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Dolci

Mancano pochi giorni a giugno, ma ancora non riesco a lasciarmi alle spalle le fragole e il loro magico potere. Ovvero, il potere di farti sentire il mare e a campagna allo stesso tempo,  di rinfrescarti in un pomeriggio caldo, di addolcirti i momenti più duri. Tra poco sarà il tempo delle ciliegie, con i loro frutti maturi, rossi e succosi. Le ciliegie che chiamano l’estate, il vino bianco ghiacciato, i piedi nell’acqua a bordo piscina o nell’erba fresca della sera.

Sabato mattina, quando ho infornato questa galette, l’aria profumava di Provenza, di fragole dolci come caramelle e di lavanda in fioritura. Mentre il cielo si faceva sempre più blu, con l’avvicinarsi del mezzogiorno, dalle finestre del paese usciva il rumore dei piatti e delle posate appoggiati sulle tavole, dei coperchi sulle pentole, profumi di sughi, arrosti e dolci pronti a stupire i bambini usciti da scuola. A maggio, il sole non è ancora cocente sull’asfalto, l’aria deve ancora diventare polvere, e il vento fresco sposta i gelsomini sbocciati sui balconi, muove gli steli dei fiori e le vie si riempiono di profumo di rose.

Per questa settimana, datevi un obiettivo. Ossia, trovare un’ora di tranquillità, nelle vostre giornate che vi separano dal prossimo weekend. Prendete una coperta, stendetela all’ombra di un albero e coricatevi. Chiudete gli occhi e respirate. Ascoltate. Toccate i fili d’erba. Sentitevi felici.

 

Ti serviranno:

  • 200 g di farina
  • 100 g di burro freddo
  • 60 g di acqua molto fredda
  • 2 cucchiai di zucchero fine
  • 2/3 cucchiai di zucchero di canna
  • un pizzico di sale
  • 500 g di fragole circa (a proprio piacere)
  • un limone
  • 1 uovo
  • 500 ml di olio di girasole
  • 5/6 foglie di basilico

1- In una ciotola abbastanza grande, setacciate la farina e unite il burro freddo tagliato a pezzetti. Lavorate la farina e il burro assieme con la punta delle dita, fino ad ottenere un impasto sabbioso. Mi raccomando, non lavoratelo troppo, altrimenti scalderete eccessivamente il burro! A questo punto, aggiungete 2 cucchiai di zucchero, un pizzico di sale e l’acqua fredda: impastate velocemente con le mani fino ad ottenere un impasto omogeneo, che avvolgerete in una pellicola e lascerete riposare in frigorifero per 30 minuti.
2- Nel frattempo, lavate e tagliate le fragole, della dimensione e forma che più vi piace (io le ho affettate per la lunghezza, ma possono anche essere tagliate a rondelle!). Conditele con il succo di un limone e 2/3 cucchiai di zucchero di canna.
3- Su un foglio di carta da forno, stendete l’impasto ormai freddo con un mattarello, raggiungendo uno spessore di circa 5 mm. Appoggiate l’impasto su una tortiera precedentemente imburrata e infarinata, ricoprite l’impasto con le fragole condite, ripiegate i bordi della pasta su se’ stessi. Spennellate i bordi con un tuorlo d’uovo e ricopriteli con un pizzico di zucchero di canna. Infornate a 180° per 40 minuti.
4- Nel frattempo, riempite a metà un pentolino dai bordi alti con l’olio di girasole. Lavate le foglie di basilico ed asciugatele accuratamente. Una volta che l’olio ha raggiunto la temperatura, friggete il basilico una foglia alla volta lasciandolo nell’olio non più di 20 secondi (il basilico tenderà a far schizzare l’olio bollente, quindi state molto attenti!). Riponete il basilico fritto sulla carta assorbente.
5- Dopo aver lasciato riposare e raffreddare la galette, decorate con il basilico fritto e servite.

 

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E così senza che ce ne accorgessimo siamo tornati all’inverno che non c’è mai stato, neve e tutto il resto. Uao, e io che già pensavo alla primavera mite con i suoi fiori, i suoi profumi, le sue nuvole ciccione.

Queste sono settimane frenetiche, che arrivano al lunedì senza passare dal via, quando invece mi aspetto un po’ di calma, un sabato lento e tranquillo, permettermi il lusso di non sapere come occupare il mio tempo, per un giorno. Invece, pazienza. Arriverà, e ci si accontenta di un’ora al pomeriggio di calma e pace, con una fetta di crostata e un tè aromatizzato.

IMG_9918OKA proposito, la crostata. E questa non ha bisogno di tante descrizioni. Guardatela, così come è. E’ paradisiaca. Una fetta di questa potrebbe facilmente far scomparire tutti i vostri problemi per un’oretta buona, perché non pensereste a nient’altro. Prima, la frolla. Santa la nonna che ha inventato la frolla. Dolce, morbida frolla. E la crema? Soffice e vellutata come nient’altro al mondo. E poi i lamponi: cosa sarebbe questa crostata senza i lamponi.

Quindi oggi, per il Meat Free Monday, si parla di merenda. Una merenda lenta, tra una lezione e l’altra, senza troppi problemi, guardando fuori che per un momento ancora è tornata la primavera, sciogliendo quella neve che è arrivata troppo tardi. Consacriamo questo pomeriggio alla crostata, a un momento tutto nostro.

Vi serviranno:

Per la frolla:

  • 250 g di farina
  • 125 g di zucchero
  • 125 g di burro morbido
  • 1 uovo intero + 1 tuorlo
  • 1 cucchiaino di lievito
  • 1 cucchiaio di latte
  • Pizzico di sale
  • Poca scorza di limone

Per la crema:

  • 160 g di zucchero
  • 350 ml di latte
  • 30 g di farina
  • 4 uova
  • mezza stecca di vaniglia
  • un pizzico di sale
  • due fettine di zenzero (facoltativo)

Facciamo la frolla: setacciate la farina e disponetela a fontana su un’asse. Aggiungete lo zucchero e il burro morbido tagliato a listarelle. Lavorate con le mani fino a raggiungere una consistenza sabbiosa. aggiungete l’uovo più il tuorlo, un cucchiaino di lievito, il latte e poca scorza di limone. Impastate fino a rendere l’impasto compatto, formate una mattonella che ricoprirete con carta da forno. Lasciate riposare in frigorifero per un’ora.

Facciamo la crema: scaldate il latte in una casseruola insieme alla stecca di vaniglia. Intanto, montate le uova con lo zucchero, fino ad ottenere una crema molto soffice e spumosa. Aggiungete la farina e un pizzico di sale. Aggiungete il tutto al latte ben caldo, continuando a mescolare. Mescolare in continuazione fino a quando la crema non si sarà addensata. A questo punto, lasciate raffreddare la crema.

Tirate fuori la pasta dal frigorifero e, ben fredda, stendetela con un mattarello e adagiatela su uno stampo per crostata. Ricoprite con un foglio di carta da forno e fagioli secchi (in alternativa, arrotolate della carta da forno e sistematela a cerchio sulla crostata negli angoli). A piacere, con la pasta rimanente, potete formare biscottini da mettere sulla crostata. Cuocete in forno a 175° per 30 minuti circa. Lasciate raffreddare.
Versate la crema pasticciera sulla crostata, livellatela, decorate con lamponi e biscottini a piacere. Una spolverata di zucchero a velo, ed è pronta per essere gustata! Bon appétit!

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Quindi, ci siamo. Oggi è il primo giorno di Dicembre e ne sento già la dolcezza. Dicembre, che ha il suono della neve che cade piano a terra e copre tutto. Ecco, inizia il countdown, -25 e ci siamo. 25 giorni di campanellini che preannunciano una grande tavolata rotonda e tante risate.
Love is what’s in the room with you at Christmas if you stop opening presents and listen.
Che poi non è proprio questa la parte più bella? Questa attesa che senti nell’aria, che anticipa il fermento, proprio quella in cui sembra che tutti trattengano il respiro, o meglio che lo perdano, dalla meraviglia, facendo “oooh”. Eh, io lo so cosa è che ci frega. Sono le luci, i fiocchi, i nastri, il vetro splendente, le corone di bacche, i maglioni caldi, la voglia di riempirsi di bello, ora e subito. Ed è questo che nelle giornate buie, quando ti sembra di perderti e di essere esposta (a chi? a cosa?) ti fa dire “no, non ci sto” (si, proprio così, un po’ sussurrato e un po’ no), e ricominciare da capo perché basta alzare gli occhi da terra, a dicembre, che è tutta una magia. Magia. Proprio quella che ti fa sperare sempre in qualcosa di buono e di dolce.

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Si inizia, oggi, con una bacchetta magica che fa biscotti, una volta a settimana fino a Natale. È questo Merry Sweety Christmas, un pensiero dolce a settimana per scaldare pomeriggi freddi di dicembre, mentre si impacchettano regali, si prepara l’albero insieme, in mano una tazza di tè fumante e per la casa il profumo di biscotti. Con i miei biscotti, questa domenica, ho scelto una miscela che mi ha stregata: Melissa è proprio dietro la Mole, un’erboristeria magica in cui ho sguinzagliato la zia (la mia pusher personale) che è tornata con il tè perfetto, il èé di Natale. Che è proprio il natale in un sacchettino di plastica amorevolmente legato con un nastrino bianco ed etichettato a mano. Ecco io non vi dico altro, perché tutto quello che dovete fare è impastare burro, farina, uova e zucchero e sbizzarrirvi proprio come ho fatto io. Questa settimana, biscotti profumatissimi all’arancia, stuzzicati dallo zenzero, croccanti con farina di riso. Happy Merry Sweety Christmas.

Vi serviranno:

  • 200 g di farina 0
  • 100 g di farina di riso
  • 130 g di zucchero di canna
  • 150 g di burro
  • 1 uovo
  • scorza di 1 arancia bio
  • 1 cucchiaino e mezzo di zenzero
  • mezza bustina di lievito

Mescolate la farina di grano con la farina di riso, aggiungete lo zucchero e il burro a temperatura ambiente. “Sbriciolate” il burro con le farine e lo zucchero fino a quando non diventerà sabbioso. Aggiungete la scorza dell’arancia, lo zenzero e la mezza bustina di lievito. Lasciate riposare in frigorifero per mezz’ora. Stendete la pasta, fate i biscotti con le formine che preferite ( purché natalizie) e infornate a 180 gradi per 10 minuti circa. Spolverate con zucchero a velo e gustate con te caldo.

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Ieri sera ero a letto, al caldo, nella stanza buia e nel silenzio mi sono chiesta: cosa voglio fare veramente da grande? Eccola lì, sospesa, fluttuante tra il letto e il soffitto. Cosa voglio fare veramente da grande. E alla faccia di quelli che dicono che i vent’anni sono gli anni migliori. No. Non lo sono (più). Sono ansia, pressione, sogni che cercano di volare e si scontrano con la realtà. Io, con la mia laurea in lingue, cosa me ne faccio dei miei Shakespeare e dei miei Mallarmé? E se non mi piacessero solo la letteratura e la traduzione? E se mi piacessero mille altre cose tutte diverse? E se non volessi uscire dal mondo di oggetti volanti che mi sono costruita?

Perché in fondo è proprio questo il problema, no? Il dramma dell’uomo dall’inizio dei tempi, l’uovo da cui nasce il concetto stesso di arte: come far coincidere il proprio mondo interiore e il mondo esteriore. E come gestire la sofferenza che nasce da questo scarto. E’ lo slancio di Ulisse nell’assecondare la propria hybris che lo allontana dai doveri imposti da Itaca, sono le infinite lotte viscerali tra sé e sé a fare esplodere l’arte più bella: la letteratura, la pittura, la musica. Tutto nasce dal tentativo incessante di far coincidere, almeno in un punto piccolo piccolo, quel grande mondo interiore che ci ritroviamo e arricchiamo e custodiamo con il muro duro della realtà, che ci sfama e ci disseta ma che in realtà ci soffoca.

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Quindi la mia soluzione è: perché non rendere il mio mondo un mondo reale? Fatto di oggetti, persone, idee, concetti, atmosfere e pensieri che circolano dentro e che non trovano espressione, e dargli finalmente uno spazio concreto. Lavorare sì, ma con il bello, rendere belli i momenti degli altri, le case degli altri, le vite degli altri con la mia personale filosofia di vita, con il mio mondo interiore che interiore non è più, ma reale e gioioso e luccicante? Dopotutto cosa salva la vita delle persone se non il riconoscere la meraviglia che c’è nell’universo? Percepire il passaggio delle stagioni; faticare tanto e soffrire e vedere lontano l’obiettivo ma poi raggiungerlo e che soddisfazione; fermarsi durante il giorno e pensare a cosa ci piace e tenerlo a mente; camminare guardandosi attorno e fotografare il bello che ci circonda per tenerlo con sé sempre; leggere; aiutare gli altri, donarsi agli altri; assaporare un piatto semplice e che viene dal cuore di chi ce l’ha preparato; ritornare alle origini con profumi e sapori; i colori dell’autunno e i profumi della primavera; le cose belle e difficili; le cose dure della vita; le mancanze, gli abbandoni, i lutti e il ricordo di chi non ci lascia mai (perché chi ha amato tanto in vita non viene mai dimenticato). Tutto questo rende la vita vita vera, e per questo bella, piena, completa.

Quindi: quello che voglio fare è vivere sempre con le luci di natale dentro, che io le sento tutto l’anno rincorrere dicembre, a volte si bruciano le lampadine, è vero, ma è semplice sostituirle, ci vuole solo un po’ di tempo e tutto è sistemato. Basta puntare alla stella di natale, quella luminosa grande e brillante.
E soprattutto: non facciamoci mai spegnere le lucine da nessuno e cerchiamo, piuttosto, di aiutare chi non ne ha a trovare le proprie, nascoste spesso dietro ad anni di polvere e ruggine.
Ecco cosa voglio fare veramente da grande: accendere le lucine di natale nelle vite degli altri (anche a giugno).

Vi serviranno:

  • 100 g di albumi d’uovo
  • 100 g di zucchero semolato
  • 100 g di zucchero a velo
  • un caco
  • cioccolato fondente
  • lime

Il caco è uno dei frutti autunnali per eccellenza. Morbido, pieno, setoso: un’esplosione di dolcezza.
Pesate gli albumi facendo attenzione a non contaminarli con i tuorli. Versateli quindi in una ciotola ben pulita e aggiungetevi metà dello zucchero semolato e metà dello zucchero a velo. Iniziate a montare, fino a che non saranno molto spumosi, densi e gonfi. A questo punto setacciate le parti restanti di zucchero semolato e di zucchero a velo e incorporateli delicatamente agli albumi montati utilizzando una spatola di silicone, eseguendo un movimento circolare dal basso verso l’alto. Trasferite gli albumi in una sac à poche e formate delle meringhe su un foglio di carta da forno, appoggiato sulla leccarda. Una volta composte le meringhe, appiattite i ciuffi che si sono formati e infornate in forno preriscaldato statico a 105° per 75 minuti. Nel frattempo, tagliate un caco, prelevate la polpa e frullatela con mezzo cucchiaino di zucchero a velo.
Una volta sfornate le meringhe, adagiate un cucchiaio di coulis di cachi su ciascuna e completate con il cioccolato fondente a scaglie piccole e un un pizzico di lime grattugiato.

Mentre cucinate: Michael Bublé – It’s beginning to look a lot like Christmas

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Quando siete felici fateci caso. Essere felici senza rendervene conto è un grande spreco, e lo diceva pure Kurt Vonnegut. Sono quelle cose a cui pensi quando vivi il disincanto nella vita di tutti i giorni, come oggi. Sono quegli outburst di rimpianto: ma perché quando ero felice non ci ho fatto caso? Perché non mi sono fermata un attimo, non ho respirato bene bene quel momento, e non ne ho rubato un pezzetto per poi ritirarlo fuori, che so, oggi? Ci servirebbe proprio una piccola scatola con tanti brillantini da buttarci in testa come Trilli, per provare a volare in un giorno brutto come questo. La mia scatola dei brillantini verrebbe direttamente dallo scorso dicembre, quando mi ero appena laureata, arrivava il natale e preparavo le valigie per Parigi.

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Questa è una torta contadina, fatta con il pane tenuto in ammollo nel latte per una notte, con l’aggiunta di cacao (nel mio caso, tanto) e quello che si ha in casa: scaglie di cioccolato, mele, pere o, perché no, ciliegie. Questa è la ricetta della nonna e vi posso assicurare che ci picchiamo a vicenda per prendere la prima fetta quando viene sfornata.

Vi serviranno:

  • mezzo chilo di pane vecchio
  • 1 litro di latte
  • 1 etto di cacao
  • 5 biscotti secchi
  • 4 cucchiai di farina
  • una bustina di lievito
  • 60 grammi di burro
  • 8 cucchiai di zucchero
  • 2 uova
  • 2 pere

Spezzate il pane in piccoli pezzi e mettetelo in ammollo nel latte per una notte. Al mattino, tritate i biscotti secchi e aggiungeteli al pane ormai morbido, assieme alle uova, al burro sciolto, allo zucchero, alla farina, al lievito e al cacao. Pulite e tagliate in piccoli pezzi le pere e aggiungetele al composto. Stendete in una teglia ricoperta di carta da forno e cuocete a 180° per circa 50 minuti. La torta rimarrà morbida, quindi capirete che sarà pronta quando inizierà a seccarsi in superficie. Servite con una spolverata di zucchero a velo (e una pallina di gelato alla crema non ci sta male 😉 ).

Mentre cucinate, oggi, un pezzo del mio cuore: U2 – Bad (Live Rattle and Hum)

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