EOLIE – i luoghi dell’anima

 

“se amate farvi delle belle nuotate al tramonto e adorate stendervi sulla sabbia cocente, prendete un biglietto per le Seychelles. prenotate una stanza alle Eolie soltanto se da bambini avete provato vertigine stringendo in mando un dinosauro e se avete sentito un terrore misto a piacere nel perdervi in un bosco. correte alle Eolie se non avete paura quando appoggiate l’orecchio contro un petto al cui interno batte un cuore. perchè questo è ciò che fa un vulcano per tutta la notte, pulsa e respira.”

Le Eolie sono talmente belle che ti spezzano il cuore. Potrebbe sembrare una frase ad effetto, perchè ok, io amo i superlativi e lo sanno tutti, ma non lo è: questa è la verità, pura e semplice. Ti spezzano il cuore perchè quando le lasci indietro, in quel viaggio interminabile che fai per raggiungerle, senti un piccolo dolorino nel petto, proprio lì nel cuore, ti si chiude lo stomaco e sogni di riempirti di nuovo gli occhi di mare blu e muri di luce accecante.

Prima di partire mi ero preparata. Ho raccolto le informazioni essenziali, ho letto la guida delle guide, mi sono ubriacata di post su instagram su Salina, mi sono fatta la lista degli imperdibili. Tutti sembravano così innamorati delle Eolie, e io non riuscivo a capire il perché. Precisazione dovuta: io non sono mai stata un tipo da mare. Tutte le cose che del mare dovrebbero rilassarti, a me inspiegabilmente hanno sempre alzato l’irritabilità a livelli intollerabili. Il mare, la salsedine, il sole, la conquista del posto in spiaggia, le ore passate sotto il sole – ore perse a fare assolutamente nulla – il ritorno a casa se possibile ancora più stanchi di prima sotto il caldo e l’umido della sera. Ecco, io al mare ho sempre preferito la montagna.

Ma le Eolie non sono un posto di mare. Oh no. Le Eolie sono tutt’altro. Infatti, non andate alle Eolie se volete fare una vacanza tranquilla. Non andate alle Eolie se amate stendervi per ore al sole sulla sabbia cocente. Non andate alle Eolie se cercate spiagge attrezzate, animatori simpatici, aperitivi al bar della spiaggia. Non andate alle Eolie se non avete paura del mare di notte che avanza, spinge e minaccia i porticcioli. Non andate alle Eolie se non avete paura di essere circondati da vulcani che pulsano giorno e notte, da innumerevoli notti e giorni. Non andate alle Eolie se non avete paura di essere sperduti nel Mediterraneo, persi in un mare blu profondo.

Alle Eolie ci si (ri)trova. Riemergono le paure più profonde, e tu devi essere pronto ad accoglierle. La paura del mare incontrollabile, la paura della notte profonda, la paura del vulcano che dorme, la paura del vulcano che pulsa, la paura dei tuoni sul mare. La paura di rimanere soli, isolati.

Le Eolie sono un viaggio interiore.

All’arrivo, la prima cosa che colpisce è il mare. Il blu intenso del mare delle Eolie, il blu profondo, denso, pastoso. Sull’aliscafo che collega Milazzo a tutte e 7 le isole Lipari si hanno i primi assaggi dei colori, degli odori, delle atmosfere. Per arrivare a Salina, l’aliscafo attracca a Vulcano, dove la terra gialla emanata folate di zolfo che entrano a bordo non appena si aprono i portoni. Lipari è grande, estesa, verde. Panarea è profumata e bianca, come le case che puntinano la costa.

*Salina

Infine, Salina: verde, aperta, luminosa.

La strada da Santa Marina Salina a Malfa è profumata di sale, capperi, fichi d’india. Oh, i fichi d’india. Fichi d’india sulle case, sulle pendici dei vulcani dormienti, nelle viuzze, a bordo delle scogliere, fichi d’india a perdita d’occhio. Piante di capperi tra le crepe delle case, negli sterrati del paese, tra i massi al porticciolo, sotto il balcone di casa.

La casa era perfetta, due stanze minuscole con un balconcino che apriva gli occhi sul porticciolo di Malfa. Due metri di balconcino da cui osservavi il mondo di Salina: i gommoni che andavano e venivano, le barche che partivano alle 11 di sera e tornavano la mattina presto, la nave cisterna che attraccava di notte e se ne andava al mattino dopo, il mare che picchiava le scogliere, la luna che illuminava a giorno. Stromboli, Panarea a vista d’occhio. Il mio angolo di paradiso. Addormentarsi con le onde e il temporale, svegliarsi con la luce accecante del mattino sul mare.

La strada per salire al paese dal porticciolo, sotto il sole cocente, tra i fiori di capperi e more di gelso, bougainville a non finire.

Il cornetto alla ricotta del bar Malvasia, la caponata di Cucunci, l’aperitivo silenzioso a bordo dell’infinity pool all’Hotel Ravesi (e la pasta alla norma e le salse eoliane, e le verdurine della mamma Ravesi). La focaccia alta del forno di Malfa.

La spiaggia allo Scario incastonata tra le scogliere come un vero gioiello, il baretto e il panino con le alici, pomodoro e basilico alle 2 del pomeriggio, l’acqua fredda, i sassi duri e scivolosi, la paura dei ricci di mare. A giugno, 10 persone in tutto, il silenzio del mare, i ragazzi che si buttano dalle scogliere.

La passeggiata in via Risorgimento a Santa Marina Salina, i negozi di ceramiche meravigliose, le rosticcerie, i gatti selvatici.

Il bagno al porticciolo di Malfa, con le acque più cristalline dell’isola.

Pollara. Che dopo Malfa, in un susseguirsi di tornanti in mezzo ai fichi d’india, arrivi alla curva dove incontri il sole e questa deve essere la vera definizione di perfezione. Un promontorio che si affaccia a picco sul mare dove ti colpisce nello stomaco il vero senso della vita, ovvero essere qui, ora in questo momento e non pensare a nient’altro se non alla gratitudine di questo presente. Con i suoi momenti bui, le persone che non ci sono più e che mancano, le cose da migliorare e da risolvere. Tutto questo, qui e ora.

Pollara è una pietra preziosa che ti porta fuori dal tempo, un paese disteso su una piana che finisce sul mare, abbracciato dal vulcano spento e bruciato dal sole. Quattro isole in un occhio, Panarea e Stromboli da una parte, Filicudi e Alicudi dall’altra. In mezzo, il sole al tramonto. Questa bellezza commuove.

La locanda del postino. Il posto del cuore. I gamberi rossi crudi, il risotto d’estate, la tartare di ricciola, gli occhi sul tramonto di Pollara, il giovane figlio del proprietario da cui capisci tutta la passione per questa terra, questo sole, questo mare. Il cannolo di ricotta con i capperi canditi è per me il sapore di questo viaggio. Non vedo l’ora di tornare da voi.

L’aperitivo sul nostro balconcino al porticciolo, con la focaccia alta e il vino bianco ghiacciato. I piedi al vento e gli occhi nel mare. Il sole caldo che svanisce.

*Stromboli

Sono partita convinta e determinata: trovare la montagna anche al mare. E così è stato.

Scalare lo Stromboli è un’esperienza di vita. E’ fondamentale non arrivare impreparati, ma a tutto c’è rimedio (i tecnicismi più avanti, nella guida seria). Salire su un vulcano non è cosa da tutti i giorni. Lo scrutavo da lontano i giorni precedenti, borbottando tra me e me cose del tipo “venerdì sarai mio”, “non l’avrai vinta”, “inutile che mi guardi così”, giusto per alleviare la tensione che giunti a venerdì mattina mi aveva provocato veri e propri attimi di terrore. E se decide di eruttare quando ci sono su io? E se decide di eruttare mentre ci dormo sotto? E se sul crostone cado nel cratere? E se…? E se…niente. A un certo punto, l’ho fatto e basta, ho deciso di non ascoltarmi e sono andata.

L’esperienza è stata fantastica. Eravamo un gruppo relativamente piccolo (11 persone), la guida è stata bravissima (la guida alpina Alex), e a parte il serio attacco di panico che mi è venuto quasi raggiunta la cima (dovuto a cause concatenanti tra cui: il terrore della discesa, la nebbia salata che mi accecava, lo zolfo che penetrava nella gola e rendeva impossibile respirare, la salita a tentoni sulla sabbia con il vuoto a destra e il vuoto a sinistra), è andato tutto bene. L’emozione provata una volta raggiunto il cratere principale, sotto la luna, in silenzio religioso ad aspettare un segno dal vulcano, il segno di vita per cui avevo sputato entrambi i polmoni durante la salita è indescrivibile. Il momento inaspettato in cui l’esplosione di lava si è manifestata davanti agli occhi è addirittura irriproducibile nella mia mente. Era tutto pura emozione. L’impressione di essere davanti a qualcosa di incontrollabile, ingestibile. Il lampo rosso di lava mi è rimasto negli occhi, e lo rivedo ogni volta che li socchiudo.

La scalata allo Stromboli mi ha insegnato che seriamente, realmente, davvero, siamo poco più che un granello di sabbia. Siamo noi, con tutta la nostra vita, in un piccolo granello di sabbia vulcanica.

Stromboli è magica. La sua luce è dorata, proprio come quella che vedi salendo lo Stromboli: dorata, ramata, riflessi bronzei. La sabbia nera, Iddu e la sua presenza costante, pulsante, prepotente. Un vulcano vivo in mezzo al mare, ma ci pensate?

Stromboli mi è rimasta negli occhi. L’anello che ho preso a Salina, da Le Signorine, lo indosso tutti i giorni. Ha attaccato un fulmine e una nuvola. La nuvola è blu e leggera come Salina. Il fulmine è giallo, prepotente, impetuoso, come Stromboli.

*Filicudi

Volevo visitare almeno una delle isole più selvagge delle Eolie, e ho scelto Filicudi.

Filicudi è strana. Come la sua forma, quella che ricorda un grande lumacone in mezzo al mare. Un lumacone piantato lì, in mezzo al Mediterraneo. Quando arrivi a Filicudi, non c’è praticamente nulla. Il porto, un ristorante sul mare, due negozietti modesti, il centro della piazza fatta da un pezzo di marmo, la spiaggia, lunga, infinita di Filicudi. Per andare a Pecorini a Mare, dalla parte opposta dell’isola, ci siamo incamminati sotto il sole cocente delle 11.30. Ai bordi della strada, infiniti fichi d’india e fiori di cappero. oltre questo, il mare. Mare, mare e ancora mare. A Filicudi, ovunque ti giri, c’è il mare. Lo ritrovi sempre. Filicudi ha un’unica strada carrozzabile che collega i punti principali dell’isola (il porto e le varie contrade), ma è pervasa da mulattiere che toccano tutte le case, tutte le vie. Per raggiungere Pecorini dovete dovete dovete prendere la mulattiera: sarà fatica, soprattutto se lo farete sotto il sole di mezzogiorno, ma che vista…

Filicudi è il mare vellutato che ti circonda, il verde dei fichi d’india, il profumo della terra calda. La preistoria dell’isola. Le antiche popolazioni che ci hanno vissuto. Il fritto di mare da Le sirene davanti alle onde alte. Il tassista che ti riporta al porto e ti spiega che d’inverno, qui, ci stanno 5 persone in tutto, tutti pescatori. Gli altri, se ne vanno a Messina. Io, che mi immagino quanto deve essere bello uscire in mare con quei 5 pescatori, tutto l’inverno.


Non andate alle Eolie se non avete paura, perchè non è un posto per coraggiosi.
E’ un posto per gente che il coraggio lo deve trovare, riconoscere le paure e superarle.

Andate alle Eolie, prendete le vostre paure tra le mani e fateci i conti. Fate più viaggi alle Isole per poter superare queste paure. Io, questa volta, le ho solo riconosciute.

Il prossimo viaggio, sarà da sola.


LA PROPERLY GUIDA SERIA

Prima di partire:

  • Francesco Longo, Il mare di pietra. Eolie, o i sette luoghi dello spirito

*Salina

Salina è stato il nostro campo base. Siamo stati per una settimana in una casa deliziosa sul porticciolo di Malfa, trovata su AirBnb. Il proprietario Antonino è gentilissimo e pieno di consigli.
Noi siamo arrivati a Salina partendo da Bergamo (Orio al Serio) fino a Catania, da Catania a Milazzo in autobus (qui), da Milazzo a Salina con l’aliscafo (qui). A Salina abbiamo noleggiato una macchina (qui o qui).

Mangiare
– 
U Cucunciu, caponata, crudo di mare, pizza(Malfa)
– Hotel Ravesi, l’aperitivo vista mare e cocktail innovativi (Malfa)
– Bar Malvasia, i cornetti alla ricotta (Malfa)
– Locanda del Postino, posto magico e pesce spaziale (Pollara)
– Pa.Pe.Ro. per la miglior granita dell’isola (Rinella)

Vedere
Spiaggia Scario (Malfa)
– Lingua: caratteristico il lago salato, il faro dell’isola, mare bellissimo anche sul porto. Evitate Da Alfredo, preferite Il Gambero.
– Il promontorio di Pollara. vedi sopra.
– La spiaggia di Pollara. Non ci siamo stati, ma dicono che sia un luogo magico imperdibile. Next time.

Shopping
– Le Signorine a Santa Marina Salina
– Tacchi dadi e datteri (Santa Marina Salina) vestiti handmade da una bresciana col cuore a Salina 6 mesi l’anno.

*Stromboli

Siamo stati a Stromboli per 24h, principalmente dedicate alla scalata allo Stromboli. L’isola è davvero piccola, visitabile facilmente in un giorno. S. Vincenzo è un paesino silenzio e caratteristico alle pendici del vulcano. L’atmosfera è surreale.

Mangiare
I Gechi (S. Vincenzo)

Vedere
Beh, lo Stromboli.
[Piccola nota di servizio: io fino all’ultimo non riuscivo a capire il livello di difficoltà della scalata o il tipo di allenamento richiesto. Ora ve lo spiego: difficile per chi non è abituato all’attività intensa o per chi non va mai in montagna, di media difficoltà per chi è abituato ad andare in montagna, semplice per i veri pro dell’hiking. Portate con voi i vostri scarponi da montagna, cappello, molta acqua, un pile, una giaccavento, lo zaino. Sono vietate le lenti a contatto. La scalata allo Stromboli è vietata in assenza di una guida alpina certificata. Sono poco più di 900 metri di dislivello, 3 ore abbondanti a salire, 2 ore a scendere. Si sale circa alle 5 del pomeriggio e, per i più fortunati, la vista delle esplosioni è al tramonto. ]

Noi siamo saliti con Il Vulcano a Piedi e ci siamo trovati benissimo. Con loro è possibile anche prenotare una stanza per la notte, essendo la scalata prevista per le 5 del pomeriggio. Con il pacchetto escursione + camera sono includi due oggetti a noleggio (noi abbiamo scelto i bastoni e la torcia con il casco, che sono obbligatori). La nostra guida, Alex, trentenne di Sappada, è stata eccezionale: passo lento con poche soste, costante monitoraggio del gruppo, è stato comprensivo e veramente d’aiuto nei momenti di panico. Qui potete trovare il suo sito personale.

*Filicudi

Mangiare
– Le Sirene

Vedere
– Pecorini a Mare
– Giro delle mulattiere
– i villaggi preistorici

Per seguire le story su instagram @scomesofia #undertheaeoliansun

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