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Primi Piattti

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Apro la finestra, fuori c’è il sole e sento l’aria leggera, la primavera che insiste e si intrufola dove non dovrebbe (che se ci pensate, alla fine, siamo ancora a febbraio), e io la primavera l’ho sempre sentita, mi entra dentro dalla pelle, mi sfasa le tempistiche e mi riallinea con il ritmo della terra. Hvoglia di fiori, profumati, dai toni neutri ma decisi, in vasi sparsi per la casa. Voglio bulbi, tanti bulbi, fioriti o no, che importa, basta che siano bulbi (non so se avete capito, ho voglia di bulbi). Mi piace cullarmi all’idea di una vita fatta su misura per me, lavorando facendo ciò che mi piace, a giocare con gli oggetti, unirli e assemblarli. Ciò che più mi ossessiona ultimamente è il risveglio, la sensazione di possibilità che questo porta con sé: ogni giorno è a parte e ogni giorno è da creare e da pianificare, come un foglio bianco davanti a te e un milione di colori. Il risveglio da questo inverno pesante e denso è proprio questo: idee fresche, disegni da riempire, caselle da spuntare. Parola d’ordine: spensieratezza. E tutto va da sé. 

Quindi:
» vi presento ufficialmente la nuova grafica di Properly: fresca, intuitiva, curiosa. Pronta ad accogliere la primavera che arriva e, con una buona dose di pazienza, tante nuove idee che stanno germogliando. Properly è Sofia, e Sofia è tante cose: cambio idea sei volte al giorno e Properly potrebbe cambiare con me, mutando natura stagionalmente, aggiungendo, togliendo, arricchendo. Un mondo in completa evoluzione.

» nasce la nuova rubrica che non ha fretta, perché va al passo della natura: mini guide di giardinaggio, coltivazione e vita all’aria aperta da una fanatica neofita. Usciamo dalle nostre case e da noi stessi, rimettiamoci in contatto con il ciclo che ci ha dato la vita e piantiamo, seminiamo e innaffiamo. Io seguirò e documenterò le mani esperte della mia nonna, che da sempre coltiva quello che mangia con amore e passione. Stay tuned per i primissimi post!

» Da oggi, Properly aderisce al Meat Free Monday, campagna di sensibilizzazione ambientale lanciata nel 2009 da nientepopodimeno che Paul McCartney assieme alle figlie Stella e Mary. Un giorno a settimana (il lunedì, appunto) completamente senza carne, un piccolo contributo alla salvaguardia del pianeta che non rinuncia all’equilibrio. Carne sì, ma poca: il nostro stile di vita non ne esige più un consumo quotidiano, basta lasciar correre la fantasia e scopriamo piatti sani e gustosi a portata di mano, semplici e veloci. Ogni lunedì, su Properly, a partire da oggi!

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Vi serviranno: (x4)

  • 280 g di couscous (Alce Nero)
  • 2 cucchiai di curry
  • zenzero fresco
  • 50 g di farina
  • 50 g di burro
  • 400 ml di latte
  • 2 mele

Preparate la crema di curry e zenzero. In una casseruola sciogliete il burro a pezzetti. A parte, intiepidite il latte. Una volta sciolto completamente il burro, aggiungete la farina setacciata e mescolate con una frusta. Assorbita completamente la farina (e quindi creato il roux), aggiungete a filo il latte continuando a mescolare. Portate a bollore e aggiungete i due cucchiai di curry (o più, a piacere), due fettine di zenzero fresco tritato, sale e pepe. Lasciate raffreddare.
In una ciotola, sgranate il couscous con un cucchiaio di olio, aggiungete 400 mo di acqua salata bollente e coprite per 5 minuti. Sgranate il couscous con le mani o una forchetta.
Sbucciate le mele e tagliatele a fette molto sottili. Scaldate una padella antiaderente e arrostite le fettine di mele rigirandole un paio di volte.
Stendete la crema di curry e zenzero sul piatto, aggiungete il curry e le fettine di mele arrostite. Bon appétit!

 

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In questo giorno speciale di Settembre (tanti auguri a Te), vi racconto una storia d’amore che sa di domeniche pigre e chiacchiere e amore. Questa è la storia di una famiglia tenuta assieme da una sottilissima sfoglia di pasta fresca, quella che fa la mia nonna. Tutti diversi, numerosi, rumorosi, avvicinati dalla magia di questa pasta, declinata in infinite varianti. Agnolini d’inverno, da Natale a marzo, tortelli quando c’è la zucca buona (Vigilia, Vigilia, Vigilia), lasagne per mettere d’accordo tutti, quelle con gli asparagi e i funghi che ho mangiato oggi, tagliatelle per i giorni dispari. Tutti i momenti felici che ricordo sono collegati in qualche modo a questa pasta fresca (ecco da dove nasce il mio problema con il cibo) e, curiosamente, questi ricordi non sono fatti di sapori o profumi, ma di rumori e gesti. Vorrei tanto saper descrivere precisamente tutti questi ricordi, che fortunatamente rivivo molto spesso, ma come faccio a farvi capire che rumore fa il grande mattarello che cade pesante sull’asse di rovere per ruotare la sfoglia? E come faccio a mostrarvi il movimento ondulato sui due piedi che fa la nonna quando impasta con i polsi come se fosse una piccola danza? Vi posso dire che si lamenta se gli agnolini non sono chiusi abbastanza stretti, che riesce a tagliare la sfoglia con il tagliapasta con una precisione maniacale, a fare linee dritte e quadrati perfetti anche ad occhi chiusi. Vi posso dire che la sfoglia cade dall’asse per circa la metà del suo diametro ma non l’ho mai vista spezzarsi una volta, e ogni volta che le chiedo come fa a stenderla così sottile mi risponde: “Eh, lo faccio da quando avevo dieci anni!“. La mia infanzia è scandita da questi rumori e da questi gesti, così come lo è stata quella del papà e quella dello zio. Chi come me dà valore a queste piccole cose, capirà la fortuna di assistere alla magia che si compie ogni volta che rompe le uova nella fontana di farina e inizia a mescolarle con la forchetta, inglobandone sempre di più, fino a formare un impasto omogeneo ed ecco che inizia la danza e “capisci che è pronta quando inizia a fare le bolle sulla superficie, vedi?“. Quando poi inizia a stenderla, beh allora non potete capire: le mani vanno da sole e il mattarello è solo il loro prolungamento, si stende, si arrotola, si allunga, si alza, si gira, si stende e ancora e ancora fino a quando “alzando la sfoglia, riesci a vedere il campanile“. Se non è magia questa…

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Così, quando la pasta fresca l’ho fatta io, che fatica. Quanta fatica, non lo potete immaginare. Credevo di non saper proprio farla, ma i 23 anni di memoria visiva mi hanno aiutata, e il risultato è stato fantastico. Ecco come sono nate queste lasagne alla besciamella di zucca, speck e finferli. Una gioia per gli occhi, il palato e il cuore.

Vi serviranno:
Per la pasta: (per 3 persone)

  • 3 uova
  • 280 g di farina

Preparate un’asse di legno e un mattarello abbastanza lungo. Setacciate la farina a fontana sull’asse e create un buco abbastanza ampio al centro.Rompete le uova e mettetele nel buco della fontana, con una forchetta mescolate le uova incorporando la farina man mano. Quando avrete raggiunto la giusta consistenza iniziate ad impastare con le mani: lavorate la pasta per circa 15 minuti, deve essere ben liscia. Formate una palla e iniziate a stendere con il mattarello: iniziate dal contorno, facendo ruotare l’impasto per stenderla verso l’esterno. Continuate a stendere arrotolando la pasta sul mattarello pressando e allungando in modo che si assottigli in modo uniforme. Una volta raggiunto lo spessore desiderato, tagliare in grandi rettangoli la pasta, gettarli in acqua bollente, scolarli, raffreddarli in una ciotola con acqua salata e stendere i fogli di pasta su un canovaccio pulito.

Per la besciamella:

  • 50 g di burro
  • 50 g di farina
  • mezzo litro di latte
  • sale
  • noce moscata
  • 3 fette di zucca cotta

Una volta fatta la pasta, preparate la besciamella. Iniziate dal roux: fate sciogliere il burro in un pentolino e, una volta sciolto completamente, aggiungete poco a poco la farina, mescolando con una frusta. Quando il composto sarà diventato color nocciola, aggiungete piano il latte caldo continuando a mescolare. Portate a bollore, lasciando bollire per 2/3 minuti.Tagliate la polpa della zucca cotta in piccoli pezzi e schiacciatela con una forchetta. Aggiungete la polpa alla besciamella continuando a mescolare. Salate e grattugiate poca noce moscata.

Per le lasagne:

  • una scatola di finferli freschi
  • aglio
  • prezzemolo
  • un etto e mezzo di speck
  • parmigiano reggiano

Pulite i finferli dalla terra e tagliateli in piccoli pezzi. Scaldate l’olio in una padella con uno spicchio d’aglio, aggiungete i funghi e mezzo bicchiere d’acqua. Cuocete a fuoco lento coperti fino a quando non si saranno ammorbiditi. Scoprite, alzate la fiamma leggermente, tritate un po’ di prezzemolo e unitelo ai funghi. Salate.

Ora che avete pronto tutto, iniziamo a comporre. In una teglia partite con un primo strato di besciamella alla zucca, poi uno strato di pasta, besciamella, speck tagliato a listarelle, funghi. Ripetete gli strati a piacere, o fino a quando non avrete raggiunto il livello della teglia. Completate con piccoli pezzetti di zucca e una generosa spolverata di parmigiano. Cuocete a 180° per 15/20 minuti.

Mentre cucinate: Laura Marling – Rambling Man

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Quelle sere in cui la malinconia un po’ ti avvolge e la parte peggiore è quando ti chiedi a cosa è dovuta, e non ti sai dare la risposta. Forse perché sei sola, forse perché ti manca qualcuno (o qualcosa, o qualcuno e qualcosa), forse perché non ti manca nulla e allora sei solo capricciosa. E questo è probabilmente sicuramente il mio caso. Il voler essere diverse da quelle che siamo a tutti i costi, questo bovarismo contagioso che ci rovina tutto, in particolare quello che noi pensiamo di noi stesse, che alla fine è la cosa più importante. Ci critichiamo, ci sviliamo, ci annientiamo pezzo dopo pezzo comparandoci a chi vorremmo essere o a chi crediamo migliore.

Happiness is found when you stop comparing yourself to other people.

Arriveremo mai a un punto in cui ci renderemo conto che la felicità è il qui e ora e l’accettazione del nostro essere?
Io penso che mai ci arriverò: alla fine, compararci agli altri non è altro che spingere i nostri limiti sempre più in là, mettere in dubbio ciò che siamo e capire che la comparazione  è in realtà un confronto tra diversità, senza il quale saremmo fermi, sterili, morti.

Il limite non è il punto in cui una cosa finisce, ma, come sapevano i Greci, ciò a partire da cui una cosa inizia la sua essenza.

E Heidegger aveva proprio ragione.

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In queste sere insoddisfatte ci serve una coccola in più, qualcosa che riempia gli spazi vuoti attorno a noi, oltre a quelli dello stomaco. Dopo il lavoro, lo studio, dopo una giornata faticosa e impegnativa cerchiamo accoglienza e comprensione. L’altra sera la mia coccola è stata questa: corposi gnocchi di rape rosse immersi in una setosa crema di gorgonzola. Questi gnocchi non giudicano. Questi gnocchi capiscono.

Prima cosa: il colore. Non è fantastico? Certo, la mia cucina era completamente rosa, le mie mani erano così fucsia e sembrava che avessi squartato un Little Pony, ma era tutto bellissimo. Ottimo modo per invogliare i bambini a mangiarli.
Seconda cosa: la dolcezza della rapa rossa in contrasto con la sapidità del gorgonzola. Serve altro?
Terza cosa: gustarli sedute su un morbido divano, facendo ciò che più ci piace, con chi più ci piace.

Insomma, se Madame Bovary avesse avuto queste coccole, non avrebbe fatto quella fine.


Vi serviranno
: (per 2 persone)

  • 300 g di patate
  • 200 g di rape rosse
  • circa 80 g di farina
  • 1 uovo
  • un etto e mezzo di gorgonzola
  • 3 cucchiai di latte
  • una noce

Lavate le patate, pelatele e cuocetele in acqua bollente fino a che non saranno morbide. Nel frattempo, grattugiate le rape rosse cotte. Tenete da parte mezza patata, unite le patate schiacciate, rape grattugiate, un uovo  e mescolate. Aggiungete un po’ alla volta la farina mentre impastate. Se l’impasto risulta bagnato, aggiungete farina. Trasferite l’impasto su un piano e lavoratelo fino a che non sarà ben amalgamato. Dividetelo in piccole pagnotte e una alla volta allungatela su un piano infarinato fino a formare dei filoni e tagliate gli gnocchi della dimensione che preferite. Mentre lasciate riposare gli gnocchi, sciogliete il gorgonzola in un pentolino con il latte. Una volta sciolto, frullate il tutto con dei pezzi piccoli di patate che aggiungerete uno alla volta, fino a che non troverete la densità desiderata. Tenendo in caldo la crema, buttate gli gnocchi in acqua bollente salata e scolateli quando saliranno a galla. Fate saltare gli gnocchi nella crema al gorgonzola e servite con gherigli di noce tritati.

Mentre cucinate: Ray Charles – Georgia on my mind

 

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