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gennaio 2016

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2016, e Buon Anno. Ed è incredibile quanto questo 2016 si faccia già sentire. Lunedì mattina 11 gennaio, metti la sveglia presto perché devi ripassare e ripetere (e stai invecchiando mentalmente, prima delle nove non riesco più a svegliarmi), spegni la sveglia, ti alzi, e boom, David Bowie se ne è andato, esattamente come era arrivato, con un lampo. Sembra stupido, ma sono quelle notizie che ti cambiano un po’ la giornata, e ti chiedi ‘ma davvero lui? ma proprio lui?’. E poi niente, riprendi la giornata esattamente come doveva essere, un cappuccino e via.
Io i buoni propositi non li volevo proprio fare, non quest’anno, non mi andava un granché di sentirmi male rileggendoli il prossimo dicembre ritrovandoli falliti miseramente e ancora lì intatti. Poi una mattina ho riaperto una vecchia agenda e dall’ultima pagina è uscito il bigliettino dei buoni propositi 2014 e lì, al terzo posto, spuntava l’embrione del Properly, con un logo scarabocchiato e un punto esclamativo di fianco. Non ci potevo credere, nemmeno lo ricordavo! Quindi prima o poi, questi buoni propositi si realizzano, rimangono nel sottosuolo come fiumi carsici e improvvisamente riappaiono, quando meno te lo aspetti.
Quindi sì, questa lista dei buoni propositi la faccio, perché non si sa mai che poi qualcuno riappaia, e si realizzi.

Nel 2016 vorrei trovare quella Pazienza che non si arrende alla rassegnazione, ma che si concentra sulla meta senza distrarsi e sopporta deviazioni (la tesi e quegli esami sempre uguali che mi stanno corrodendo l’anima) e rallentamenti (la testa in quanti parti può suddividersi prima di disperdersi?) conservando quella miccia pronta ad accendersi appena arriverà il momento. E arriverà.

Nel 2016 vorrei capire quale dei mille mondi che ho in testa vorrei abitare, perché sono tutti troppo diversi tra di loro e uno come fa a scegliere quando un giorno ne vuoi uno, e il giorno dopo ne vuoi un altro? Guardate che è un bel dramma. Quindi, caro 2016: illuminami.

Nel 2016 vorrei imparare a vivere leggera, con quell’arte calviniana di planare dall’alto, senza macigni sul cuore, che la vita è troppo breve per lasciare che questi pesi ci offuschino la vista.

Nel 2016 vorrei iniziare per la prima volta a pensare anche a me, senza vederlo come una perdita di tempo: maschere di Sephora contorno occhi per vederci meglio, un’ora di camminata sul lungadige un giorno sì e l’altro pure no (non esageriamo, ma chiudiamo fuori le scuse -ho freddo, ho dimenticato le scarpe, devo studiare, ops ho le cuffie scariche), e appena arriva la primavera un bel taglio netto ai capelli. Ah, e per le giornate no sto rincorrendo Joues Contraste: aspettami.

Chère 2016: rimettiti in sesto, per favore, che con questa storia di David Bowie non mi stai piacendo per niente, e poi che Gennaio è senza neve? Io la voglio come la vedo nella mia fotografia sulla scrivania nel ’95, bianca e candida, come se nulla fosse cambiato.
Invece no, tutto è cambiato perché tutto evolve e si modifica, dobbiamo solo prendere un profondo respiro e pensare che alla fine, tutto andrà bene e si aggiusterà.

I’m stepping through the door
And I’m floating
in a most peculiar way
And the stars look very different today

 

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Vi serviranno:

  • due carciofi romani
  • una pera
  • una fetta di pecorino toscano
  • un limone
  • olio evo, sale, pepe

Pulite i carciofi: togliete tutte le foglie esterne più dure, tagliate le punte e parte del gambo, tagliate a metà il carciofo e togliete la barba interna. Pulite il gambo dai filamenti più duri. Mettete i carciofi in una ciotola con acqua e mezzo limone spremuto. Intanto, tagliate a listarelle il pecorino e a pezzetti piccoli la pera. Preparate un’emulsione di olio, limone e sale frullando il tutto in una tazza. Togliete i carciofi dall’acqua e limone, scolateli e tagliateli a listarelle sottili per il senso della lunghezza. Uniteli al pecorino e alla pera e conditeli con l’emulsione di olio e limone e una macinata di pepe fresco.

Mentre cucinate, buon viaggio David: David Bowie – Space Oddity