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ottobre 2015

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Quando siete felici fateci caso. Essere felici senza rendervene conto è un grande spreco, e lo diceva pure Kurt Vonnegut. Sono quelle cose a cui pensi quando vivi il disincanto nella vita di tutti i giorni, come oggi. Sono quegli outburst di rimpianto: ma perché quando ero felice non ci ho fatto caso? Perché non mi sono fermata un attimo, non ho respirato bene bene quel momento, e non ne ho rubato un pezzetto per poi ritirarlo fuori, che so, oggi? Ci servirebbe proprio una piccola scatola con tanti brillantini da buttarci in testa come Trilli, per provare a volare in un giorno brutto come questo. La mia scatola dei brillantini verrebbe direttamente dallo scorso dicembre, quando mi ero appena laureata, arrivava il natale e preparavo le valigie per Parigi.

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Questa è una torta contadina, fatta con il pane tenuto in ammollo nel latte per una notte, con l’aggiunta di cacao (nel mio caso, tanto) e quello che si ha in casa: scaglie di cioccolato, mele, pere o, perché no, ciliegie. Questa è la ricetta della nonna e vi posso assicurare che ci picchiamo a vicenda per prendere la prima fetta quando viene sfornata.

Vi serviranno:

  • mezzo chilo di pane vecchio
  • 1 litro di latte
  • 1 etto di cacao
  • 5 biscotti secchi
  • 4 cucchiai di farina
  • una bustina di lievito
  • 60 grammi di burro
  • 8 cucchiai di zucchero
  • 2 uova
  • 2 pere

Spezzate il pane in piccoli pezzi e mettetelo in ammollo nel latte per una notte. Al mattino, tritate i biscotti secchi e aggiungeteli al pane ormai morbido, assieme alle uova, al burro sciolto, allo zucchero, alla farina, al lievito e al cacao. Pulite e tagliate in piccoli pezzi le pere e aggiungetele al composto. Stendete in una teglia ricoperta di carta da forno e cuocete a 180° per circa 50 minuti. La torta rimarrà morbida, quindi capirete che sarà pronta quando inizierà a seccarsi in superficie. Servite con una spolverata di zucchero a velo (e una pallina di gelato alla crema non ci sta male 😉 ).

Mentre cucinate, oggi, un pezzo del mio cuore: U2 – Bad (Live Rattle and Hum)

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Non smetterò mai di ripeterlo: io la zucca la mangerei sempre, tutti i giorni, colazione, pranzo e cena. Da mantovana, oserei dire che mi scorre nelle vene. Cresciuta a pane e tortelli (e un bel po’ di altre cose, eheh), all’arrivo dell’autunno mi sento come una bambina al parco giochi, metterei la zucca davvero ovunque, nelle torte, nel pane, con la pasta, nei dolci (aspettatevi la pumpkin pie). E quelle buone, dense, che sanno di castagne? Lo so, forse non mi capite. La zucca non è per tutti. I contrasti che crea nei piatti rendono molto difficile apprezzarla, per la sua dolcezza irresistibile.

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La sua dolcezza. E’ una dolcezza che ci contagia e per questo per me la zucca è tortelli, è Vigilia di Natale, è famiglia. Stare insieme sempre, perchè siamo tutti legati da questo filo invisibile che qualche volta vorresti spezzare, rifiutare, negare, coprire, nascondere, fino a quando capisci che è quello il filo che ti tiene in piedi, le estremità appiccicate al cuore e al cielo. Quindi, rieccoci. Dopo il lancio verso la luna, dopo esserci nascosti, torniamo indietro e ci appare tutto più chiaro, semplice.

Dunque: polpette di zucca e taleggio, semplici semplici, da fare in 20 minuti e da divorare in 30 secondi.

Vi serviranno:

  • mezza zucca mantovana
  • una fetta di taleggio
  • pan grattato
  • 2 amaretti
  • rosmarino
  • parmigiano reggiano
  • olio evo
  • sale e pepe

Tagliate la zucca, pulitela, sistematela a fettine sottili su una placca da forno con rosmarino e olio, salate e cuocete per 30 minuti a 180°, o fino a quando non sarà morbida. In una ciotola, schiacciate la polpa della zucca e unitevi gli amaretti tritati, 3 cucchiai di parmigiano e il pan grattato, fino a quando non raggiungerà una consistenza compatta e abbastanza densa. Dividete l’impasto in piccole poplette, create un buco nel centro e inseritevi un cubetto di taleggio. Riarrotolate la pallina in modo che il taleggio rimanga coperto nel centro delle polpette. Friggete le polpette in una padella con due dita d’olio, rigirandole fino a che saranno dorate. Scolate e adagiatele su un foglio di carta assorbente. Servite calde e filanti.

Mentre cucinate: Paolo Nutini – I’d Rather go Blind

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Scrivo in una domenica mattina autunnale, tranquilla. La zucca è nel forno e la stufa è accesa. Il brownie che ho mangiato per colazione con il tè caldo è stato un toccasana. Mi aspettano un risotto con la zucca e rosmarino per pranzo e un progetto questo pomeriggio che, se uscirà come spero, sarà il post inaugurale di The Proper Lifestyle. L’autunno ha ufficialmente spalancato le porte e io ne ho sbirciato le forme da Urbino. Ah, Urbino. Cosa avranno mai queste città arroccate circondate da colline con gli ulivi per farmi innamorare così ingenuamente? Saranno le foglie rosse sui ciottoli delle vie? Saranno i vicoli che si arrampicano sù sù fino a non vederne la fine che poi sali ed è fantastico? Sarà la cucina, così semplice e vicina alla terra da farmi sentire a casa? Sarà il profumo di tartufo fuori dai ristoranti? Cerco di riportare alla mente l’imponenza della facciata del Duomo dietro alla nebbia e alla pioggia di un sabato mattina di Ottobre, osservato da sotto un ombrellino che non mi riparava neanche un po’.

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A questo penso mentre mi appoggio al forno per cercare di assorbire più calore possibile. E’ una mattina fredda, fuori piove come a Urbino, ma qui è campagna nella Pianura Padana e di poetico c’è solo il risotto alla pilota. Quindi per ritornare in quel piccolo gioiello, nascosto in una bolla di vetro dove sembra che il tempo si sia fermato, preparo una zuppa ai ceci e lenticchie. Che è la fine del mondo. Morbida, corposa, la terra in un piatto. Pronta a scaldare le vostre serate mentre fuori piove. 

Vi serviranno:

  • 200 g di ceci secchi biologici
  • 200 g di lenticchie biologiche
  • 1 patata
  • 1 l di brodo vegetale
  • mezza carota
  • mezza costa di sedano
  • uno scalogno
  • una fetta di pancetta (facoltativo)
  • rosmarino
  • olio evo (io: Olio Extravergine d’Oliva dell’Azienda Agricola Nerafonte di Mocale di Tavarnelle Val di Pesa)
  • sale e pepe

Mettete in ammollo i ceci e le lenticchie una sera prima. Scolatele e sciacquatele. Tritate la carota, il sedano e lo scalogno, soffriggete in 3 cucchiai di olio evo (se preferite, potete aggiungere anche una fetta di pancetta tagliata a listarelle per insaporire il tutto), aggiungete la patata tagliata a pezzi piccoli, i ceci e le lenticchie e due rametti di rosmarino. Passateli per 3 minuti e aggiungete il brodo vegetale. Lasciate cuocere per minimo un’ora, poi frullate solo una parte della zuppa. Assaggiate e regolate di sale e di pepe. Servite caldo con un giro d’olio evo toscano a crudo.

Mentre cucinate: Billie Holiday – I’m a fool to want you

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Arriva Ottobre, e significa torta di mele. Quella calda, confortante, che capisci che è buona anche mentre la fai, che ti mette in pace col mondo. Perché in realtà è questo che ci piace delle torte di mele: il suo profumo significa casa, ti avvolge come una coperta calda e non puoi fare a meno di scioglierti in quell’abbraccio. L’aroma della cannella, le mele calde, il burro, tutto ricorda l’autunno e preannuncia l’arrivo del Natale. Ah, il Natale. Arriverete al punto di non sopportarmi più a forza di parlare del Natale. The most wonderful time of the year: il mio countdown è già iniziato.
Ma per ora, torta di mele. Un tè caldo, magari al bergamotto o alla cannella (kaneli alle cinque del pomeriggio con la Franci). Una domenica. La pioggia fuori. È questo l’autunno, l’esigenza umana di essere coccolati e accolti quando fuori sembra brutto e minaccioso. Quindi, ripensiamo l’autunno, non come una stagione triste (come sentivo dire da due signore questa mattina al supermercato), ma come quell’esplosione di colori che ricorda la riscoperta di sé in mezzo alla moltitudine, il conforto e l’abbraccio, i momenti di pausa e l’accettazione del cambiamento, sia esso in peggio o in meglio. 
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Il bello della torta di mele è che ogni famiglia ha la sua ricetta del cuore, che viene inevitabilmente prima di tutte le altre. Quindi non posso che dire: questa è la migliore di tutte le torte di mele, perché è la ricetta della mia nonna, con una piccola aggiunta Properly. E non è l’unica: ne conserva almeno altre tre varianti, più mele, meno mele, più latte, meno latte, preparazioni e cotture diverse. Una goduria autunnale.

Vi serviranno: (per una tortiera da 22 cm)

  • 5 mele + 3 cucchiai di zucchero + 1 limone
  • 60 g di burro
  • 150 g di zucchero
  • 2 etti di farina
  • 3 uova
  • una tazzina di latte
  • 2 cucchiai di Amaretto di Saronno
  • 1 cucchiaino di cannella
  • 1 bustina di lievito

Pelate le mele, tagliatele a metà, trasferitele in una ciotola con 3 cucchiai di zucchero e il succo di 1 limone. In una ciotola a parte, lavorate lo zucchero con il burro a temperatura ambiente, aggiungete le uova una alla volta, il latte, l’Amaretto di Saronno, la farina setacciata, il lievito. Una volta ottenuto un composto uniforme, imburrate e infarinate una tortiera e versate il composto. Sistemate le mele con la parte tagliata rivolta verso il basso, in modo circolare, pressando leggermente per immergerle nell’impasto. Coprite ciascuna mela con poca cannella (un cucchiaino in totale), infornate a 180° per 35/40 minuti.

Mentre cucinate: Miles Davis – Autumn Leaves

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FotorCreated

 

Eccoci entrati a piè pari nel mese di Ottobre: cielo grigio, nuvole basse, le foglie sugli alberi cambiano colore e diamo il benvenuto al cambio di stagione della frutta e della verdura. Cerchiamo di adattarci alle nuove temperature scongiurando raffreddori, mal di gola, influenza. Ecco, influenza: presa, in pieno. Quindi quando ci svegliamo al mattino con i 10 gradi autunnali, scivoliamo fuori dalle nostre calde coperte e ci addentriamo nel freddo della casa silenziosa, non vorremmo avere qualcosa di confortante, goloso, dolce, croccante, ma soprattutto pronto da gustarci per colazione? Questi cereali al cioccolato homemade vi chiamano direttamente dalla dispensa quando ancora avete un occhio aperto e uno chiuso. Viziatevi sia a colazione con del latte, sia per merenda, rubandoli direttamente dal barattolo.

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E perché non applicare la stessa filosofia agli spuntini di metà mattina tra una lezione e un’altra in facoltà, alle merende per la ricreazione dei bimbi, a uno strappo alla regola alle 5 del pomeriggio? Per questo ci sono le barrette ai fiocchi d’avena e mirtilli homemade: la dolcezza in formato tascabile quando ne avete più bisogno.

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Per non parlare delle barrette ai cereali, riso soffiato e semi di lino che vi aspettano nel contenitore in latta che tenete nella credenza, a queste dovete proprio cedere (senza sensi di colpa!)

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Insomma, che siano cereali o barrette, che sia mattina, pranzo o pomeriggio, che importa? L’importante è che siano sani, buoni e fatti da voi!

Che sia un bellissimo Ottobre pieno di dolcezza!

Cereali al cioccolato homemade

  • 180 g di cereali integrali
  • 80 g di nocciole
  • 100 g di cioccolato fondente
  • 3 cucchiai di zucchero di canna
  • 3 cucchiai di miele
  • 50 g di burro

Tritate i cereali con le nocciole grossolanamente. Fate sciogliere in un pentolino il burro con il miele e lo zucchero. Unite il tutto alle nocciole e ai cereali. Tritate il cioccolato a pezzetti e unitelo al composto mescolando. Versate il composto in una teglia ricoperta di carta da forno e fate riposare in frigorifero per un pomeriggio. Trasferite il composto in un barattolo di vetro o di latta e conservate in frigorifero per 4/5 giorni.

 

Barrette con fiocchi d’avena, mirtilli e cannella

  • 150 g di burro
  • 4 cucchiai di zucchero di canna
  • 4 cucchiai di miele
  • 1 cucchiaino di cannella
  • un pugno di mirtilli freschi
  • 250 g di fiocchi d’avena

Fate fondere in un pentolino il burro con il miele, lo zucchero e la cannella. Una volta sciolto completamente togliete dal fuoco, aggiungete ai fiocchi d’avena e mescolate bene. Tagliate i mirtilli a metà se sono grandi e uniteli al composto mescolando delicatamente. Versate il tutto in una teglia foderata di carta forno e livellate. Cuocete a 180° per mezz’ora. Una volta tolto dal forno, lasciate raffreddare completamente e mettete in frigorifero per un’oretta. Tagliate a barrette e conservate in frigorifero per 3/4 giorni.

Barrette ai cereali, riso soffiato e semi di lino

  • 100 g di cereali
  • 2 cucchiai di zucchero di canna
  • 4 cucchiai di miele
  • 20 grammi di riso soffiato
  • un cucchiaio di semi di lino

Cuocete a fuoco lento il miele con lo zucchero. Unite i cereali tritati grossolanamente al riso soffiato e ai semi di lino. Togliete dal fuoco il miele una volta che lo zucchero sarà sciolto e versatelo sul mix di cereali. Mescolate bene e livellatelo su una teglia ricoperta da carta da forno. Cuocete in forno per 15 minuti a 180°. Lasciate raffreddare, trasferite in frigorifero per circa 2 ore, tagliate le barrette, conservate in frigorifero per 4/5 giorni.

Mentre cucinate: Gladys Knight & The Pips – Midnight Train to Georgia