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Ciao Settembre. Stamattina sei arrivato con un cielo azzurro
, limpido, il sole ancora caldo e l’aria frizzante. Ciao Settembre, sei un mese semplice, pieno di speranze, nuovi inizi, buoni propositi. Tanti buoni propositi. Per primo: fermati per strada a guardare in alto (le finestre, i balconi, i nuovi cieli). Secondo: coltiva il tempo, tienilo stretto, cullalo. Ogni tanto lascialo andare e respira forte. Terzo: breathe it all in, love it all out.
Stamattina ti ho salutato con una brioche alla crema chantilly e un macchiato. Settembre, sei duro a sentirti (con tutte quelle consonanti), ma dolce da assaggiare: dolci le zucche che sanno di castagne e chissà che buoni i tortelli della nonna, dolci i funghi che oddio li metterei ovunque, dolci i fichi che per la prima volta ho assaggiato cinque giorni fa.

 

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I fichi, che scoperta. Inutile che mi diciate che li avevo già mangiati, il sapore proprio non lo ricordo. Allora cosa faccio? Chiedo alla nonna di rubare i fichi dell’albero vicino a casa (c’è frutto più dolce del frutto rubato?). Ok, non è stato amore a primo assaggio, neanche al secondo. Al terzo però li avevo già accoppiati, colpevole la mia passione per il San Daniele poco stagionato. Inutile, i fichi e il prosciutto crudo si amano davvero. Non ce l’ho fatta, e li ho uniti a un tomino morbido e poche gocce di aceto balsamico. Tutto in un panino al latte, che quello sì che ha il sapore di autunno e inizi nuovi (l’intervallo a scuola e le gite in montagna). Questo è amore, ho pensato, e irresistibile scioglievolezza.

Ciao Settembre: mi addolcisci il cuore, sii buono con me.


Vi serviranno:

Per i panini al latte homemade (circa 10/12 panini):

  • 550 g di farina 0
  • 260 ml di latte
  • 1 cucchiaino di miele
  • 10 g di sale
  • 30 ml di acqua
  • 40 ml di olio evo
  • 7 g di lievito di birra secco

Mescolate in una ciotola la farina e il lievito secco. Sciogliete a parte il cucchiaino di miele nel latte tiepido (non caldo, altrimenti “ucciderà” il lievito) e unite alla farina e al lievito nella ciotola. Aggiungete l’uovo e l’olio e impastate. Lasciate riposare l’impasto mentre sciogliete il sale nell’acqua tiepida. Una volta sciolto completamente, unite l’acqua all’impasto e lavoratelo fino a che il composto non risulterà elastico e liscio. Se necessario, aggiungete poca farina alla volta. Coprite l’impasto con due panni umidi e lasciate riposare in un luogo caldo e umido (la temperatura ideale è sopra 25°, potete lasciarlo nel forno con la luce accesa) per circa due ore, o fino a che non sarà raddoppiato di volume. Trascorso il tempo necessario dividete delicatamente l’impasto in pagnotte (scegliete voi la grandezza che preferite!) e sistematele su una teglia coperta di carta da forno. Lasciate riposare per un’altra ora sempre coperto con un panno. Spennellate le pagnotte con del latte e infornate a 180° per circa 20 minuti, o fino a che non saranno dorate in superficie.


Per la farcitura (1 panino)
:

  • un cucchiaio di zucchero di canna
  • una noce di burro
  • un fico nero
  • un tomino
  • 2 fette di prosciutto crudo (io ho scelto il prosciutto crudo San Daniele)
  • glassa di aceto balsamico

Pelate i fichi, tagliateli in tre pezzi e caramellateli in padella con tre cucchiai d’acqua, una noce di burro e un cucchiaio di zucchero di canna. Copriteli per 3 minuti e continuate a mescolare finché non avranno creato uno sciroppo. Riscaldate una piastra e quando sarà ben calda, cuocetevi il tomino rigirandolo ogni minuto e mezzo, facendo attenzione che non si rompa. Tagliate a metà un panino al latte, adagiatevi il tomino, due fette di prosciutto crudo, i fichi caramellati e aggiungete 3 gocce di glassa di aceto balsamico.

Mentre cucinate: Bobby Darin – Mack the Knife

 

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Quando ho fatto per la prima volta questa crema di carote era fine Gennaio e non avevo idea di cosa fare per pranzo. Ricordo un freddo secco e tagliente, quei freddi invernali di Trento tipici della mia montagna, quelli veri, che senti sulla pelle. Quell’inverno trentino che ti spoglia dentro e fuori, le montagne nude tutt’attorno e l’Adige che scorre gelido e indifferente. Tutto trattiene il respiro in attesa di quella meravigliosa primavera che esplode rigogliosa e verde sulle montagne.

Ecco, in quella mattina annoiata la voglia di uscire era pressoché nulla, e l’unica cosa di cui avevo veramente bisogno era scaldarmi e rincuorarmi (soprattutto dopo una mattinata di studio). In casa avevo delle carote, qualche patata, dello speck (ovviamente) e il Casolèt, un fantastico formaggio trentino della Val di Sole: tenero, dolce e con un tono piccante (amo, AMO il Casolèt). Aggiungetevi delle listarelle di speck del maso di montagna e adagiatele sopra una crema di carote così dolce e densa che… insomma, tre cucchiaiate e l’avevo finita.

 

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E così, in un tiepido pomeriggio di fine agosto, mi è tornata la voglia di cucinarla. Il che cadeva a fagiolo: ad agosto le carote sono dolcissime e inizia il raccolto delle patate. In più, era una giornata grigia, che aveva finalmente portato una ventata di aria fresca autunnale: cosa può esserci di meglio di una crema alle carote con speck e Casolèt?

 

Vi serviranno: (x2)

  • 250 g di carote
  • 2 patate grandi
  • mezzo scalogno
  • 2 fette di speck alte 1 cm
  • 0,75 l di brodo vegetale
  • un rametto di rosmarino
  • olio evo
  • due fette di Casolèt
  • pepe

Tritate finemente lo scalogno e fatelo imbiondire in una casseruola con olio evo a fuoco dolce. Tagliate a pezzi grandi le carote e le patate e fatele insaporire nello scalogno. Dopo circa due minuti versate il brodo vegetale (precedentemente portato a bollore) nella casseruola fino a che le patate e le carote saranno sommerse, aggiungendovi il rametto di rosmarino. Conservate in caldo il brodo rimasto e cuocete per 40 minuti circa a fuoco medio. Nel frattempo, tagliate a listarelle le fette di speck e fatele rosolare in una padella con un filo d’olio, fino a che non saranno belle croccanti. Tagliate il Casolèt a cubetti piccoli.
Una volta cotte le patate e le carote, frullate il tutto: se desiderate la crema un po’ meno densa, aggiungete un cucchiaio alla volta il brodo (caldo) messo da parte.
Servire con una macinata di pepe, un filo d’olio, lo speck e il Casolèt adagiati sopra.

NB: lasciate riposare la crema con il Casolèt e lo speck sopra per circa 5 minuti: il formaggio si scioglierà e sarà un tutt’uno con la crema!

Mentre cucinate: Florence + The Machine – You’ve got the love

 

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Come si aggiusta un pomeriggio sbagliato. Quello strano, col cielo strano e l’aria strana. Rincorro quest’ultimo mese di estate conservandolo nei barattoli sotto forma di marmellate e conserve, eppure c’è sempre qualcosa che mi lascio sfuggire. Meglio così: l’estate va lasciata dove è, nel suo mare blu, nelle sue colline di grano oro, nei suoi pomeriggi oziosi e nelle sue sere stanche. Ci limitiamo a raccogliere gli effetti del sole caldo, i pomodori maturi (gli ultimi), una scottatura che ci abbandona presto (la mia), e quello che la fine di agosto ci lascia: l’ansia e l’urgenza dei primi impegni autunnali, il profumo fresco di settembre alla sera e tutto quello che si inizia a desiderare dell’autunno (compreso il maglione di lana con le renne che vorresti già adesso: si, il countdown è iniziato).

In un pomeriggio sbagliato di fine agosto che preannuncia pioggia, la mia soluzione è una coperta di Linus di farina, zucchero e uova. C’è qualcosa di incredibilmente confortante nel preparare una torta: il momento in cui rompo le uova e prendo la frusta mi libera immediatamente da tensioni, malumori e paturnie (cit). E’ un ritorno a casa dopo tanto tempo.

 

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Questa è una torta furba: con un vasetto di yogurt si pesano tutti gli ingredienti, e vi serviranno solamente una ciotola e una frusta. Quello che otterrete sarà talmente morbido, soffice e goloso che non riuscirete più a farne a meno!

ps. Consigliato a chi, come me, adora la farina integrale!

 

Vi serviranno:

  • 1 vasetto di yogurt (125 g)
  • 1 vasetto e mezzo di farina integrale
  • 1 vasetto e mezzo di farina 0
  • 1 vasetto e mezzo di zucchero
  • 2 uova
  • ½ vasetto di olio di semi
  • Una manciata di mirtilli
  • 1 cucchiaino di lievito
  • scorza di 1 limone biologico
  • 3 cucchiai di latte (opzionale)

Accendete il forno in modalità statica a 170°. Mescolate in una ciotola tutti gli ingredienti liquidi: le uova, lo yogurt e l’olio. Aggiungete lo zucchero, la farina, il lievito e la scorza di limone avendo cura di mantenere il composto senza grumi. Io ho usato le uova delle galline di mia nonna, che sono leggermente più piccole: se come me non avete uova grandi, potete aggiungere un uovo, o in alternativa 3 cucchiai di latte. Nel mio caso l’impasto è risultato eccessivamente denso, e ho aggiunto uno alla volta i 3 cucchiai di latte.
Imburrate e infarinate uno stampo da plumcake e versate tre quarti del composto nello stampo. Togliete i mirtilli dal frigorifero (devono essere freddi, altrimenti durante la cottura scenderanno!) e disponeteli sulla lunghezza dell’impasto. Ricoprite con il composto rimanente, aggiungendo infine mirtilli a piacere. Cuocete il plumcake per 45 minuti, facendo sempre la prova con lo stuzzicadenti.

Mentre cucinate: Dionne Warwick – What the world needs now

 

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