena un bivio sotto l’Egarterhof. Questo agriturismo biologico produce tutte le materie prime che consuma e vende: latte, uova, burro, formaggi, sciroppi, marmellate, liquori, saponi e sali aromatici (troverete Markus con i suoi prodotti anche al mercato artigianale di San Candido). Anche qui, latte, burro, marmellata e pane non mancheranno mai fuori dalla vostra porta.

 

DOVE ACQUISTARE

  • Mondolatte – Latteria Drei Zinnen: una latteria appena fuori Dobbiaco in cui sfogare la vostra passione per latte e derivati. Tra burro, formaggi di tutti i tipi e una ricca selezione di salumi locali, non saprete più dove girare la testa. Consiglio vivamente il formaggio al vino, il caprino alle erbe e il burro di loro produzione.
  • Alpe Pragas: una vera e propria boutique di marmellate, sciroppi, frutta sciroppata e succhi di frutta, nascosta nella frazione di Braies di Fuori, sulla strada per il lago di Braies. Entrando, vi sentirete nel paradiso delle marmellate: ce ne sono di tutti i tipi, racchiuse in un packaging più che accattivante. Ma, per me, la vera delizia sono gli smoothies: provate quello ai frutti di bosco e alla pera e lampone, e non vorrete più bere altro!

 

DOVE MANGIARE
Premettiamo che una delle cose più belle e buone da fare in alta montagna è gustarsi un panino ai semi con speck morbido e formaggio di malga dopo una faticosa camminata, magari a riva di un torrente. Detto ciò, l’Alta Pusteria pullula di piccoli ristorantini e rifugi dove si mangia più che bene, benissimo! I miei preferiti sono:

  • Genziana, a San Silvestro di Dobbiaco. Arredamento delizioso, cibo fantastico. Consiglio il prosciutto d’oca affumicato, e le tagliatelle di grano saraceno.
  • Kinigerhof, agriturismo sopra Sesto. Nella piccola ed accogliente stube la specialità sono i tortelli fatti in casa, ripieni di erbe (crescione, aglio orsino…). Fantastico anche il gelato fatto da loro.
  • Seiterhof, agriturismo in una frazioncina di Dobbiaco (Gandelle). Qui ho mangiato la tagliata di manzo più buona della mia vita: la carne proviene dal loro allevamento, ed è cotta alla perfezione. In più, se prendete la tartare, vi verrà tagliata e condita al tavolo.

 

Quello che rimane da raccontare sull’Alto Adige e sulla Val Pusteria non può essere espresso a parole. L’unico modo per goderselo è viverlo.

La passeggiata a Prato Piazza

I cieli blu sopra Prato Piazza


Lago di Braies, primavera

Lago di Braies, autunno 

La passeggiata in Val Fiscalina

Lago di Anterselva

Salendo all’Alpe di Nemes

La vista dalla Malga di Nemes, primavera

Mes amis, benvenuti alla nuova rubrica di Properly tutta dedicata al gardening, e più precisamente alla creazione e alla cura dell’orto.

Ora, l’orto. Sono cresciuta con la grandissima fortuna e il lusso di sapere esattamente da dove viene tutto ciò che mangio, il vero sapore di una zucchina o di un peperone, il colore vivo delle melanzane e il profumo del pomodoro. Parlo di lusso, perchè non tutti hanno un pezzo di terra coltivabile, e soprattutto non tutti hanno una nonna (un nonno, una mamma, un papà, degli zii…) con la pazienza e l’amore necessari a curare un orto.
Non vi mentirò: è un impegno, ma di quelli che ti riempiono il cuore di soddisfazioni. Mangiare un bel pomodoro carnoso con del basilico fresco, tutto coltivato da voi e dirvi “q25623a53e35154ca12c5f4c55a329eeduesto è del mio orto, l’ho curato io e innaffiato con la mia acqua”, beh, posso assicurarvi che è tutt’altra cosa rispetto al pomodoro preso al supermercato o dal fruttivendolo. Discorso a parte per il mercato del contadino, ad esempio, dove ci sono bancarelle biologiche in cui i prodotti sono fantastici, anche se mancherà sempre quel quid in più dato da voi.

Io vengo da una famiglia in cui, essendo nata e cresciuta in campagna, molto di ciò che mangiamo viene fatto da noi: la verdura in primis, la frutta (non tanta purtroppo), le uova, i polli e le galline, i salumi (salami, coppe, pancette, chi più ne ha più ne metta), la pasta fresca molte volte. Durante l’infanzia e l’adolescenza, ho preso tutto ciò per scontato, come se tutte le famiglie avessero questa fortuna, che in realtà solo io sembravo apprezzare una volta capito il vero valore di tutto ciò. L’orgoglio dell’auto sostentamento, della tradizione del saper fare che si coniuga al sapere acquisito dalle nostre generazioni più giovani mi ha fatto apprezzare ancora di più la fortuna che ho. Sfruttare la nostra terra e nostre energie naturali rinnovabili sembra ora qualcosa di eccezionale: persa l’abitudine a costruire ciò che abbiamo e a coltivare o allevare ciò che mangiamo e adagiandoci sul meccanismo della società dei consumi, tutto questo ci ha spinti a riconsiderare le nostre priorità. Giunti in un’ era in cui la cucina e il cibo hanno preso prepotentemente il posto di vecchie mode (questo sì che è qualcosa da indagare antropologicamente), il cibo sano ha preso il posto di McDonald’s, e vediamo piovere dal cielo toast con avocado, granola ai frutti di bosco e insalate ai semi come se tutto ciò fosse stato creato oggi. E invece c’era anche ieri. Ciò che cambia è la consapevolezza del presente, la volontà di riprendere in mano, come si riesce e come si può, quotidianamente, le nostre scelte e modificarle in vista di altri obiettivi: una vita più sana, un pianeta che chiede di essere salvato da noi stessi. Ognuno contribuisce come riesce nei limiti delle proprie possibilità: chi toglie completamente la carne, chi non usa l’automobile, chi boicotta grandi aziende. Io credo prima di tutto nell’equilibrio, che cerco di applicare alla mia vita quotidiana. Non elimino la carne, ne limito il consumo, e se posso scelgo il produttore e il trattamento, così come fa mio nonno per i suoi salumi. Cerco di comprare frutta e verdura di stagione (il mio mantra personale: niente fragole prima di metà marzo) quando sono fuori casa. Mi muovo a piedi quando posso e quando la mia pigrizia non prende il sopravvento. Non parliamo della raccolta differenziata: obbligatoria. La dieta mediterranea è la soluzione a tutti i quesiti: verdura, pesce, cereali, poca carne.

E tutto questo per dirvi cosa? Per introdurvi i 5 motivi fondamentali per cui coltivare e curare un orto.

 

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» IL GUSTO. Properly è sempre e prima di tutto amore per il cibo, e questo non può che declinarsi in mille sfumature diverse e comprendere quindi anche l’orto. Da lì parte tutto, è inutile trovare scuse: se la materia prima è di buona qualità, il resto viene da sé. La qualità dei vostri pranzi e delle vostre cene migliorerà ad ogni assaggio, non appena vi renderete conto dell’enorme differenza tra i prodotti in vendita e i prodotti del vostro orto. Non c’è paragone.

 


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»LA CURA. L’orto è cura. Prima di tutto, per la terra: avvertiamo una sorta di riallineamento con il ciclo della natura, capiamo quando e come devono essere mangiati gli alimenti, le erbe, le spezie. Impariamo ad avere pazienza, ad avere rispetto per questa terra che ci accoglie e che ci ospita. E’ cura per noi: rimette in circolo il buonumore, ci permette di stare all’aria aperta (sapevate che numerosissimi studi scientifici hanno dimostrato che l’uomo circondato dalla natura è un uomo più felice, perché in un certo senso ci ricorda il nostro stato primitivo?), di rigenerare le cellule e di aprire i nostri polmoni all’aria, quella vera, non quella degli uffici o delle aule studio. E’ rispetto verso il nostro corpo, a cui offriamo cibo sano e coltivato da noi, in tutta sicurezza.

 

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»LA SICUREZZA. La sicurezza, appunto. Avere un nostro orto ci permette di decidere come coltivare ciò che mangiamo, possibilmente cercando di non usare nessun tipo di trattamento chimico: sapete che si può usare la competizione biologica tra le specie per scacciare batteri o malattie, utilizzando insetti o particolari piante? L’unica cosa che non possiamo controllare, purtroppo, è l’aria dove viviamo, ma tutto il resto è super facile!

 

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»LA SODDISFAZIONE. Ultima volta che ve lo ripeto: è meglio comprare della frutta o della verdura al supermercato o dal fruttivendolo, o tagliare la vostra insalata dall’orto o dal balcone? Inoltre, il risparmio economico non è da sottovalutare: ciò che vi serve sono semi o piantine tra trapiantare e dell’acqua. A tutto il resto penserà la natura!

 

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»L’IMPATTO AMBIENTALE. Avere il proprio orticello e coltivare la propria verdura incide, e non poco, sull’impatto ambientale. Se ogni nucleo familiare producesse la propria frutta e verdura, si ridurrebbe il numero di camion che trasportano frutta e verdura sù e giù per l’Italia, oltre che il trasporto della vostra verdura dal fruttivendolo a casa vostra.  E se il vostro orto produce in sovrabbondanza, regalate la vostra produzione ai vicini: il pensiero è molto apprezzato ed eviterete anche a loro emissioni nocive causate dai viaggi in macchina!

 

E se con tutto questo non vi ho convinto, aspettate la prossima settimana, e vi avrò conquistate!

Sofia

 

 

images : pinterest

Inspirational Monday day 4: -4 a natale e un insieme di emozioni contrastanti. Stasera è Florence a Milano e già questo è buono; poi pacchettini, biglietti, nastri, corri che è tardi, dove sono i bicchieri, i tortelli sono pronti, passami il salmone, apriamo i regali! Grande e difficile settimana, ma wherever you are, be all there. ♡

 

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Lunedì e meno 10 alla vigilia di natale. Profumo di biscotti e rumore di pentole sul fuoco. Avete già pensato ai regali? Qui qualche idea per il packaging, per qualche regalo gastronomico, per decorare il vostro albero. Stay christmasy ♡

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