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Dolci

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Quando siete felici fateci caso. Essere felici senza rendervene conto è un grande spreco, e lo diceva pure Kurt Vonnegut. Sono quelle cose a cui pensi quando vivi il disincanto nella vita di tutti i giorni, come oggi. Sono quegli outburst di rimpianto: ma perché quando ero felice non ci ho fatto caso? Perché non mi sono fermata un attimo, non ho respirato bene bene quel momento, e non ne ho rubato un pezzetto per poi ritirarlo fuori, che so, oggi? Ci servirebbe proprio una piccola scatola con tanti brillantini da buttarci in testa come Trilli, per provare a volare in un giorno brutto come questo. La mia scatola dei brillantini verrebbe direttamente dallo scorso dicembre, quando mi ero appena laureata, arrivava il natale e preparavo le valigie per Parigi.

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Questa è una torta contadina, fatta con il pane tenuto in ammollo nel latte per una notte, con l’aggiunta di cacao (nel mio caso, tanto) e quello che si ha in casa: scaglie di cioccolato, mele, pere o, perché no, ciliegie. Questa è la ricetta della nonna e vi posso assicurare che ci picchiamo a vicenda per prendere la prima fetta quando viene sfornata.

Vi serviranno:

  • mezzo chilo di pane vecchio
  • 1 litro di latte
  • 1 etto di cacao
  • 5 biscotti secchi
  • 4 cucchiai di farina
  • una bustina di lievito
  • 60 grammi di burro
  • 8 cucchiai di zucchero
  • 2 uova
  • 2 pere

Spezzate il pane in piccoli pezzi e mettetelo in ammollo nel latte per una notte. Al mattino, tritate i biscotti secchi e aggiungeteli al pane ormai morbido, assieme alle uova, al burro sciolto, allo zucchero, alla farina, al lievito e al cacao. Pulite e tagliate in piccoli pezzi le pere e aggiungetele al composto. Stendete in una teglia ricoperta di carta da forno e cuocete a 180° per circa 50 minuti. La torta rimarrà morbida, quindi capirete che sarà pronta quando inizierà a seccarsi in superficie. Servite con una spolverata di zucchero a velo (e una pallina di gelato alla crema non ci sta male 😉 ).

Mentre cucinate, oggi, un pezzo del mio cuore: U2 – Bad (Live Rattle and Hum)

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Arriva Ottobre, e significa torta di mele. Quella calda, confortante, che capisci che è buona anche mentre la fai, che ti mette in pace col mondo. Perché in realtà è questo che ci piace delle torte di mele: il suo profumo significa casa, ti avvolge come una coperta calda e non puoi fare a meno di scioglierti in quell’abbraccio. L’aroma della cannella, le mele calde, il burro, tutto ricorda l’autunno e preannuncia l’arrivo del Natale. Ah, il Natale. Arriverete al punto di non sopportarmi più a forza di parlare del Natale. The most wonderful time of the year: il mio countdown è già iniziato.
Ma per ora, torta di mele. Un tè caldo, magari al bergamotto o alla cannella (kaneli alle cinque del pomeriggio con la Franci). Una domenica. La pioggia fuori. È questo l’autunno, l’esigenza umana di essere coccolati e accolti quando fuori sembra brutto e minaccioso. Quindi, ripensiamo l’autunno, non come una stagione triste (come sentivo dire da due signore questa mattina al supermercato), ma come quell’esplosione di colori che ricorda la riscoperta di sé in mezzo alla moltitudine, il conforto e l’abbraccio, i momenti di pausa e l’accettazione del cambiamento, sia esso in peggio o in meglio. 
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Il bello della torta di mele è che ogni famiglia ha la sua ricetta del cuore, che viene inevitabilmente prima di tutte le altre. Quindi non posso che dire: questa è la migliore di tutte le torte di mele, perché è la ricetta della mia nonna, con una piccola aggiunta Properly. E non è l’unica: ne conserva almeno altre tre varianti, più mele, meno mele, più latte, meno latte, preparazioni e cotture diverse. Una goduria autunnale.

Vi serviranno: (per una tortiera da 22 cm)

  • 5 mele + 3 cucchiai di zucchero + 1 limone
  • 60 g di burro
  • 150 g di zucchero
  • 2 etti di farina
  • 3 uova
  • una tazzina di latte
  • 2 cucchiai di Amaretto di Saronno
  • 1 cucchiaino di cannella
  • 1 bustina di lievito

Pelate le mele, tagliatele a metà, trasferitele in una ciotola con 3 cucchiai di zucchero e il succo di 1 limone. In una ciotola a parte, lavorate lo zucchero con il burro a temperatura ambiente, aggiungete le uova una alla volta, il latte, l’Amaretto di Saronno, la farina setacciata, il lievito. Una volta ottenuto un composto uniforme, imburrate e infarinate una tortiera e versate il composto. Sistemate le mele con la parte tagliata rivolta verso il basso, in modo circolare, pressando leggermente per immergerle nell’impasto. Coprite ciascuna mela con poca cannella (un cucchiaino in totale), infornate a 180° per 35/40 minuti.

Mentre cucinate: Miles Davis – Autumn Leaves

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Eccoci entrati a piè pari nel mese di Ottobre: cielo grigio, nuvole basse, le foglie sugli alberi cambiano colore e diamo il benvenuto al cambio di stagione della frutta e della verdura. Cerchiamo di adattarci alle nuove temperature scongiurando raffreddori, mal di gola, influenza. Ecco, influenza: presa, in pieno. Quindi quando ci svegliamo al mattino con i 10 gradi autunnali, scivoliamo fuori dalle nostre calde coperte e ci addentriamo nel freddo della casa silenziosa, non vorremmo avere qualcosa di confortante, goloso, dolce, croccante, ma soprattutto pronto da gustarci per colazione? Questi cereali al cioccolato homemade vi chiamano direttamente dalla dispensa quando ancora avete un occhio aperto e uno chiuso. Viziatevi sia a colazione con del latte, sia per merenda, rubandoli direttamente dal barattolo.

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E perché non applicare la stessa filosofia agli spuntini di metà mattina tra una lezione e un’altra in facoltà, alle merende per la ricreazione dei bimbi, a uno strappo alla regola alle 5 del pomeriggio? Per questo ci sono le barrette ai fiocchi d’avena e mirtilli homemade: la dolcezza in formato tascabile quando ne avete più bisogno.

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Per non parlare delle barrette ai cereali, riso soffiato e semi di lino che vi aspettano nel contenitore in latta che tenete nella credenza, a queste dovete proprio cedere (senza sensi di colpa!)

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Insomma, che siano cereali o barrette, che sia mattina, pranzo o pomeriggio, che importa? L’importante è che siano sani, buoni e fatti da voi!

Che sia un bellissimo Ottobre pieno di dolcezza!

Cereali al cioccolato homemade

  • 180 g di cereali integrali
  • 80 g di nocciole
  • 100 g di cioccolato fondente
  • 3 cucchiai di zucchero di canna
  • 3 cucchiai di miele
  • 50 g di burro

Tritate i cereali con le nocciole grossolanamente. Fate sciogliere in un pentolino il burro con il miele e lo zucchero. Unite il tutto alle nocciole e ai cereali. Tritate il cioccolato a pezzetti e unitelo al composto mescolando. Versate il composto in una teglia ricoperta di carta da forno e fate riposare in frigorifero per un pomeriggio. Trasferite il composto in un barattolo di vetro o di latta e conservate in frigorifero per 4/5 giorni.

 

Barrette con fiocchi d’avena, mirtilli e cannella

  • 150 g di burro
  • 4 cucchiai di zucchero di canna
  • 4 cucchiai di miele
  • 1 cucchiaino di cannella
  • un pugno di mirtilli freschi
  • 250 g di fiocchi d’avena

Fate fondere in un pentolino il burro con il miele, lo zucchero e la cannella. Una volta sciolto completamente togliete dal fuoco, aggiungete ai fiocchi d’avena e mescolate bene. Tagliate i mirtilli a metà se sono grandi e uniteli al composto mescolando delicatamente. Versate il tutto in una teglia foderata di carta forno e livellate. Cuocete a 180° per mezz’ora. Una volta tolto dal forno, lasciate raffreddare completamente e mettete in frigorifero per un’oretta. Tagliate a barrette e conservate in frigorifero per 3/4 giorni.

Barrette ai cereali, riso soffiato e semi di lino

  • 100 g di cereali
  • 2 cucchiai di zucchero di canna
  • 4 cucchiai di miele
  • 20 grammi di riso soffiato
  • un cucchiaio di semi di lino

Cuocete a fuoco lento il miele con lo zucchero. Unite i cereali tritati grossolanamente al riso soffiato e ai semi di lino. Togliete dal fuoco il miele una volta che lo zucchero sarà sciolto e versatelo sul mix di cereali. Mescolate bene e livellatelo su una teglia ricoperta da carta da forno. Cuocete in forno per 15 minuti a 180°. Lasciate raffreddare, trasferite in frigorifero per circa 2 ore, tagliate le barrette, conservate in frigorifero per 4/5 giorni.

Mentre cucinate: Gladys Knight & The Pips – Midnight Train to Georgia

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Oggi è il 23 Settembre, è il primo giorno d’autunno e il cielo ce l’ha fatto capire. Mi sono svegliata tardi in una Trento con le nuvole basse e dense, la pioggia che scendeva fitta e il vento che colpiva la vite americana del palazzo di fronte (ancora un po’ di settimane, e prenderà un colore rosso intenso che vi farebbe innamorare). Oggi è una giornata da tè caldi alternati a risotti di zucca, un pasticcino a metà pomeriggio, tante coperte, un libro infinito, profumo di legna. Le infinite sfumature dell’autunno, le printemps de l’hiver. Chi ha voglia di uscire? E’ iniziata la stagione che si osserva dalle finestre, dai vetri delle macchine, dai tavolini al bar: l’autunno non è da vivere, ma da amare con gli occhi e da assaporare.

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Per il nostro primo giorno d’autunno ho pensato a queste pesche tuffate nel rosé aromatizzato alla vaniglia. Sono un’esplosione di sfumature di dolcezza: tre sapori dolci che insieme scoprirete non risultare ridondanti. Anzi, penserete, “sono nati per stare insieme”.
Io mi immagino a Parigi, in un sesto piano nel Marais con terrazzino, accoccolata su una poltrona, osservando affascinata i tetti e la vita parigina che scorre dentro le case. Di cieli rosa non se ne vedono, abbiamo solo le nuances tenui delle pesche, del vino, della vaniglia. Questo è il potere del cibo: con i suoi profumi e sapori apre mondi paralleli di ricordi, possibilità e infinita dolcezza.


Vi serviranno
: (per 3 persone)

  • 3 pesche bianche grandi
  • 70 g di zucchero di canna
  • 200 ml di vino rosé
  • mezza stecca di vaniglia
  • 1 limone bio

Versate il vino in un pentolino insieme allo zucchero e ai semi estratti dalla mezza stecca di vaniglia, più la stecca di vaniglia stessa. Portate a bollore, abbassate leggermente la fiamma e lasciate cuocere per 10 minuti. Nel frattempo scottate le pesche con la pelle in acqua bollente per circa 5/7 minuti. Scolatele, togliete la pelle, tagliatele, sistematele in una ciotola o in un piatto. Una volta intiepidito il vino sciroppato, versatelo sulle pesche. Servite dopo aver aggiunto una spolverata di buccia di limone grattugiata.

Mentre cucinate: Talking Heads – This must be the place

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Immaginatevi per un attimo fuori dal vostro spazio e tempo abituali, via dalla città, via dall’ufficio, via dalle lezioni e dallo studio compulsivo. Via dall’Italia.
Immaginatevi per un attimo nel Limousin, fertile regione della Francia centrale, cuore pulsante di un’antica Europa, culla della poesia occitana.
Tutto attorno a voi il bocage tipico della Francia nord-occidentale, la campagna frammentata da piccoli boschi, siepi, paludi e terreni coltivati recintati dai contadini: una coperta dalle mille sfumature di verde. Attraverso l’aria tiepida si intravedono le prime luci dell’alba. Dimenticatevi il traffico, il chiacchiericcio delle persone in fila con voi al bar. Avete davanti a voi un giorno senza tempo, ogni minuto contiene mille e più secondi, ogni ora si distende, come addormentata. Di palazzi non ce ne sono; esistono solo questa piccola casa di pietra e questa donnina anziana, con i segni del sole sul viso e il riflesso della sua campagna negli occhi. Osservatela aprire le finestre, guardare fuori, respirare forte, andare in cucina e salutare i figli. Osservatela prendere il latte fresco, un po’ di zucchero, le uova raccolte nel pollaio e un cestello di ciliegie. Memorizzate i suoi gesti sapienti mentre mescola gli ingredienti. Sono movimenti che conosce par coeur, a memoria, perché nascono dal cuore, e si fissano indelebili, come dei piccoli tatuaggi.

[Ah, questi francesi.]

Guardate come versa l’impasto sulle ciliegie, già riposte in una piccola casseruola di terracotta, pronto a cuocere lentamente nella stufa. Mentre aspettiamo, beviamo un bicchiere di latte con lei, e insieme, salutiamo i figli, pronti a una giornata di lavoro nelle campagne, con la loro fetta di clafoutis amorevolmente avvolta in panno pulito.

Sarà una bellissima giornata.

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Il clafoutis nasce dalle mani di queste nonne, madri, figlie, le clafouteuses, che preparavano con i pochi ingredienti delle proprie fattorie il pranzo per i famigliari che si recavano nelle campagne a lavorare. Il nome deriva dall’occitano ‘clafir’, che significa appunto riempire (tradizionalmente di ciliegie, nere, della varietà bigarreau). Ed è proprio per questo motivo che non è un clafoutis se non è ripieno di ciliegie: nelle sue varianti, come in questo caso con le prugne, prende il nome di flaugnarde. La flaugnarde può essere anche di albicocche, pesche o mele.

È un dolce che rappresenta perfettamente l’anima francese, semplice senza mai perdere l’eleganza. Oltremanica direbbero: effortlessly chic.


Vi serviranno:

  • Una decina di prugne nere
  • 3 uova
  • 50 g di zucchero di canna220 g di latte
  • 60 g di farina
  • 20 g di burro
  • un baccello di vaniglia
  • zucchero a velo

Rompete le uova in una ciotola, aggiungendovi lo zucchero di canna, e la vaniglia presa dal baccello. Dopo aver mescolato per circa cinque minuti, unitevi il latte e la farina, continuando a mescolare. Aggiungete per ultimo il burro sciolto a bagnomaria. Non spaventatevi se il composto sarà liquido: è esattamente come deve essere. Tagliate e snocciolate le prugne, adagiatele con la parte della polpa rivolta verso l’alto in una tortiera per crostate di 22 cm di diametro imburrata e versatevi sopra delicatamente il composto. Cuocere in forno a 180° per 45 minuti. Una volta intiepidito, spolverate il clafoutis con zucchero a velo.

Mentre cucinate: Ella Fitzgerald& Louis Armstrong – April in Paris

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