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agosto 2017

Questa sì che è stata un’estate strana. La prima estate senza esami, senza affanni, senza particolari scadenze o impegni. Un’estate senza: senza percorsi definiti, senza progetti coinvolgenti, senza grandi emozioni.

[alcune emozioni ci sono state: un concerto che mai dimenticherò, un incontro nella Capitale con l’amica del cuore, un matrimonio speciale, giorni magici nelle mie montagne (a proposito, chi resiste un altro mese senza una capatina al rifugio?)]

Un’estate lunga e allo stesso tempo volata sotto gli occhi, in cui ho raggiunto nuove consapevolezze su di me, su chi mi circonda, come se avessi delineato i contorni della mia immagine riflessa in una finestra.


1- compararsi agli altri e giudicare noi stessi in base al percorso di chi ci circonda è un enorme, irrecuperabile spreco di energie. e finalmente l’ho capito. e meglio tardi che mai. quindi, smettiamola di costruire castelli di giudizi e rimproveri su noi stessi solo perché non siamo come gli altri, perchè non facciamo le stesse scelte di vita, perchè sbagliamo di più o di meno, perchè abbiamo gusti diversi, priorità diverse, aspettative e sogni diversi. perchè, appunto, siamo diversi. dobbiamo essere felici di noi stessi, del nostro percorso e avere la determinazione necessaria a cambiarlo, se non ci soddisfa. embrace yourself – embrace your change.

2- dire sì. rispondere sì. sì a quel viaggio, a quella cena, a quella sfida, a quell’opportunità, a quel tatuaggio (?). ça va sans dire, spero di poter dire sì a una supplenza molto presto. inoltre, smettere di cancellare quello che scrivo: dire sì al flusso di coscienza – dire no ai perfezionismi. dire sì impulsivamente e non riflettere sempre su tutto, immaginando improbabili conseguenze.

3-  finalmente accettare questa vita che va un po’ per i fatti suoi, che decide quali curve prendere, quando fermarsi e quando ripartire. non pianificare, organizzare, immaginare scenari fantastici. dobbiamo solo essere bravi a capire i segnali che ci vengono dati, e mai mai mai buttare via i nostri sogni più belli, ma riporli in una piccola scatola in soffitta, perchè prima o poi arriverà il tempo anche per quelli.


 

Per il gelato:

  • 260 g di yogurt naturale intero
  • 200 g di panna fresca da montare
  • 100 grammi di zucchero
  • vaniglia: potete scegliere quella in bacca, o quella i polvere (in questo caso, io ho utilizzato la vaniglia in polvere bourbon del Baule Volante.

Frullate lo zucchero in un mixer in modo da polverizzarlo completamente. Unite lo yogurt, la panna liquida e la vaniglia e mescolate il tutto con una frusta. Versate il composto in un contenitore ermetico e lasciate congelare in freezer per almeno 5 ore.

Per le pesche:

  • 7/8 pesche tabacchiere
  • 50 grammi di burro
  • 3 cucchiai di zucchero di canna
  • vaniglia
  • due cucchiai di miele

Accendete il forno a 200°. Pulite molto accuratamente le pesche, tagliarle a metà per la lunghezza e privarle del nocciolo. Stendete le pesche su una teglia da forno con la parte tagliata rivolta verso l’alto. A questo punto aromatizzate a piacere: su ogni pesca ho messo una noce di burro, una spolverata di zucchero di canna e vaniglia, e un filo di miele. Infornate per circa mezz’ora, o finché morbide.

Per il crumble di pistacchi:

  • 100 g di pistacchi tostati non salati

Sgusciate i pistacchi e frullateli grossolanamente nel mixer.

Una volta che il gelato si sarà solidificato, estrarlo dal congelatore, e servirlo con le pesche (preferibilmente tiepide) e il crumble di pistacchi.