Copenhagen

 

Tre cose ho notato subito di Copenhagen.

  1. il silenzio. appena arrivati in centro, erano le 11 del mattino di giovedì, e non si sentivano che i gabbiani in lontananza, il rumore dei semafori pedonali, le ruote delle biciclette. pochissime macchine, voci sommesse.
  2. l’aria. leggera, vibrante, tagliente, certamente fredda (volava il nevischio).
  3. la luce. luminosa e scintillante, accarezzava le case, gli alberi.

E alla fine Copenhagen è stata proprio così: leggera, luminosa e silenziosa. Perfetta in alcune delle sue (poche) contraddizioni, gentile, aperta, nuova, fresca.
Partendo, mi aspettavo una serie di cose, generalmente una lista di stereotipi sulla cultura nordica che segretamente non vedevo l’ora di vedere concretizzati. In poche parole, avevo voglia di hygge, di cinnamon pastries, cieli azzurri e muri chiarissimi e coloratissimi, lunghi cappuccini, negozi di design e cibo new nordic. Ammetto, non senza un briciolo di vergogna, di aver pianificato questo viaggio interamente attorno al cibo: nella mia mappa di google ho appuntato cafe, ristorantini, bistrot, e chi più ne ha più ne metta, nella terribile paura di non riuscire ad assaggiare tutto, di non provare tutto almeno una volta. [Questa è un po’ l’ansia che mi viene ad ogni viaggio: il timore di non sfruttare l’esperienza, di non viverla appieno, di non trarne il massimo (che è un po’ l’ansia della mia vita in generale, ma va bene).]

Quindi, siamo partiti pimpanti con il volo al mattino presto, mentre nella mia mente immagini di casette colorate e dolcetti danesi si alternavano con Bon Iver in sottofondo.
Che dire, un po’ è stato così, alla fine. Un po’ quella Danimarca immaginata l’ho ritrovata, in alcuni angoli della città in alcuni visi delle persone, e mi è anche piaciuta. Ma la cosa più bella è stata capire che l’anima di Copenhagen va ben oltre la statua della Sirenetta (che, peraltro, non ho visto), o le casette colorate o i negozi di design.

Copenhagen è una città da vivere, giorno per giorno, svegliarsi con lei, uscirci a colazione, a pranzo, a cena, per un giro nel parco, in bicicletta, in tutte le stagioni, con l’aria leggera e il sole estivo o, come noi, con il vento gelido e la neve silenziosa. E’ una scoperta lenta, delicata, che richiede pazienza e fiducia. E’ una città in cui ritorni perchè hai sempre la sensazione di aver dimenticato qualcosa.

Questo è uno dei motivi per cui questa non è una vera e proprio guida di Copenhagen. Perlomeno, non nel senso più tradizionale del termine: ci saranno comunque posti e cose che abbiamo visto e che ci sono piaciuti particolarmente, ma non sarà così meticolosa e particolareggiata come si suppone debba essere.
Copenhagen mi ha incoraggiata a riprendere in mano la macchina fotografica (è come se avessi ritrovato una vecchia amica, dopo tanto tempo), perchè le sue forme, le sue ombre, le sue luci creano vere e proprie magie. A parlare saranno le fotografie che ho fatto – dopo tanto tempo ho ripreso in mano la macchina fotografica (in realtà, è stata una scusa per provare la nuova Fuji cuoricuori) – e con loro propongo un nuovo viaggio, una nuova esplorazione, come quando ti guardi all specchio di sfuggita, e ti sembra quasi di notare altre espressioni, altri segni sul volto.

Pronti, via.

° Botanisk Have: un’oasi di luce nel centro di Copenhagen.

Copenhagen è una città che si rivela camminando per le strade, parlando con signori anziani alla fermata dell’autobus, entrando nei negozi, nei bistrot. per questo, noi abbiamo scelto di evitare (quasi totalmente) i musei, preferendo scoprire la città per quartieri e per zone. Mi sono innamorata degli edifici, dell’architettura, dei canali, dei suoi colori.

°Nyhavn: il cliché dei cliché a Copenhagen, la celeberrima via dei canali con le case colorate e le barche al molo. spettacolare, ma forse un po’ rovinata dalla folla e dalla calca dei turisti: senza alcun dubbio è la via più affollata della città. per questo consiglio di arrivarci dalla parte di Christianshavn, costeggiando altri canali non meno affascinanti e caratteristici, percorrerete un ponte che vi collegherà a Nyhavn con vista sull’Opera di Copenhagen.

[appena fuori da Indre By – il centro di Copenhagen – sorge la nuova Axel Tower: architettura dal sapore antico, quasi post-bellico americano, ma uno spettacolo di linee e di forme. al tramonto, si tinge di oro rosa.]

°Nørrebro: zona multietnica, creativa e giovane. consiglio un percorso a piedi che tocca Assistens, il cimitero della capitale danese – non particolarmente affascinante ma particolare nel suo genere -, i murales più belli della città, il parco per bambini Bananna (nato da un’ex-raffineria). Allontanatevi un’oretta da Nørrebro per vedere la chiesa di Grundtvig, tipicamente nordica ed estremamente affascinante (purtroppo non siamo riusciti a visitare l’interno, che a quanto pare è spettacolare – cerimonia in corso!). A Nørrebro straconsiglio Mirabelle, a quanto pare fanno i migliori kanelbullar di Copenhagen e posso confermare. Must see: la Maersk Tower, sede nuova dell’università. un gioiellino architettonico.

MA ANCHE:

°Christiania: quartiere parzialmente autogovernato di Copenhagen, decisamente caratteristico. fondato negli anni settanta, è abitato da una comunità che si autogoverna quasi totalmente (c’è una scuola, un asilo, un piccolo ospedale, negozi…). curiosa la via con il mercatino di droghe leggere – le droghe pesanti non sono tollerate. è assolutamente vietato fare fotografie all’interno.

°Slotsholmen: un’isolotto che definisce il centro storico e reale di Copenhagen, su cui sorge la Biblioteca Reale (Black Diamond), il Palazzo di Christianborg (sede del Parlamento danese e parzialmente utilizzato dalla famiglia reale).

°Louisiana Museum: l’unico museo che abbiamo visitato, e ne vale la pena. è appena fuori Copenhagen (una mezz’oretta di treno) in un tranquillo quartiere residenziale. l’entrata del museo stesso sembra effettivamente quella di una casa qualsiasi, con muri bianchissimi ricoperti d’edera. classici dell’arte contemporanea si alternano a mostre temporanee all’interno e all’esterno del museo , direttamente sulla costa orientale della Danimarca, dalla quale riuscite a vedere la Svezia. potete passeggiare vicino alla spiaggia o nel giardino, che propone un itinerario specifico con sculture  e il rumore del mare in sottofondo. fino a maggio c’è Gleaming Lights, l’installazione di Yayoi Kusama più instagrammabile del mondo. un’esperienza magica.

 

I CONSIGLI PROPERLY

*le colazioni

quanto ci sanno fare i danesi con le colazioni. io, che sono sempre stata e sempre sarò un tipo da pastasciutta a mezzogiorno, non vedevo l’ora di svegliarmi e di fare colazione. solo quello, colazione tutta la giornata. i croissant sono i più buoni mai assaggiati dopo Parigi (e in alcuni casi, anche meglio). il cappuccino… ok, quello è un aspetto decisamente da migliorare, ma felicemente sopperito da tutto il resto.
Le colazioni che suggerisco sono:
– quella tradizionale, all’italiana per intenderci, nel nuovo posto hipsterissimo Statement Coffee. Croissant da capogiro e dolci alla cannella che wow.


– quella strong, a metà strada tra una colazione e un brunch, per quanto mi riguarda nettamente verso il brunch, da Ipsen&Co. Se ordinate la Ipsen breakfast, vi arriverà un piatto direttamente dalle cucine del paradiso: pane e burro, formaggio, croissant, uovo, skyr al frutto della passione e granola. vabè ho detto tutto.

 

*i pranzi al volo

a Copenhagen regna lo street food, letteralmente. dopo essere quasi morta dentro quando ho scoperto la chiusura del Copenhagen Street Food, ho rimediato subito con il Torvehallerne, un mercato chiuso a Nørreport con decine di chioschetti che vendono pesce, carne, formaggi, ma anche i tipicissimi smørrebrød. Noi li abbiamo provati solo il primo giorno proprio a Torvehallerne, perchè sfortunatamente Aamans (la mecca degli smørrebrød) era pienissimo al sabato.

per gli hot dog gourmet, provare Døp, chiosco che si sposta di tanto in tanto, ma che al momento è sotto la Rundetårn. Fantastici.

*merende

non rinunciate alla merenda delle 5 del pomeriggio. il primo giorno nevicava molto, il freddo era quasi insopportabile, e ci siamo rifugiati da Smushi Café. locale bellissimo e curatissimo, torte spaziali. unica pecca, il servizio molto lento (ma così in quasi tutta Copenhagen).

Di questo viaggio emozionante serbo il ricordo della luce, della leggerezza dell’aria e la consapevolezza che viaggiare è bello da morire.

Informazioni tecniche:
per organizzare il viaggio abbiamo usato la guida Lonely Planet di Copenaghen e gli indispensabili consigli di Nonsolofood. Abbiamo volato con EasyJet e abbiamo alloggiato al Copenhagen Mercur Hotel , camere comodissime e posizione super.

1 commento

Cosa ne pensi? Share the love! ♡