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Sofia Chilesi

Curiosa dal 1992. Sofia,Toro,Terra.
cuore italiano. pastasciutta. pizza alta con tanto pomodoro. vino rosso.
la mia nonna che sbatte il mattarello sull’asse per tirare la sfoglia. la macchina del caffè. il tosaerba. gli scarponi sul sentiero.
i petali morbidi delle margherite. impastare.
il profumo del basilico fresco. le rose. i calicantus a gennaio. le lenzuola pulite. la casa della nonna. maggio.
le poesie che parlano di te. parigi. le peonie in vaso. l’alternarsi delle stagioni. i fiori di pesco. la neve che scende.

IMG_9838OKOggi è un lunedì strano di fine inverno, in un pomeriggio in cui sento di aver dormito decisamente troppo, un lunedì che è quasi un prolungamento della domenica. Piove ora e ha piovuto tutta la notte e tutta la giornata di ieri, e un po’ è quello che ti succede dentro in questa primavera che sta arrivando. Giorno dopo giorno vige l’ansia come regola di vita che ti fa sembrare il presente e il futuro impossibili da gestire e da affrontare. Sta tutto nel capire come prendere le cose per come sono, senza costruirci castelli e problemi aggiuntivi. Senza caricare d’ansia la quotidianità. Magari affrontando una giornata alla volta, un’ora alla volta, senza pensare al resto. Sfruttare le valvole di sfogo. Prendere quello che ti alleggerisce l’anima e il resto buttarlo via senza pensarci. Non lasciare che la prospettiva ti soffochi.

Intanto: è lunedì, si torna a Trento, pensiamo ad oggi. Domani è un altro giorno.

IMG_9854OKPer la vostra cena all’insegna del Meat Free Monday, involtini di cavolo cappuccio con patate, brie e una spolverata di timo. Buonissimi e golosissimi, scaldano il cuore in una serata piovosa.

 

Vi serviranno:

  • una verza
  • 6 patate medie
  • un etto di brie
  • tre cucchiai di latte
  • olio evo
  • sale, pepe
  • rosmarino, timo

Bollite le patate in abbondante acqua salata, scolatele quando diventeranno morbide e lasciatele raffreddare. Togliete le foglie esterne della verza (cinque o sei) aiutandovi con un coltello e sbollentatele per circa 2 minuti, togliendole dall’acqua e immergendole velocemente in una ciotola piena di acqua e ghiaccio, in modo che mantengano il colore verde brillante. A parte, schiacciate le patate con una forchetta fino a ridurle in purea, aggiungete il latte, un filo di olio evo, salate e pepate a piacere. Tagliate in piccoli pezzi il brie, e aggiungetelo alle patate. Mescolate il tutto con le mani. Togliete le foglie di verza dall’acqua e asciugatele con la carta da cucina. Ora, aprite la foglie, sistemate al centro il ripieno di patate e brie, richiudete partendo dal lati inferiori, proseguendo con i lati e infine il lato superiore della foglia. Posate gli involtini in una pirofila precedentemente unta con olio evo, aggiungete rosmarino e timo, pepate. Infornate a 200° per 15 minuti, dopodiché aggiungete piccoli pezzi di brie sopra gli involtini e infornate per altri 5 minuti. Bon appétit!

Mes amis, benvenuti alla nuova rubrica di Properly tutta dedicata al gardening, e più precisamente alla creazione e alla cura dell’orto.

Ora, l’orto. Sono cresciuta con la grandissima fortuna e il lusso di sapere esattamente da dove viene tutto ciò che mangio, il vero sapore di una zucchina o di un peperone, il colore vivo delle melanzane e il profumo del pomodoro. Parlo di lusso, perchè non tutti hanno un pezzo di terra coltivabile, e soprattutto non tutti hanno una nonna (un nonno, una mamma, un papà, degli zii…) con la pazienza e l’amore necessari a curare un orto.
Non vi mentirò: è un impegno, ma di quelli che ti riempiono il cuore di soddisfazioni. Mangiare un bel pomodoro carnoso con del basilico fresco, tutto coltivato da voi e dirvi “q25623a53e35154ca12c5f4c55a329eeduesto è del mio orto, l’ho curato io e innaffiato con la mia acqua”, beh, posso assicurarvi che è tutt’altra cosa rispetto al pomodoro preso al supermercato o dal fruttivendolo. Discorso a parte per il mercato del contadino, ad esempio, dove ci sono bancarelle biologiche in cui i prodotti sono fantastici, anche se mancherà sempre quel quid in più dato da voi.

Io vengo da una famiglia in cui, essendo nata e cresciuta in campagna, molto di ciò che mangiamo viene fatto da noi: la verdura in primis, la frutta (non tanta purtroppo), le uova, i polli e le galline, i salumi (salami, coppe, pancette, chi più ne ha più ne metta), la pasta fresca molte volte. Durante l’infanzia e l’adolescenza, ho preso tutto ciò per scontato, come se tutte le famiglie avessero questa fortuna, che in realtà solo io sembravo apprezzare una volta capito il vero valore di tutto ciò. L’orgoglio dell’auto sostentamento, della tradizione del saper fare che si coniuga al sapere acquisito dalle nostre generazioni più giovani mi ha fatto apprezzare ancora di più la fortuna che ho. Sfruttare la nostra terra e nostre energie naturali rinnovabili sembra ora qualcosa di eccezionale: persa l’abitudine a costruire ciò che abbiamo e a coltivare o allevare ciò che mangiamo e adagiandoci sul meccanismo della società dei consumi, tutto questo ci ha spinti a riconsiderare le nostre priorità. Giunti in un’ era in cui la cucina e il cibo hanno preso prepotentemente il posto di vecchie mode (questo sì che è qualcosa da indagare antropologicamente), il cibo sano ha preso il posto di McDonald’s, e vediamo piovere dal cielo toast con avocado, granola ai frutti di bosco e insalate ai semi come se tutto ciò fosse stato creato oggi. E invece c’era anche ieri. Ciò che cambia è la consapevolezza del presente, la volontà di riprendere in mano, come si riesce e come si può, quotidianamente, le nostre scelte e modificarle in vista di altri obiettivi: una vita più sana, un pianeta che chiede di essere salvato da noi stessi. Ognuno contribuisce come riesce nei limiti delle proprie possibilità: chi toglie completamente la carne, chi non usa l’automobile, chi boicotta grandi aziende. Io credo prima di tutto nell’equilibrio, che cerco di applicare alla mia vita quotidiana. Non elimino la carne, ne limito il consumo, e se posso scelgo il produttore e il trattamento, così come fa mio nonno per i suoi salumi. Cerco di comprare frutta e verdura di stagione (il mio mantra personale: niente fragole prima di metà marzo) quando sono fuori casa. Mi muovo a piedi quando posso e quando la mia pigrizia non prende il sopravvento. Non parliamo della raccolta differenziata: obbligatoria. La dieta mediterranea è la soluzione a tutti i quesiti: verdura, pesce, cereali, poca carne.

E tutto questo per dirvi cosa? Per introdurvi i 5 motivi fondamentali per cui coltivare e curare un orto.

 

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» IL GUSTO. Properly è sempre e prima di tutto amore per il cibo, e questo non può che declinarsi in mille sfumature diverse e comprendere quindi anche l’orto. Da lì parte tutto, è inutile trovare scuse: se la materia prima è di buona qualità, il resto viene da sé. La qualità dei vostri pranzi e delle vostre cene migliorerà ad ogni assaggio, non appena vi renderete conto dell’enorme differenza tra i prodotti in vendita e i prodotti del vostro orto. Non c’è paragone.

 


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»LA CURA. L’orto è cura. Prima di tutto, per la terra: avvertiamo una sorta di riallineamento con il ciclo della natura, capiamo quando e come devono essere mangiati gli alimenti, le erbe, le spezie. Impariamo ad avere pazienza, ad avere rispetto per questa terra che ci accoglie e che ci ospita. E’ cura per noi: rimette in circolo il buonumore, ci permette di stare all’aria aperta (sapevate che numerosissimi studi scientifici hanno dimostrato che l’uomo circondato dalla natura è un uomo più felice, perché in un certo senso ci ricorda il nostro stato primitivo?), di rigenerare le cellule e di aprire i nostri polmoni all’aria, quella vera, non quella degli uffici o delle aule studio. E’ rispetto verso il nostro corpo, a cui offriamo cibo sano e coltivato da noi, in tutta sicurezza.

 

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»LA SICUREZZA. La sicurezza, appunto. Avere un nostro orto ci permette di decidere come coltivare ciò che mangiamo, possibilmente cercando di non usare nessun tipo di trattamento chimico: sapete che si può usare la competizione biologica tra le specie per scacciare batteri o malattie, utilizzando insetti o particolari piante? L’unica cosa che non possiamo controllare, purtroppo, è l’aria dove viviamo, ma tutto il resto è super facile!

 

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»LA SODDISFAZIONE. Ultima volta che ve lo ripeto: è meglio comprare della frutta o della verdura al supermercato o dal fruttivendolo, o tagliare la vostra insalata dall’orto o dal balcone? Inoltre, il risparmio economico non è da sottovalutare: ciò che vi serve sono semi o piantine tra trapiantare e dell’acqua. A tutto il resto penserà la natura!

 

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»L’IMPATTO AMBIENTALE. Avere il proprio orticello e coltivare la propria verdura incide, e non poco, sull’impatto ambientale. Se ogni nucleo familiare producesse la propria frutta e verdura, si ridurrebbe il numero di camion che trasportano frutta e verdura sù e giù per l’Italia, oltre che il trasporto della vostra verdura dal fruttivendolo a casa vostra.  E se il vostro orto produce in sovrabbondanza, regalate la vostra produzione ai vicini: il pensiero è molto apprezzato ed eviterete anche a loro emissioni nocive causate dai viaggi in macchina!

 

E se con tutto questo non vi ho convinto, aspettate la prossima settimana, e vi avrò conquistate!

Sofia

 

 

images : pinterest

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Apro la finestra, fuori c’è il sole e sento l’aria leggera, la primavera che insiste e si intrufola dove non dovrebbe (che se ci pensate, alla fine, siamo ancora a febbraio), e io la primavera l’ho sempre sentita, mi entra dentro dalla pelle, mi sfasa le tempistiche e mi riallinea con il ritmo della terra. Hvoglia di fiori, profumati, dai toni neutri ma decisi, in vasi sparsi per la casa. Voglio bulbi, tanti bulbi, fioriti o no, che importa, basta che siano bulbi (non so se avete capito, ho voglia di bulbi). Mi piace cullarmi all’idea di una vita fatta su misura per me, lavorando facendo ciò che mi piace, a giocare con gli oggetti, unirli e assemblarli. Ciò che più mi ossessiona ultimamente è il risveglio, la sensazione di possibilità che questo porta con sé: ogni giorno è a parte e ogni giorno è da creare e da pianificare, come un foglio bianco davanti a te e un milione di colori. Il risveglio da questo inverno pesante e denso è proprio questo: idee fresche, disegni da riempire, caselle da spuntare. Parola d’ordine: spensieratezza. E tutto va da sé. 

Quindi:
» vi presento ufficialmente la nuova grafica di Properly: fresca, intuitiva, curiosa. Pronta ad accogliere la primavera che arriva e, con una buona dose di pazienza, tante nuove idee che stanno germogliando. Properly è Sofia, e Sofia è tante cose: cambio idea sei volte al giorno e Properly potrebbe cambiare con me, mutando natura stagionalmente, aggiungendo, togliendo, arricchendo. Un mondo in completa evoluzione.

» nasce la nuova rubrica che non ha fretta, perché va al passo della natura: mini guide di giardinaggio, coltivazione e vita all’aria aperta da una fanatica neofita. Usciamo dalle nostre case e da noi stessi, rimettiamoci in contatto con il ciclo che ci ha dato la vita e piantiamo, seminiamo e innaffiamo. Io seguirò e documenterò le mani esperte della mia nonna, che da sempre coltiva quello che mangia con amore e passione. Stay tuned per i primissimi post!

» Da oggi, Properly aderisce al Meat Free Monday, campagna di sensibilizzazione ambientale lanciata nel 2009 da nientepopodimeno che Paul McCartney assieme alle figlie Stella e Mary. Un giorno a settimana (il lunedì, appunto) completamente senza carne, un piccolo contributo alla salvaguardia del pianeta che non rinuncia all’equilibrio. Carne sì, ma poca: il nostro stile di vita non ne esige più un consumo quotidiano, basta lasciar correre la fantasia e scopriamo piatti sani e gustosi a portata di mano, semplici e veloci. Ogni lunedì, su Properly, a partire da oggi!

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Vi serviranno: (x4)

  • 280 g di couscous (Alce Nero)
  • 2 cucchiai di curry
  • zenzero fresco
  • 50 g di farina
  • 50 g di burro
  • 400 ml di latte
  • 2 mele

Preparate la crema di curry e zenzero. In una casseruola sciogliete il burro a pezzetti. A parte, intiepidite il latte. Una volta sciolto completamente il burro, aggiungete la farina setacciata e mescolate con una frusta. Assorbita completamente la farina (e quindi creato il roux), aggiungete a filo il latte continuando a mescolare. Portate a bollore e aggiungete i due cucchiai di curry (o più, a piacere), due fettine di zenzero fresco tritato, sale e pepe. Lasciate raffreddare.
In una ciotola, sgranate il couscous con un cucchiaio di olio, aggiungete 400 mo di acqua salata bollente e coprite per 5 minuti. Sgranate il couscous con le mani o una forchetta.
Sbucciate le mele e tagliatele a fette molto sottili. Scaldate una padella antiaderente e arrostite le fettine di mele rigirandole un paio di volte.
Stendete la crema di curry e zenzero sul piatto, aggiungete il curry e le fettine di mele arrostite. Bon appétit!

 

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2016, e Buon Anno. Ed è incredibile quanto questo 2016 si faccia già sentire. Lunedì mattina 11 gennaio, metti la sveglia presto perché devi ripassare e ripetere (e stai invecchiando mentalmente, prima delle nove non riesco più a svegliarmi), spegni la sveglia, ti alzi, e boom, David Bowie se ne è andato, esattamente come era arrivato, con un lampo. Sembra stupido, ma sono quelle notizie che ti cambiano un po’ la giornata, e ti chiedi ‘ma davvero lui? ma proprio lui?’. E poi niente, riprendi la giornata esattamente come doveva essere, un cappuccino e via.
Io i buoni propositi non li volevo proprio fare, non quest’anno, non mi andava un granché di sentirmi male rileggendoli il prossimo dicembre ritrovandoli falliti miseramente e ancora lì intatti. Poi una mattina ho riaperto una vecchia agenda e dall’ultima pagina è uscito il bigliettino dei buoni propositi 2014 e lì, al terzo posto, spuntava l’embrione del Properly, con un logo scarabocchiato e un punto esclamativo di fianco. Non ci potevo credere, nemmeno lo ricordavo! Quindi prima o poi, questi buoni propositi si realizzano, rimangono nel sottosuolo come fiumi carsici e improvvisamente riappaiono, quando meno te lo aspetti.
Quindi sì, questa lista dei buoni propositi la faccio, perché non si sa mai che poi qualcuno riappaia, e si realizzi.

Nel 2016 vorrei trovare quella Pazienza che non si arrende alla rassegnazione, ma che si concentra sulla meta senza distrarsi e sopporta deviazioni (la tesi e quegli esami sempre uguali che mi stanno corrodendo l’anima) e rallentamenti (la testa in quanti parti può suddividersi prima di disperdersi?) conservando quella miccia pronta ad accendersi appena arriverà il momento. E arriverà.

Nel 2016 vorrei capire quale dei mille mondi che ho in testa vorrei abitare, perché sono tutti troppo diversi tra di loro e uno come fa a scegliere quando un giorno ne vuoi uno, e il giorno dopo ne vuoi un altro? Guardate che è un bel dramma. Quindi, caro 2016: illuminami.

Nel 2016 vorrei imparare a vivere leggera, con quell’arte calviniana di planare dall’alto, senza macigni sul cuore, che la vita è troppo breve per lasciare che questi pesi ci offuschino la vista.

Nel 2016 vorrei iniziare per la prima volta a pensare anche a me, senza vederlo come una perdita di tempo: maschere di Sephora contorno occhi per vederci meglio, un’ora di camminata sul lungadige un giorno sì e l’altro pure no (non esageriamo, ma chiudiamo fuori le scuse -ho freddo, ho dimenticato le scarpe, devo studiare, ops ho le cuffie scariche), e appena arriva la primavera un bel taglio netto ai capelli. Ah, e per le giornate no sto rincorrendo Joues Contraste: aspettami.

Chère 2016: rimettiti in sesto, per favore, che con questa storia di David Bowie non mi stai piacendo per niente, e poi che Gennaio è senza neve? Io la voglio come la vedo nella mia fotografia sulla scrivania nel ’95, bianca e candida, come se nulla fosse cambiato.
Invece no, tutto è cambiato perché tutto evolve e si modifica, dobbiamo solo prendere un profondo respiro e pensare che alla fine, tutto andrà bene e si aggiusterà.

I’m stepping through the door
And I’m floating
in a most peculiar way
And the stars look very different today

 

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Vi serviranno:

  • due carciofi romani
  • una pera
  • una fetta di pecorino toscano
  • un limone
  • olio evo, sale, pepe

Pulite i carciofi: togliete tutte le foglie esterne più dure, tagliate le punte e parte del gambo, tagliate a metà il carciofo e togliete la barba interna. Pulite il gambo dai filamenti più duri. Mettete i carciofi in una ciotola con acqua e mezzo limone spremuto. Intanto, tagliate a listarelle il pecorino e a pezzetti piccoli la pera. Preparate un’emulsione di olio, limone e sale frullando il tutto in una tazza. Togliete i carciofi dall’acqua e limone, scolateli e tagliateli a listarelle sottili per il senso della lunghezza. Uniteli al pecorino e alla pera e conditeli con l’emulsione di olio e limone e una macinata di pepe fresco.

Mentre cucinate, buon viaggio David: David Bowie – Space Oddity

 

 

 

 

 

 

 

 

Inspirational Monday day 4: -4 a natale e un insieme di emozioni contrastanti. Stasera è Florence a Milano e già questo è buono; poi pacchettini, biglietti, nastri, corri che è tardi, dove sono i bicchieri, i tortelli sono pronti, passami il salmone, apriamo i regali! Grande e difficile settimana, ma wherever you are, be all there. ♡

 

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