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Food

Tre cose ho notato subito di Copenhagen.

  1. il silenzio. appena arrivati in centro, erano le 11 del mattino di giovedì, e non si sentivano che i gabbiani in lontananza, il rumore dei semafori pedonali, le ruote delle biciclette. pochissime macchine, voci sommesse.
  2. l’aria. leggera, vibrante, tagliente, certamente fredda (volava il nevischio).
  3. la luce. luminosa e scintillante, accarezzava le case, gli alberi.

E alla fine Copenhagen è stata proprio così: leggera, luminosa e silenziosa. Perfetta in alcune delle sue (poche) contraddizioni, gentile, aperta, nuova, fresca.
Partendo, mi aspettavo una serie di cose, generalmente una lista di stereotipi sulla cultura nordica che segretamente non vedevo l’ora di vedere concretizzati. In poche parole, avevo voglia di hygge, di cinnamon pastries, cieli azzurri e muri chiarissimi e coloratissimi, lunghi cappuccini, negozi di design e cibo new nordic. Ammetto, non senza un briciolo di vergogna, di aver pianificato questo viaggio interamente attorno al cibo: nella mia mappa di google ho appuntato cafe, ristorantini, bistrot, e chi più ne ha più ne metta, nella terribile paura di non riuscire ad assaggiare tutto, di non provare tutto almeno una volta. [Questa è un po’ l’ansia che mi viene ad ogni viaggio: il timore di non sfruttare l’esperienza, di non viverla appieno, di non trarne il massimo (che è un po’ l’ansia della mia vita in generale, ma va bene).]

Quindi, siamo partiti pimpanti con il volo al mattino presto, mentre nella mia mente immagini di casette colorate e dolcetti danesi si alternavano con Bon Iver in sottofondo.
Che dire, un po’ è stato così, alla fine. Un po’ quella Danimarca immaginata l’ho ritrovata, in alcuni angoli della città in alcuni visi delle persone, e mi è anche piaciuta. Ma la cosa più bella è stata capire che l’anima di Copenhagen va ben oltre la statua della Sirenetta (che, peraltro, non ho visto), o le casette colorate o i negozi di design.

Copenhagen è una città da vivere, giorno per giorno, svegliarsi con lei, uscirci a colazione, a pranzo, a cena, per un giro nel parco, in bicicletta, in tutte le stagioni, con l’aria leggera e il sole estivo o, come noi, con il vento gelido e la neve silenziosa. E’ una scoperta lenta, delicata, che richiede pazienza e fiducia. E’ una città in cui ritorni perchè hai sempre la sensazione di aver dimenticato qualcosa.

Questo è uno dei motivi per cui questa non è una vera e proprio guida di Copenhagen. Perlomeno, non nel senso più tradizionale del termine: ci saranno comunque posti e cose che abbiamo visto e che ci sono piaciuti particolarmente, ma non sarà così meticolosa e particolareggiata come si suppone debba essere.
Copenhagen mi ha incoraggiata a riprendere in mano la macchina fotografica (è come se avessi ritrovato una vecchia amica, dopo tanto tempo), perchè le sue forme, le sue ombre, le sue luci creano vere e proprie magie. A parlare saranno le fotografie che ho fatto – dopo tanto tempo ho ripreso in mano la macchina fotografica (in realtà, è stata una scusa per provare la nuova Fuji cuoricuori) – e con loro propongo un nuovo viaggio, una nuova esplorazione, come quando ti guardi all specchio di sfuggita, e ti sembra quasi di notare altre espressioni, altri segni sul volto.

Pronti, via.

° Botanisk Have: un’oasi di luce nel centro di Copenhagen.

Copenhagen è una città che si rivela camminando per le strade, parlando con signori anziani alla fermata dell’autobus, entrando nei negozi, nei bistrot. per questo, noi abbiamo scelto di evitare (quasi totalmente) i musei, preferendo scoprire la città per quartieri e per zone. Mi sono innamorata degli edifici, dell’architettura, dei canali, dei suoi colori.

°Nyhavn: il cliché dei cliché a Copenhagen, la celeberrima via dei canali con le case colorate e le barche al molo. spettacolare, ma forse un po’ rovinata dalla folla e dalla calca dei turisti: senza alcun dubbio è la via più affollata della città. per questo consiglio di arrivarci dalla parte di Christianshavn, costeggiando altri canali non meno affascinanti e caratteristici, percorrerete un ponte che vi collegherà a Nyhavn con vista sull’Opera di Copenhagen.

[appena fuori da Indre By – il centro di Copenhagen – sorge la nuova Axel Tower: architettura dal sapore antico, quasi post-bellico americano, ma uno spettacolo di linee e di forme. al tramonto, si tinge di oro rosa.]

°Nørrebro: zona multietnica, creativa e giovane. consiglio un percorso a piedi che tocca Assistens, il cimitero della capitale danese – non particolarmente affascinante ma particolare nel suo genere -, i murales più belli della città, il parco per bambini Bananna (nato da un’ex-raffineria). Allontanatevi un’oretta da Nørrebro per vedere la chiesa di Grundtvig, tipicamente nordica ed estremamente affascinante (purtroppo non siamo riusciti a visitare l’interno, che a quanto pare è spettacolare – cerimonia in corso!). A Nørrebro straconsiglio Mirabelle, a quanto pare fanno i migliori kanelbullar di Copenhagen e posso confermare. Must see: la Maersk Tower, sede nuova dell’università. un gioiellino architettonico.

MA ANCHE:

°Christiania: quartiere parzialmente autogovernato di Copenhagen, decisamente caratteristico. fondato negli anni settanta, è abitato da una comunità che si autogoverna quasi totalmente (c’è una scuola, un asilo, un piccolo ospedale, negozi…). curiosa la via con il mercatino di droghe leggere – le droghe pesanti non sono tollerate. è assolutamente vietato fare fotografie all’interno.

°Slotsholmen: un’isolotto che definisce il centro storico e reale di Copenhagen, su cui sorge la Biblioteca Reale (Black Diamond), il Palazzo di Christianborg (sede del Parlamento danese e parzialmente utilizzato dalla famiglia reale).

°Louisiana Museum: l’unico museo che abbiamo visitato, e ne vale la pena. è appena fuori Copenhagen (una mezz’oretta di treno) in un tranquillo quartiere residenziale. l’entrata del museo stesso sembra effettivamente quella di una casa qualsiasi, con muri bianchissimi ricoperti d’edera. classici dell’arte contemporanea si alternano a mostre temporanee all’interno e all’esterno del museo , direttamente sulla costa orientale della Danimarca, dalla quale riuscite a vedere la Svezia. potete passeggiare vicino alla spiaggia o nel giardino, che propone un itinerario specifico con sculture  e il rumore del mare in sottofondo. fino a maggio c’è Gleaming Lights, l’installazione di Yayoi Kusama più instagrammabile del mondo. un’esperienza magica.

 

I CONSIGLI PROPERLY

*le colazioni

quanto ci sanno fare i danesi con le colazioni. io, che sono sempre stata e sempre sarò un tipo da pastasciutta a mezzogiorno, non vedevo l’ora di svegliarmi e di fare colazione. solo quello, colazione tutta la giornata. i croissant sono i più buoni mai assaggiati dopo Parigi (e in alcuni casi, anche meglio). il cappuccino… ok, quello è un aspetto decisamente da migliorare, ma felicemente sopperito da tutto il resto.
Le colazioni che suggerisco sono:
– quella tradizionale, all’italiana per intenderci, nel nuovo posto hipsterissimo Statement Coffee. Croissant da capogiro e dolci alla cannella che wow.


– quella strong, a metà strada tra una colazione e un brunch, per quanto mi riguarda nettamente verso il brunch, da Ipsen&Co. Se ordinate la Ipsen breakfast, vi arriverà un piatto direttamente dalle cucine del paradiso: pane e burro, formaggio, croissant, uovo, skyr al frutto della passione e granola. vabè ho detto tutto.

 

*i pranzi al volo

a Copenhagen regna lo street food, letteralmente. dopo essere quasi morta dentro quando ho scoperto la chiusura del Copenhagen Street Food, ho rimediato subito con il Torvehallerne, un mercato chiuso a Nørreport con decine di chioschetti che vendono pesce, carne, formaggi, ma anche i tipicissimi smørrebrød. Noi li abbiamo provati solo il primo giorno proprio a Torvehallerne, perchè sfortunatamente Aamans (la mecca degli smørrebrød) era pienissimo al sabato.

per gli hot dog gourmet, provare Døp, chiosco che si sposta di tanto in tanto, ma che al momento è sotto la Rundetårn. Fantastici.

*merende

non rinunciate alla merenda delle 5 del pomeriggio. il primo giorno nevicava molto, il freddo era quasi insopportabile, e ci siamo rifugiati da Smushi Café. locale bellissimo e curatissimo, torte spaziali. unica pecca, il servizio molto lento (ma così in quasi tutta Copenhagen).

Di questo viaggio emozionante serbo il ricordo della luce, della leggerezza dell’aria e la consapevolezza che viaggiare è bello da morire.

Informazioni tecniche:
per organizzare il viaggio abbiamo usato la guida Lonely Planet di Copenaghen e gli indispensabili consigli di Nonsolofood. Abbiamo volato con EasyJet e abbiamo alloggiato al Copenhagen Mercur Hotel , camere comodissime e posizione super.

E così, dopo questa lunghissima, calda – torrida estate, Ottobre improvvisamente fa capolino dietro gli alberi dei giardini, nelle foglie sui prati, nell’aria umida e frizzante del mattino, nei tramonti aranciati della sera che arriva sempre più velocemente. Con questo Ottobre che si affaccia sulla mia finestra, mentre l’acero si veste di rosso e le ortensie lentamente si scuriscono, inizio finalmente a godere della stagione che più preferisco, che attendo con ansia dall’inizio dei primi caldi.

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Quindi, mi alzo la mattina presto e parte la morning routine dell’aspirante insegnante: appena sveglia non fai che pensare all’infinita giornata che ti troverai davanti, ma ti rimetti subito in sesto guardando il cielo dalla finestra (gloomy mood, gloomy weather) e pensando al cappuccino che ti fai ogni mattina come se fosse un rito sacro. Dopo suddetto cappuccino e mini brioche ti fiondi nell’infinito abisso nero della disperazione (arriveranno mai altre convocazioni? hanno fatto uscire le nomine dei supplenti? devo per caso fare un rito voodoo affinché tutte le insegnanti di inglese e perchè no francese rimangano incinte? che si spezzino una caviglia? aspetta, posso provare a pregare e vedere se qualche mail mi arriva, o dovrei forse cambiare direzione? cambiare strada?). In mezzo a questo vortice di depressione in cui non fai che sprofondare sempre di più, ti accorgi che è già autunno, è già Ottobre, e ti ricordi per un attimo di quanto ami questo mese, le sue foglie gialle sui marciapiedi, gli aceri che si colorano di rosso, le vie che diventano quadri impressionisti: le printemps de l’hiver.

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E così, tra un pomeriggio cupo e un altro, ho imparato a prendere un giorno alla volta, cercando di non farmi prendere dal panico per le cose che potrei (dovrei?) fare e ho scelto di non fare, per le strade che avrei potuto percorrere, ma ho scelto di ignorare. Non so se la strada che sto prendendo sia la migliore, ma sento che potrebbe essere quella giusta, indipendentemente dalle continue delusioni, aspettative e speranze che ripongo in ogni piccolo ‘segno’, e che puntualmente vengono disattese e deluse. Cerco solo di fare tutto del mio meglio, nel miglior modo possibile, cercando di guardare avanti, oltre i piccoli momenti di delusione e tristezza che questa vita ci mette davanti. Guardare oltre: motto di vita.

Poi, per quanto riguarda le mattine tristi e i pomeriggio cupi, quelli con le paturnie e i capricci passeggeri, ho scelto di attraversarli con piccoli riti quotidiani che rincuorano e arricchiscono l’anima, quelle piccole cose, i piccoli gesti che rendono ogni giorno un po’ speciale, un po’ diverso dagli altri, e allo stesso tempo sicuro e confortevole, come un rifugio in una sera buia e tempestosa. Alzate il volume. Mettetevi comodi.

 

1.
Crea l’atmosfera.

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Così come a marzo inizio a riempire la casa di vasi e vasi di fiori, ad ottobre riempirei la casa di garofani arancioni, dalie bordeaux, bouquet di foglie, castagne matte e zucche di tutte le forme. E’ semplicemente più forte di me. E così il primo risotto di zucca apre le danze alla nuova stagione, le candele si accendono, così come la stufa nella veranda: in men che non si dica, mi ritrovo sulla poltrona color vinaccia, davanti al fuoco, con una tazza di the caldo, libro in mano, pioggia fuori, calore famigliare tutto attorno. E’ quella sensazione di sicurezza e felicità che si prova nell’intimità della propria casa e degli affetti più cari, nel sentirsi al riparo e mai giudicati, nel costruire l’ambiente attorno a se’ in modo che diventi il più accogliente possibile, godere delle cose belle della vita e della convivialità. (sulla filosofia hygge ne ho parlato proprio qui). Quindi.
Candela di Diptyque ad ammorbidire l’ambiente, come questa Ambre Cognac. Ricordatevi che se non siete amanti delle candele, non c’è miglior modo per creare un’atmosfera autunnale in casa che cucinare biscotti: il profumo che si sprigionerà ovunque sarà irresistibile. Oppure: fate bollire in una piccola pentola dell’acqua con scorze d’arancia, un bastoncino di cannella e chiodi di garofano. Sarà un diffusore naturale.

E poi. E poi lasciamoci trasportare dalla fantasia e raccogliamo le foglie per strada mentre andiamo al lavoro o all’università, creiamo bouquet di foglie rosse e gialle e decoriamo la casa, la cucina, la nostra scrivania. Organizziamo una merenda o una colazione all’aria aperta, in giardino o sul balcone, l’ultima occasione per godere dell’aria frizzante di questo autunno che diventerà ben presto rigido e umido.

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Scegli la coperta più morbida e accogliente e goditi il paesaggio autunnale, il foliage del bosco, immagina di essere nel Vermont e sogna sogna sogna.

Anthropologie. Non delude mai.

 

2.
Scegli il the che ti scalda il cuore


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E il mio è di Forsman Tea, viene dalla Finlandia e vi assicuro, è l’autunno in un sacchetto da 60 grammi, un piccolo Babbo Natale in miniatura sotto forma di foglie di the. Il mio preferito è Joulu Rooibos, che mi riporta indietro ai freddi pomeriggi di Trento, quando la mia amica Franci lo importò direttamente da Turku. Questo autunno mi preparo al Natale e proverò Winter Dreams: vale la pena provarlo solo per il nome.

3.
Cozy up:
lo shopping autunnale terapeutico (anche solo per sogno)


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Chi di noi non appena accenna un abbassamento delle temperature sembra rinnegare l’intero armadio estivo usato fino a un giorno prima, e inabissarsi nella disperata ricerca del cardigan giusto, il maglione perfetto, la camicia più adatta, o il vestito autunnale per eccellenza (nel mio caso: righe, pois, tartan)? Personalmente, ho iniziato a scandagliare Asos alla fine di agosto, quando un timido temporale ha introdotto le prime mattine fresche, e da lì è iniziata l’ossessione per la perfetta camicia lumberjack abbinata al cardigan abbinato ai jeans. Ok ammetto che quest’autunno la mia board pinterest è dominata da quel country chic Ralph Lauren mid-90s misto a Calvin Klein fine anni ’80 che ossessivamente ricerco ovunque. Non so se mi spiego:

Cosa volete che vi dica, sono una figlia degli anni ’90. Detto ed appurato ciò, la mia ricerca ha avuto i suoi frutti, e ho scoperto (in realtà da questa primavera, quando mi sono innamorata dei suoi vestiti floreali) il lifestyle brand di Reese Witherspoon, che già di per se’ vorrei che fosse la mia migliore amica, in più veste in modo adorabile, parla in modo adorabile, recita in modo adorabile… insomma, Reese è adorabile così come la sua nuova collezione f/w. La cosa che amo di più di Draper James non è altro che la sua caratteristica principale: da vera Alabama girl, ha scelto di declinare l’intera collezione in base alle sue origini, creando un vero e proprio tributo alla southern soul che c’è in ognuno di noi. Così tra un poncho in lana merino e un vestito a righe ti perdi nel suo mondo da sogno, e ti immagini già nella tua casa coloniale a servire apple cider nel portico di fronte. A peggiorare la situazione, c’è ovviamente il blog di Reese (a southern style blog) che tra ricette di torte di mele e shortbread da vera mamma del sud, tutorial diy di corone autunnali e consigli per la raccolta delle mele rende il tutto ancora più perfetto ed invidiabile.


Cora Sweater Cape qui

Ivy Lace Skirt qui

E poi, però, quando Ottobre arriva portando con se’ i primi freddi e cerchi sempre il maglione dei maglioni, quello giusto, perfetto, comfy, non ti resta che andare sul classico intramontabile:

In cammello, qui

4.
Walk with pride.

Stagione nuova, anno nuovo, scarpe nuove. E io mi sono innamorata di  Sézane e dalla sua linea pulita e chic: tremendamente francese.

Queste, sempre comunque, in blush, qui

 

Ma anche, perchè no, color ruggine

 

5.
Scegli un profumo, rendilo tuo.

Il mio profumo del cuore, che purtroppo è ancora nella wishlist, è di Parfumerie Générale, e nasce dal naso di Pierre Guillaume. Il 22 Djhenné è un’esplosione di calore: nasce dai temi olfattivi delle oasi del deserto e sprigiona sabbia calda e cuoio, dietro ai quali si nascondono la lavanda, la mirra, il cedro e le fave di cacao.

Online, qui
Se siete a Mantova, da Parfums d’Essai

 

6.
Comfort food.


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E di comfort food me ne intendo, assai.

*Risotti: risotti millegusti. Autunno chiama risotto. Risotto sgranato come quello della mia terra, alla pilota. Risotto mantecato fermo, come mi piace quello ai funghi chiodini. Risotto all’onda, proprio come quello alla zucca, perfetto. Risotto mon amour.

*Zuppe e vellutate: chi più ne ha più ne metta. Vellutata di zucca e castagne, di broccoli e spinaci. Zuppa di lenticchie e fagioli, di ceci al curry.

  • Torte: le mie preferite sono al cucchiaio, perché sono le uniche che mi confortano davvero: la panna e il mascarpone sono il mio vangelo in fatto di dolci, motivo per cui potrei uccidere per un tiramisù. Ma il vero dolce autunnale è il più caldo e soffice possibile: l’unica costante obbligatoria è la presenza delle mele, croccanti o morbide che siano, da abbinare alla cannella, al liquore o all’amaretto. Per me, la migliore è la torta di mele proprio come la fa la mia nonna, magari nella mia variate all’Amaretto di Saronno.

 

7.
Perditi tra i libri.

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L’attività che forse preferisco in assoluto nelle fredde giornate di pioggia. Sono da sempre stata una grande lettrice, con una vera passione per la letteratura, tanto da determinare il mio percorso accademico. Con i libri amo ridere, commuovermi, piangere, preoccuparmi, viaggiare e scoprire. Ma forse, più di tutto il resto, più delle storie d’amore o d’avventura, amo meravigliarmi della bellezza delle parole: mi sono innamorata delle descrizioni di Faulkner e di Steinbeck, dei dialoghi di Carver, della precisa caratterizzazione della Austen. Ho perso la testa per la grazia di Flaubert e per l’impetuosa verità dei russi.

Detto ciò, come luglio chiama Scandalo al Sole, Ottobre esige solo ed unicamente un libro: Harry Potter. E non importa quale, che sia il primo, il terzo o l’ultimo, credetemi non c’è nulla di meglio di Harry Potter per sentirsi coccolati e felici in una fredda sera autunnale. Chi di noi a Settembre non sente già il richiamo di Hogwarts, le cene nella Sala Grande, l’avvicinarsi dell’inverno a Hogsmeade?

8.
Netflix and chill.

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E poi cosa c’è di meglio di due cuori, una coperta e uno schermo – o meglio, un servizio streaming online?

New GirlModern Family: su Netflix voglio ridere, e queste sono le mie preferite. Dolce e leggera la prima (io e Jess abbiamo delle somiglianze inquietanti), sagace e tagliente la seconda.

The Handmade’s Tale: serie drammatica tratta dal capolavoro di Margareth Atwood. Siamo in un mondo distopico in cui la maggior parte delle donne è sterile. Il genere femminile è diviso in caste sociali: le poche donne fertili rimaste vengono rapite per essere rieducate e assegnate a famiglie altolocate per poi diventare concubine a soli fini riproduttivi. Duro, tagliente.

House of Cards: che dire, il dramma politico per eccellenza. Rimarrete letteralmente incollati allo schermo: intrecci entusiasmanti, caratterizzazioni assolutamente perfette, regia e sceneggiatura stupefacenti. E poi, gli outfit di Claire Underwood.

Per la serata tutta film e popcorn, C’è posta per te, il film autunnale dagli ingredienti perfetti: Meg Ryan semplice, giovane, ingenua con outfit di un’eleganza rara, con un lavoro da sogno nella sua libreria per bambini, che combatte una lotta morale con il nuovo colosso dell’editoria Tom Hanks. Spoiler: sono fatti l’uno per l’altra. Tra la libreria di Meg Ryan, e una Manhattan autunnale che si avvicina al Natale, perdetevi a sognare.

 

9.
Libera la tua creatività.

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Non importa come. Qualsiasi cosa. Che sia il disegno, la pittura, la scrittura, la cucina, la pasticceria e, perché no, gli origami. Libera la parte di te che è solitamente controllata e crea qualcosa. Ti sentirai sempre più libero, più leggero, più sicuro di te e con molte più energie. Io ho trovato le due vie di sfogo che non posso che consigliarvi.

*Bullet Journal. Un nuovo sistema per organizzare e pianificare la quotidianità e la vita in un modo totalmente personalizzato e creativo. Ad oggi, potete trovare migliaia di video youtube che spiegano le tecniche, i tips&tricks e sempre nuove idee per costruire il tuo bullet journal. Altamente consigliato a chi, come me, è un po’ un control freak ma con tanta energia creativa da sfogare. Io seguo l’adorabile Anita Checcacci di ApuntoC, ma youtube è veramente pieno di idee e spunti creativi.

*Knitting. Che dire lavorare a maglia mi ha cambiato la prospettiva di vita. Per tutta la vita ho guardato le nonne sapientemente intrecciare e strecciare e ingarbugliare fili e lane in un modo a me oscuro che magicamente alla fine prendeva sempre senso, e si trasformava in una sciarpa, in un centrino, in un paio di calze, in una coperta. Mai e poi mai avrei creduto di potercela fare (quasi) da sola. Poi una mattina ho preso coraggio, ho ordinato sul magico sito Wool and the Gang la lana, i ferri di legno, e, quando giorni dopo mi è arrivato il tutto dall’Inghilterra in una busta di carta dal packaging perfetto, ho iniziato a sferruzzare guardando i tutorial su youtube, tutto ha preso senso. Tutti i movimenti, i punti, le file, i ferri, la grammatura della lana, lo spessore… tutto era improvvisamente al posto giusto. E così ho fatto una sciarpa e una cuffia. Non sono perfetti, ho sbagliato i punti, il cast off è decisamente impreciso, ma l’ho fatto io. Con gli errori e gli sbagli, ma l’ho fatto io.

E questo ho imparato: non importa sbagliare, è importante tentare.

10.
Pianifica un viaggio.

E qui si apre il mondo dei balocchi. Perché di viaggi ne ho pianificati a bizzeffe, senza mai aver abbastanza cash per attuarli. Ora come ora, in questo Ottobre ballerino, da quando ho scoperto la montagna in autunno ho bisogno di Alto Adige. Nei miei sogni più spinti, ho pianificato un soggiorno al San Luis Private Retreat Hotel & Lodges . Amici miei, è un sogno. Siamo vicino a Merano. Un gruppo di chalet privati affacciati su un lago alpino e immerso in un’oasi incontaminata di boschi di Larici. Totalmente immerso nella natura, puoi scegliere lo chalet sul lago, o la casetta sugli alberi. Ovviamente con spa e colazione privata in camera.

 

Buon Autunno gente ♡

Questa sì che è stata un’estate strana. La prima estate senza esami, senza affanni, senza particolari scadenze o impegni. Un’estate senza: senza percorsi definiti, senza progetti coinvolgenti, senza grandi emozioni.

[alcune emozioni ci sono state: un concerto che mai dimenticherò, un incontro nella Capitale con l’amica del cuore, un matrimonio speciale, giorni magici nelle mie montagne (a proposito, chi resiste un altro mese senza una capatina al rifugio?)]

Un’estate lunga e allo stesso tempo volata sotto gli occhi, in cui ho raggiunto nuove consapevolezze su di me, su chi mi circonda, come se avessi delineato i contorni della mia immagine riflessa in una finestra.


1- compararsi agli altri e giudicare noi stessi in base al percorso di chi ci circonda è un enorme, irrecuperabile spreco di energie. e finalmente l’ho capito. e meglio tardi che mai. quindi, smettiamola di costruire castelli di giudizi e rimproveri su noi stessi solo perché non siamo come gli altri, perchè non facciamo le stesse scelte di vita, perchè sbagliamo di più o di meno, perchè abbiamo gusti diversi, priorità diverse, aspettative e sogni diversi. perchè, appunto, siamo diversi. dobbiamo essere felici di noi stessi, del nostro percorso e avere la determinazione necessaria a cambiarlo, se non ci soddisfa. embrace yourself – embrace your change.

2- dire sì. rispondere sì. sì a quel viaggio, a quella cena, a quella sfida, a quell’opportunità, a quel tatuaggio (?). ça va sans dire, spero di poter dire sì a una supplenza molto presto. inoltre, smettere di cancellare quello che scrivo: dire sì al flusso di coscienza – dire no ai perfezionismi. dire sì impulsivamente e non riflettere sempre su tutto, immaginando improbabili conseguenze.

3-  finalmente accettare questa vita che va un po’ per i fatti suoi, che decide quali curve prendere, quando fermarsi e quando ripartire. non pianificare, organizzare, immaginare scenari fantastici. dobbiamo solo essere bravi a capire i segnali che ci vengono dati, e mai mai mai buttare via i nostri sogni più belli, ma riporli in una piccola scatola in soffitta, perchè prima o poi arriverà il tempo anche per quelli.


 

Per il gelato:

  • 260 g di yogurt naturale intero
  • 200 g di panna fresca da montare
  • 100 grammi di zucchero
  • vaniglia: potete scegliere quella in bacca, o quella i polvere (in questo caso, io ho utilizzato la vaniglia in polvere bourbon del Baule Volante.

Frullate lo zucchero in un mixer in modo da polverizzarlo completamente. Unite lo yogurt, la panna liquida e la vaniglia e mescolate il tutto con una frusta. Versate il composto in un contenitore ermetico e lasciate congelare in freezer per almeno 5 ore.

Per le pesche:

  • 7/8 pesche tabacchiere
  • 50 grammi di burro
  • 3 cucchiai di zucchero di canna
  • vaniglia
  • due cucchiai di miele

Accendete il forno a 200°. Pulite molto accuratamente le pesche, tagliarle a metà per la lunghezza e privarle del nocciolo. Stendete le pesche su una teglia da forno con la parte tagliata rivolta verso l’alto. A questo punto aromatizzate a piacere: su ogni pesca ho messo una noce di burro, una spolverata di zucchero di canna e vaniglia, e un filo di miele. Infornate per circa mezz’ora, o finché morbide.

Per il crumble di pistacchi:

  • 100 g di pistacchi tostati non salati

Sgusciate i pistacchi e frullateli grossolanamente nel mixer.

Una volta che il gelato si sarà solidificato, estrarlo dal congelatore, e servirlo con le pesche (preferibilmente tiepide) e il crumble di pistacchi.

 

Mancano pochi giorni a giugno, ma ancora non riesco a lasciarmi alle spalle le fragole e il loro magico potere. Ovvero, il potere di farti sentire il mare e a campagna allo stesso tempo,  di rinfrescarti in un pomeriggio caldo, di addolcirti i momenti più duri. Tra poco sarà il tempo delle ciliegie, con i loro frutti maturi, rossi e succosi. Le ciliegie che chiamano l’estate, il vino bianco ghiacciato, i piedi nell’acqua a bordo piscina o nell’erba fresca della sera.

Sabato mattina, quando ho infornato questa galette, l’aria profumava di Provenza, di fragole dolci come caramelle e di lavanda in fioritura. Mentre il cielo si faceva sempre più blu, con l’avvicinarsi del mezzogiorno, dalle finestre del paese usciva il rumore dei piatti e delle posate appoggiati sulle tavole, dei coperchi sulle pentole, profumi di sughi, arrosti e dolci pronti a stupire i bambini usciti da scuola. A maggio, il sole non è ancora cocente sull’asfalto, l’aria deve ancora diventare polvere, e il vento fresco sposta i gelsomini sbocciati sui balconi, muove gli steli dei fiori e le vie si riempiono di profumo di rose.

Per questa settimana, datevi un obiettivo. Ossia, trovare un’ora di tranquillità, nelle vostre giornate che vi separano dal prossimo weekend. Prendete una coperta, stendetela all’ombra di un albero e coricatevi. Chiudete gli occhi e respirate. Ascoltate. Toccate i fili d’erba. Sentitevi felici.

 

Ti serviranno:

  • 200 g di farina
  • 100 g di burro freddo
  • 60 g di acqua molto fredda
  • 2 cucchiai di zucchero fine
  • 2/3 cucchiai di zucchero di canna
  • un pizzico di sale
  • 500 g di fragole circa (a proprio piacere)
  • un limone
  • 1 uovo
  • 500 ml di olio di girasole
  • 5/6 foglie di basilico

1- In una ciotola abbastanza grande, setacciate la farina e unite il burro freddo tagliato a pezzetti. Lavorate la farina e il burro assieme con la punta delle dita, fino ad ottenere un impasto sabbioso. Mi raccomando, non lavoratelo troppo, altrimenti scalderete eccessivamente il burro! A questo punto, aggiungete 2 cucchiai di zucchero, un pizzico di sale e l’acqua fredda: impastate velocemente con le mani fino ad ottenere un impasto omogeneo, che avvolgerete in una pellicola e lascerete riposare in frigorifero per 30 minuti.
2- Nel frattempo, lavate e tagliate le fragole, della dimensione e forma che più vi piace (io le ho affettate per la lunghezza, ma possono anche essere tagliate a rondelle!). Conditele con il succo di un limone e 2/3 cucchiai di zucchero di canna.
3- Su un foglio di carta da forno, stendete l’impasto ormai freddo con un mattarello, raggiungendo uno spessore di circa 5 mm. Appoggiate l’impasto su una tortiera precedentemente imburrata e infarinata, ricoprite l’impasto con le fragole condite, ripiegate i bordi della pasta su se’ stessi. Spennellate i bordi con un tuorlo d’uovo e ricopriteli con un pizzico di zucchero di canna. Infornate a 180° per 40 minuti.
4- Nel frattempo, riempite a metà un pentolino dai bordi alti con l’olio di girasole. Lavate le foglie di basilico ed asciugatele accuratamente. Una volta che l’olio ha raggiunto la temperatura, friggete il basilico una foglia alla volta lasciandolo nell’olio non più di 20 secondi (il basilico tenderà a far schizzare l’olio bollente, quindi state molto attenti!). Riponete il basilico fritto sulla carta assorbente.
5- Dopo aver lasciato riposare e raffreddare la galette, decorate con il basilico fritto e servite.

It was the best of times, it was the worst of times, it was the age of wisdom, it was the age of foolishness, it was the epoch of belief, it was the epoch of incredulity, it was the season of Light, it was the season of Darkness, it was the spring of hope, it was the winter of despair, scriveva Dickens, forse non pensando ai miei venticinque anni, ma comunque prendendoci in pieno.

I tempi duri. Il momento in cui devi riconoscere di non avere nessuna verità in tasca. Queste sono parole piene di spine per me, che faticano ad uscire e graffiano le pareti mentre le tiro fuori.

I sogni che ho sono tutti nascosti in un cassetto di legno dalla serratura arrugginita. Da lì escono profumi confortanti di torte, zuppe e fiori di campo, silenzi che scoppiano in risate fragorose, il vento tra l’erba nei campi e tra i rami delle betulle, un orto in cui crescono fragoline di bosco e fiori eduli. Quel cassetto è a forma di casa con un portico fiorito, una grande cucina e un laboratorio sul retro in cui fare magie. Per questo mio sogno ci sono solo colori, profumi, forme e abitudini; non c’è ancora un nome, forse è proprio da inventare, magari in questo mondo ancora non esiste, e allora che cosa faccio? Che strada prendo? Che vita scelgo? A quali sacrifici mi devo arrendere? Cosa si può fare quando la strada che ti rende felice non è segnata da nessuna parte, ma è da costruire, e da spiegare a quelle persone che di strada ne vedono solo una, con qualche buca, ma asfaltata e ben segnalata? E ancora, cosa si fa quando dentro di te convivono due persone diverse, che litigano continuamente, una che spinge avanti senza mai fermarsi, e una che con mille corde ti tira indietro, con il risultato che, alla fine, sei sempre nello stesso punto?
Cerchi di crescere e alzarti guardando tutto con occhi diversi, prospettive diverse, cambiando angolazione fino a quando non trovi il punto giusto. Cerchi, insomma, di prendere questa vita tra le mani, togliere il velo di paura, guardarla negli occhi.

 

Ti serviranno (per due persone):

  • una pagnotta casereccia di semola di grano duro (abbastanza grande)
  • 150 g di caprino morbido
  • circa 100 g di piselli freschi
  • circa 100 g di fave fresche
  • circa 100 g di fagiolini
  • circa 100 g di asparagi
  • circa 100 g di taccole
  • un cipollotto
  • qualche foglia di menta e qualche rametto di timo
  • sale, pepe, olio evo

Se non l’hai già fatto, sguscia i piselli e le fave, pulisci i fagiolini, le taccole e gli asparagi. Cuoci in acqua bollente insieme le fave e i piselli, i fagiolini e le taccole, e per ultimo gli asparagi (questi per massimo 5 minuti). Mentre aspetti che le verdure si lessino, mescola il caprino fino a farlo diventare una crema (se necessario, aggiungi un po’ di acqua di cottura dei fagiolini). Trita la menta e il timo, mescolali al caprino aggiungendo due giri d’olio evo, sale e pepe. Una volta che hai lessato le verdure e sgusciato le fave lesse, trita il cipollato molto finemente e fai soffriggere in una padella con olio evo. Aggiungi una prima volta i fagiolini e le taccole e saltali nella padella per 5 minuti a fuoco medio. Togli i fagiolini e le taccole e, nella stessa padella, salta le fave e i piselli per 5 minuti. Tolti quest’ultimi, fai saltare gli asparagi a fuoco alto per 5 minuti. Una volta saltate tutte le verdure, scalda delle fette di pane abbastanza spesse su una griglia o una padella e componi il crostone: sul pane caldo spalma il caprino aromatizzato alla menta e timo, poi aggiungi i fagiolini con le taccole, i piselli, gli asparagi e le fave. Termina con un giro d’olio, due foglie di menta e una macinata di pepe fresco. Bon appétit!